Blu vs Roversi-Monaco: Street Art a Bologna

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Era da tempo che volevo girovagare per Bologna e ammirare alcune delle famose opere di street art, realizzate negli ultimi anni in particolare nello storico quartiere della Bolognina. Dopo continui rimandi, finalmente ieri pomeriggio ci sono riuscita portandomi solo la macchina fotografica che per ragioni ancora a me ignote, non prendevo in mano da mesi. Il motivo scatenante è stato l’ ultimo evento che ha scatenato non poche polemiche e pareri contrastanti: Blu, famoso street artist bolognese, sabato scorso ha cancellato tutte le sue opere realizzate nell’arco di vent’anni. Testimonianze di un movimento contemporaneo andavano scomparendo definitivamente ma riflettendoci, non è davvero così: Blu ha solo dato vita ad un’altra opera, sempre improvvisa e mai indifferente.

XM24, Bologna. Foto: Luciana Travierso

XM24, Bologna. Foto: Luciana Travierso

Una di queste, forse quella più famosa, si trova presso l’ex mercato ortofrutticolo, sede del centro sociale XM24. Sono rimasta lì per un pò cercando di intravedere i disegni sotto la vernice grigia e riflettendo sull’accaduto. Blu ha lasciato solo un piccolo rettangolino visibile: una piccola folla in corteo tra cui spicca una bandiera con all’interno il simbolo del centro sociale Crash (che si trova a destra dello stesso muro), ovvero un cerchio attraversato da una freccia a zig zag e una scritta nera in basso. L’ho riletta più volte per avvertire sia rabbia per l’azione di Roversi-Monaco sia fierezza delle proprie azioni. La sua è una piena, decisa e irrimediabile protesta verso la mostra Banksy&co. L’arte allo stato urbano che inaugurerà il 17 marzo organizzata dal Genus Bononiae.

Infatti, per realizzare la già contestata mostra, Fabio Roversi-Monaco, Presidente del Genus Bononiae e della Fondazione Carisbo, con la complicità di altri, ha avviato tempo fa una campagna di “strappi” di murales in giro per Bologna. La giustificazione è stata quella di voler “proteggere” le opere in questione dalla distruzione dei palazzi su cui erano state realizzate. Insomma, una bella auto-nomina a  paladini e difensori della conservazione. Guai a chi gli punta il dito contro accusandoli non solo di aver agito senza interpellare gli autori (tra cui lo stesso Blu) ma anche di specularci economicamente grazie all’ immenso polverone causato. In fondo cosa saranno stati mai due colpetti di martello per portare via pezzi di muro per chiuderli in un museo, no?

Bologna. Foto: Luciana Travierso