Caso BLU a Bologna: le mie riflessioni e le mie (tante) domande

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Continuo a riflettere sul caso BLU scoppiato qui a Bologna: lo street artist, con un gesto rivoluzionario e potente, ha cancellato le sue opere realizzate in vent’anni per protestare all’ azione di distacco eseguita da Roversi-Monaco&co. In questo polverone confuso si affollano opinioni e notizie che sto tentando di ascoltarle per crearmi una mia opinione. Da una parte c’è chi professa la necessità di un intervento curatoriale, prima inesistente, giustificandosi con usi (spesso scorretti) dello stacco in passato e chi è a favore ad azioni di arredo urbano in accordo con gli abitanti. Dall’ altra invece parlano artisti che rivendicano la vera natura della Street Art, nata per non essere chiusa entro quattro mura,  situazione un falsa innaturale propio come come gli zoo.

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Sono tante le domande che mi pongo non solo sul caso in questione ma sul movimento Street Art per cercare non solo di comprendere il caso bolognese ma almeno di prenderne atto di un’ espressione urbana contemporanea.
L’arte di strada è un atto egoistico dell’autore in uno spazio pubblico o altruistico che prende vita grazie ai cittadini? Nì perché la vera Street Art, costola in un passato futurismo, critica la società per scuotere cittadini con atti rivoluzionari e appropriandosi di grandi spazi pubblici.
È il diritto d’autore a prevalere sull’ illegalità dell’atto? Certo, secondo la Legge sul Diritto d’ Autore n.633/41. Inoltre la Legge riconosce gli stessi autori come unici soggetti legittimati allo sfruttamento economico dell’opera e dei diritti morali.
Di conseguenza: è il museo il luogo naturale della Street Art? Non credo.
Come può essere apprezzata un’opera pubblica rendendola privata quindi lontana dal contesto urbano nel quale nasce? Poco, quasi nulla. Forse per niente.

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Mi sembra di intuire un crescente interesse nei confronti della Street Art che, da fenomeno libero e spontaneo, sta attirando sempre più l’attenzione di galleristi e collezionisti al fine di monetizzarla. Impazzano poi festival in giro per l’ Italia che organizzano spedizioni di autori ad “abbellire” i muri urbani come Viavai Project in Salento, Memorie Urbane tra Gaeta e Caserta o FRONTIER qui a Bologna. Il progetto, nato nel 2012 e guidato da Claudio Musso e Fabiola Naldi, propone una riflessione sul tema Writing e Street Art riuscendo a mettere d’accordo Istituzioni comunali e street artist quali Daim, Andreco e Eron. Li reputo dei progetti interessanti perché è un modo per coinvolgere la gente comune ma  è venuto meno una delle caratteristiche principali del movimento: la spontaneità e l’illegalità.

Chi la vincerà? Ai posteri l’ardua sentenza.