Chi siamo oggi? Fotografia contemporanea al SI Fest 2018

La 27° edizione del Festival di fotografia più longevo d’Italia, il SI Fest di Savignano sul Rubicone, ha inaugurato lo scorso fine settimana interrogandosi sul mondo contemporaneo in una veste tutta nuova: ON BEING NOW. Ecco le mie impressioni alla ricerca della follia creativa.

Settembre è il mese degli inizi e delle fini: si torna a lavoro dopo le ferie, le scuole riaprono, fa buio prima e la sera tira un venticello fresco da farti dimenticare l’afa estiva. Come ogni anno, arriva anche SI Fest, Savignano Immagini Festival, che quest’anno ha deciso di cambiare pelle sentendo forte la necessità di mettersi nuovamente in gioco partendo dalla domanda “Chi siamo oggi?“. Hanno cercato di rispondere a questa domanda da un milione di dollari i 15 autori internazionali scelti dalla nuova nuova direzione artistica capitanata da Laura De Marco e Roberto Alfano, i due pilastri di un altro riferimento della fotografia a Bologna – Spazio Labò-, e Christian Gattinoni. Le fotografie esposte sono un tentativo di raccontare il cambiamento del mondo contemporaneo puntando la luce su tematiche a loro care. In più non sono mancate le proposte più indipendenti del panorama artistico riunite al di là del Rubicone nel circuito OFF, i Premi Marco Pesaresi e Lanfranco Colombo e le immancabili letture portfolio. Inaugurato lo scorso weekend, le esposizioni rimarranno aperte al pubblico fino al 30 settembre.

La nuova edizione del SI Fest vuole raccontare noi stessi quindi un mondo fatto di fake news, quelle che Max Pinckers con Margin of Excess espone tra tazze sporche di caffè e uomi senza mani.  Noi siamo anche la paura di ciò che non vediamo, volti nascosti da veli o maschere come ci mostra Lucie khahoutian in With all this darkness round me I feel less alone. Noi siamo coloro che mirano all’immortalità proprio come i partecipanti degli esperimenti di criogenesi eseguiti in tutto il mondo e documentati da Murray Ballard in The prospect of immortality An investigation of crynocs. Come possiamo negare che un altro argomento molto attuale è lo stesso razzismo? Lo sa bene Ina Lounguine che ne immortala i simboli a partire dai tragici eventi di Baltimora e Fergunson. Piccola parentesi, Lucie e Ina fanno parte entrambe del collettivo Live Wild e se provate a dare uno sguardo al loro sito web troverete una pagina matta da farti girare gli occhi. E’ un collettivo formato da 7 artiste (?) diverse per provenienza e per formazione che lavorano tra il video, la fotografia e il mondo delle gif. 

Luca Santese e Marco P. Valli, "Boys Boys Boys"

Luca Santese e Marco P. Valli, “Boys Boys Boys”

Continuando a parlare di cose matte viste a SI Fest, tra i 25 finalisti del Premio Marco Pesaresi presentati la sera del venerdì di inaugurazione, l’autore che mi ha colpito maggiormente è stato Luca Santese con Boys Boys Boys realizzato insieme a Marco P.Valli per Cesura. Una raccolta di ritratti in primissimo piano dei protagonisti della politica italiana durante l’ultima campagna elettorale sottolineando la loro progressiva follia propagandistica. Luca spinge l’acceleratore accostando i loro primissimi piani a testi dai colori fluo. A mio avviso, il questo lavoro è una decisa presa di posizione sia per la tematica che il modo di esprimerla che spicca rispetto al resto…ed è subito prima pagina del TIME! Il prestigioso Premio Pesaresi è stato vinto da Chiara Fossati che, con il Villaggio dei Fiori, ha documentato le problematiche di una piccola comunità periferica di Milano. Melissa Ianniello si aggiudica il Premio Lanfranco Colombo per il miglior portfolio con il progetto Wish it was a coming out. Il merito è quello di essere riuscita a raccontare in maniera delicata la sofferenza nel non riuscire a raccontare il suo essere lesbica con i propri ai nonni. Ultima nota: dalla regia ci tengono a citare anche la “follia artigianale” di Francesco Capponi che nelle letture portfolio ha mostrato di avere abilità nel costruire piccoli gioielli fotografici come nei giardini di Kensington, ovvero una macchina fotografica a foro stenopeico ottenuta in un ditale da cucito. Pazzesco!

Ad ogni modo andare a Savignano durante il Festival è un pò come ritrovare una famiglia perché anno dopo anni impari a conoscere tutti ed subito festa. Ho ritrovato amici come Mario, Giuseppe, Tomas e Francesca e conosciuto nuove persone come i volontari, tutti uniti dalla passione per la fotografia e dall’amore per un piccolo paesino romagnolo come Savignano, legatissimo ad una manifestazione di questo genere. Grazie di tutto e ci vediamo il prossimo anno!