Angela Lioi e la fotografia come spontanea sensibilità

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1. Raccontami la tua formazione ed esperienze

Sono sempre stata appassionata di arti visive, cinema, pittura, fotografia, penso che questa sia stata la mia formazione.
Saper porre l’attenzione non sui tecnicismi, ma sugli aspetti più profondi dell’immagine, che sia fotografica, che sia un frame di un lungometraggio, che sia un’opera tridimensionale posta in uno spazio, che sia la realtà che ci attornia.
Per questo sono stata fortunata perché credo che se il gusto, la tecnica e l’osservazione in sé possano migliorare con lo studio e la perseveranza, l’attitudine alla sensibilità no. Nasce con te.
Questo non vuol dire che non mi sia e non mi stia continuamente formando, non ho studiato fotografia in una scuola ma avrei voluto farlo, mi sono formata osservando il lavoro degli altri e seguendo corsi online. 
Fu un mio amico artista a spingermi ad acquistare la mia prima reflex, durante il periodo universitario, io lo seguivo perché lui stesso è un fotografo e  andavamo spesso in giro a vedere mostre,  commentavo sempre sia le opere che avevamo davanti agli occhi sia le sue fotografie, mi disse che avrei dovuto fotografare e così acquistai la mia prima reflex. Quando acquisti una macchina fotografica non sai da dove partire, non sai quale sarà la tua strada ma si delinea generalmente subito, io immediatamente capì che mi interessavano i ritratti, le persone, quelle che mi stavano attorno.

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2. Perché hai scelto la fotografia di matrimonio? Come fai a non banalizzare gli sposi ed invitati  in queste occasioni?

La fotografia di matrimonio è nata quasi per caso, ebbi l’opportunità di fotografare delle feste di matrimonio, quasi di nascosto, senza alcun accordo con gli sposi, senza importunare o infastidire né loro, né gli invitati né i fotografi già presenti. E’ stata un’ottima scuola, ero libera di sbagliare, ho imparato a non interferire nella scena, ad essere discreta. Poter fotografare nell’arco di poche ore un evento, fare ritratti, cogliere i particolari, raccontare una storia, per me è l’espressione massima di tutto ciò che ho imparato in questi anni. La fotografia di matrimonio ti permette di esprimerti su più aspetti, il ritratto, il paesaggio, l’evento, i dettagli ma per me ciò che più è importante è l’essere presente e poter narrare una giornata unica, inevitabilmente speciale. Sfoglio sempre con attenzione l’album di matrimonio dei miei genitori, vedere mia madre e mio padre più giovani di me, emozionati, tesi, impauriti quasi e vedere le persone che li hanno festeggiati e i luoghi, la disposizione dei tavoli, gli addobbi di quegli anni, conoscerne i retroscena, la storia del suo abito di nozze e le storie di tante persone lì presenti mi emoziona sempre. I miei sono stati fortunati, hanno avuto un fotografo eccezionale.
E’
 molto più semplice rendere i soggetti fotografati grotteschi, sottolinearne gli aspetti quasi caricaturali, pare che per certi sia anche divertente. Per me no, io non amo l’enfasi nel lavoro che faccio. Voglio solo mostrare quello che si è e quello che c’è attorno in quella giornata, senza mettere l’accento su alcuni aspetti più che altri. Il mio compito è quello di dare un lavoro completo, un lavoro che è frutto del mio punto di vista che inevitabilmente cerca solo il bello.
Ed è per questo che pur mantenendo il mio stile ogni matrimonio risulta diverso da un altro, perché le persone e le situazioni sono diverse e si combinano inevitabilmente in maniera diversa e questo è un altro aspetto che rende il mio lavoro sempre speciale, sempre unico.

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3. Molto spesso altri colleghi scelgono di proporsi come fotografi di matrimonio come “ripiego” alla loro carriera. Secondo te è corretto? Come difendi la tua “categoria”?

Se lo si fa onestamente non mi sento di denigrare chi lo fa una tantum, bisogna però vedere il risultato. Per essere fotografo di matrimonio non si può solo saper fotografare e avere una buona macchina fotografica, devi essere in grado di risolvere velocemente un problema, devi essere lucido, avere esperienza, devi prevedere gli eventi, devi esprimere il massimo anche in pessime condizioni, devi staccarti anche dal tuo ego che ti porterebbe a fare cose che potrebbero piacere solo a te, devi capire i desideri degli sposi, devi poterti anche distaccare dall’aspetto tecnico e soprattutto devi portare  a casa un lavoro perfetto dalla prima all’ultima foto senza tralasciare nulla.
La mia categoria non può difendersi, non abbiamo alcuna tutela a riguardo, ma noto che negli ultimi anni sono pochissime le coppie che scelgono un fotografo non professionista, di errori ne abbiamo visti tutti tantissimi in passato e il matrimonio non è un evento ripetibile.

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4. Ti piacerebbe sperimentare altri generi?
Sono molto concentrata sulla fotografia di matrimonio, ho sempre da imparare cose nuove, come dicevo prima il mio lavoro mi permette di spaziare contemporaneamente su più generi e a periodi mi concentro e studio uno o un altro aspetto.
Quando sono in giro e libera di utilizzare la mia macchina fotografica a mio piacimento mi piace buttarmi su cose nuove, ultimamente ho anche fotografato un evento sportivo, una partita di calcio, pensavo di annoiarmi tantissimo invece è stato molto divertente e anche un banco di prova stimolante.

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5. Progetti futuri?

Sto lavorando su un progetto molto importante per me, avere sempre più la libertà e la capacità di fotografare con spontaneità, ho sempre cercato di mantenere questa freschezza, non è facile con tutte le responsabilità di cui parlavo sopra, si rischia o di diventare troppo tecnici o troppo freddi.

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Ecco i contatti di Angela:

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