Alla scoperta dei Colli Bolognesi in Vespa!

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Finalmente l’estate è giunta al termine. Così anche il caldo, i locali chiusi, i vestiti corti e i turisti giapponesi che girano all’impazzata come formiche colpite da un sassolino. Al di là di tutto, questa mia terza estate bolognese senza ferie mi ha permesso di scoprire angoli della città che fino ad ora non ero riuscita ad esplorare. Mi riferisco ai famosi colli, tanto celebrati dal buon Cesare Cremonini nella canzone “50 special” e devo pure darli ragione! A cavallo di una vespa noleggiata presso l’ Agenzia di viaggio Travelhoo di Bologna, sono partita alla volta di chiese, memoriali e parchi dalla vista mozzafiato! Prima tappa: San Michele in Bosco. Antichissimo monastero abitato da monaci, diventato poi prigione per volere di Napoleone, è oggi sede del celebre Istituto Ortopedico Rizzoli. Entrate pure a scoprire i segreti che custodisce: magico “Cannocchiale” che ingigantisce la torre degli Asinelli percorrendo il corridoio e il Chiostro ottagonale con affreschi realizzati da Ludovico Carracci ma profondamente rovinato da umidità e una tecnica non perfetta.

San Michele in Bosco, corridoio nord. Foto LT

San Michele in Bosco, corridoio nord. Foto LT

In un continuo e rapido salire e scendere ci si inoltra nella Bologna più selvaggia e più verde, quella dei fitti boschetti che profumano di pioggia fresca. Ad una decina di chilometri dal centro, ecco arrivare al Parco dei Calanchi di Sabbiuno, uno dei luoghi simbolo della Resistenza partigiana. Scordatevi il verde rigoglioso: qui vento, cemento e terreno arido fanno da scenario ad una delle pagine più tristi e meno conosciute della storia contemporanea: l’eccido di 100 partigiani in lotta contro l’esercito nazista.  Un casolare, 33 sassi con incisi 33 nomi, un muro in cemento, una croce bianca a valle e un filo rosso sangue sono le tappe di un percorso fisico e mentale, un riconoscimento non gridato ma più intenso che mai. Dei 100 partigiani, imprigionati a San Giovanni in Monte (ora sede del Dipartimento di Storia e Archeologia dell’ Università di Bologna), torturati nel casolare, solo un terzo venne ritrovato e riconosciuto. Però a tutti loro, giovani coraggiosi, nel 1974 dal gruppo di Architetti “Città Nuova” è stato costruito il Sacrario, semplice ed imponente, quasi un intervento di land art perché il paesaggio e il monumento diventano un tutt’uno per veicolare un messaggio senza tempo.

Sacrario ai Partigiani di Sabbiuno. Foto: LT

Sacrario ai Partigiani di Sabbiuno. Foto: LT

Un pranzetto così “leggero” con tigelle, gnocco fritto e affettati non si nega mai soprattutto sui colli dove si trovano le trattorie migliori, semplici e veraci come piacciono a me! Ve ne consiglio due: Osteria dal Nonno e Trattoria Ganzole verso Sasso Marconi. Questa volta passo da qui perché la prossima tappa è il Palazzo de’ Rossi, antica e lussuosa residenza tardo-gotica del mercante Bartolomeo, ora hotel, ristorante sede di eventi e matrimoni. Obbligatorio attraversare il Ponte di Vizzano, costruito nel secondo decennio del ‘900 per attraversare il fiume Reno, venne distrutto e ricostruito diverse volte per inondazioni o da bombardamenti durante la II Guerra Mondiale, ora è perfettamente percorribile. Il ponte è legato affettuosamente alla figura del Signor Faustino che in passato, trasportava con la sua barchetta giovani innamorati, scolaretti e gente comune da una sponda all’altra. Prima di tornare nella confusione del traffico bolognese, un saluto al Santuario della Madonna di San Luca non si nega…non si sa mai!

Ponte di Vizzano, Sasso Marconi (BO). Foto LT

Ponte di Vizzano, Sasso Marconi (BO). Foto LT