#5 Piacenza

Da "Il Piacenza".

Terra prima farnesiana poi borbonica, Piacenza nasconde preziose curiosità che ho deciso di scoprire in un giorno libero da impegni di lavoro. Prima tappa del mio percorso è il Duomo, costruito nel XII sec su chiesa paleocristiana (ne è testimonianza la vasca battesimale). Aldilà della ben nota facciata bipartita (inferiore in marmo rosa di Verona e la superiore pietra arenaria), se si alza lo sguardo verso il campanile si nota una gabbia. Secondo la leggenda, da qui venivano esposti i prigionieri di Ludovico il Moro come promemoria al popolo. Prima di entrare dentro, fate attenzione all’arco del portale centrale: qui si trova infatti la più antica rappresentazione arrivata a noi integrale dei 13 segni dello zodiaco con al centro le 3 dita, ovvero Dio. Una volta dentro, guardate le colonne…qui inizia una vera caccia al tesoro delle 7 formelle rappresentati le associazioni di commercianti come fornai, venditori di tessuti e ciabattini che probabilmente finanziarono la costruzione della cattedrale. Poi immaginate la cattedrale interamente dipinta come dimostra la parete sinistra del transetto tra con San Cristoforo con sulla spalla un Gesù piccolissimo e la seconda colonna sulla destra con Santa Giustina che protegge la città. 

Percorrendo via XX settembre, si raggiunge Piazza dei Cavalli con lo splendido Palazzo Gotico e le statue equestri di Ranuccio e Alessandro Farnese. La nostra curiosità non riguarda nessuno dei due elementi citati ma si deve guardare la pavimentazione: forse non tutti sanno che Piacenza è attraversata dal 45° parallelo, inciso in diagonale. Altra particolarità riguarda la Basilica di S. Antonino, poco distante da Piazza Cavalli, con origini più antiche rispetto al Duomo ma se la prima venne costruita oltre le mura, il secondo all’interno. Se fate attenzione l’intera struttura esterna ed interna si è sviluppata al contrario rispetto alle normali chiese. Infatti l’ingresso non si trova all’estremità ovest del lato lungo ma sul transetto, la monumentale Porta del Paradiso lasciando ad est la parte più sacra dove probabilmente doveva situarsi il battistero ottagonale. Impossibile andare a Piacenza senza far tappa a Palazzo Farnese, simbolo del Rinascimento, nato sulla precedente Cittadella Viscontea e rimasto incompleto, nasconde un piccolo grande segreto. Qui infatti è conservato il Fegato etrusco, modello in bronzo di un fegato di pecora, sulla superficie presenta iscrizioni di divinità che si legano all’ordinamento del cielo secondo le pratiche religiose degli Etruschi.

Ultime tappe del sentiero delle curiosità riguardano due chiese un po’ dislocate che probabilmente non attirano immediatamente l’attenzione ma legate a particolari destini. Sto parlando della Chiesa di San Sisto, fondata nel IX secolo, per la quale Raffaello dipinse la celeberrima “Madonna Sistina” che i benedettini vendettero nel 1754 al Re di Polonia Augusto III ed ora conservata a Dresda. Al posto dell’originale, sull’ altare è stata collocata un’opinabile copia realizzata da di Avanzini (1656-1733). Penultima tappa del tour delle curiosità ci porta a Piazza delle Crociate su cui si affaccia la chiesa di Santa Maria in Campagna, confine ovest della città. Qui nel 1095 Papa Urbano II riunì il Concilio a cui seguì la partenza delle truppe verso la riconquista della Terrasanta. Sulla via del ritorno, poco prima della stazione ferroviaria, si trova la Chiesa di San Savino che presenta una facciata più simile ad un palazzo settecentesco che ad una chiesa di epoca romanica. Una volta dentro, scendete verso la cripta: qui le luci si accenderanno per illuminare lo splendido pavimento a mosaico con tessere monocromatiche rappresentanti i segni zodiacali e i mesi. Non è finita qui, altri mosaici sono custoditi nel presbiterio con scene di giochi di scacchi e combattimento e di Cristo.