Carla Cerati, una moderna Antigone

CARLA CERATI, scrittrice, fotografa. Nella sua casa nel 2004. © CARLA CERATI

Sarò pure ripetitiva ma molte delle notizie di cui ho scritto dalla creazione del blog, scaturiscono dal caso come un articolo di giornale, un volantino o l’ homepage di Facebook. Nella vita di tutti i giorni così come nel rapporto con gli altri, cerco di essere spontanea senza calcolare particolari mosse/ reazioni/ silenzi. Stessa cosa vale nella gestione del mio blog, è nato per un’esigenza personale e non mi interessa, forse sbagliando, che diventi un’ossessione incontrollata al fine di conquistare un numero incontrollato di fan! Tornando a noi, qualche giorno fa, scorrendo distrattamente le notizie al cellulare, mi cade l’occhio su un articolo del Corriere della Sera dal titolo “Lo sguardo acuto di Carla Cerati”. Incuriosita, ho cercato altre notizie sulla sua vita, la sua carriera di fotografa e scrittrice, morta all’età di 89 anni lo scorso 19 febbraio.

Antigone, 1967.

Antigone, 1967.

Leggendo la sua biografia, si intuisce che per Carla Cerati la fotografia è stata una via d’uscita da una vita borghese fatta di un matrimonio a soli 21 anni e di mura domestiche. Uno spirito libero come quello di  Carla non poteva resistere a lungo, negli anni ’60 scopre la fotografia e compra dal padre una Rollei per immortala familiari ed amici. Ma non basta, la giovane donna deve uscire, deve sperimentare e lo fa avvicinandosi alla fotografia di scena (Scena e fuori scena) come in occasione di Niente per amore di Franco Enriquez al Teatro Manzoni di Milano, le cui foto saranno pubblicate sui giornali dando il via alla sua carriera di fotografa. Ma è sopratutto l’Antigone, tragedia di Sofocle a rappresentare per la Cerati, una trasposizione sul palco della sua vita: una donna disobbediente al padre tiranno.

La fotografa bergamasca indaga inoltre la sua Milano, la Milano sconvolta durante gli anni ’70 da cambiamenti sociali e politici (Cocktail Party), manifestazioni e costruzione di nuovi quartieri (Milano Metamorfosi). Porta avanti un importante progetto in collaborazione con Gianni Berengo Gardin indaga la situazione dei pazienti chiusi nei manicomi che sfocerà in Morire di classe. Fotografa intellettuali sia italiani come Pier Paolo Pasolini (Culturalmente Impegnati) che spagnoli (Intellettuali di sinistra nella Spagna Franchista) fino ad abbandonare la fotografia negli anni ’80 delusa dal meccanismo cinico che colpisce la fotografia. Nonostante il ritorno alla scrittura, la Cerati continua a fotografare dedicandosi a giochi di forme, luci e colori di architetture e nudi. È sempre un peccato venire a sapere di tali incantevoli talenti solo quando non ci sono più…Non credete?

Dalla serie "Colore", 1988

Dalla serie “Colore”, 1988