Edoardo Tresoldi: la monumentalità della trasparenza

Trasparenze, volumi, architetture e sculture umane: sono rimasta incantata dalla follia creativa di Edoardo Tresoldi che da Milano sta conquistando tutto il mondo.

Come spesso accade ultimamente, ho scoperto Edoardo Tresoldi scorrendo l’home page di Instagram e, illuminata d’immenso dai suoi straordinari lavori al limite tra il reale e l’impossibile, ho deciso di contattarlo per proporgli un’intervista da pubblicare sul blog nella mia rubrica “Oltre la fotografia”. Mi risponde gentilmente il suo ufficio stampa ringraziando per la proposta ma declinando l’intervista perché Edoardo ne ha rilasciate troppe e necessita una pausa. Approfondendo la sua storia ne capisco il motivo. L’eccezionalità del suo creare è così incredibile che all’inizio ho fatto fatica ad accettare che un mio coetaneo possa essere stato capace di tali imprese ovvero costruire sculture antropomorfe e strutture architettoniche monumentali utilizzando “semplicemente” la rete metallica. Milanese di nascita, Edoardo studia presso l’Istituto d’arte di Monza e poi nel 2009 si trasferisce a Roma dove inizia a lavorare come scenografo. Nel 2013 partecipa al Mura Mura Festival in Calabria dedicato all’arte urbana dove realizza la sua prima scultura metallica rappresentante un uomo seduto su un muretto rivolto verso il mare, Il collezionista di vento. Qui comprende che la rete è il mezzo attraverso cui le sue sculture possono davvero dialogare con il paesaggio in maniera silenziosa e discreta. Nel 2016 arriva la sua grande occasione, gli viene commissionato dal MIBACT e dalla Soprintendenza Archeologia della Puglia la ricostruzione della Basilica di Santa Maria di Siponto a Manfredonia (FG) con l’ausilio della sua innovativa tecnica. Tale è l’impatto mondiale del suo lavoro che non solo vince quest’anno la Medaglia d’Oro dell’Architettura italiana per il grande dialogo tra committenza, impresa e progettista a fini conservativi e valorizzativi dell’istallazione. In realtà già Forbes ci aveva visto lungo perché nel 2017 lo include nei 30 artisti under 30 più influenti d’Europa.

Basilica di Siponto, Manfredonia (FG), 2016 ©Roberto Conte

La Basilica di Santa Maria Maggiore si trova all’interno del Parco Archeologico di Siponto ed è una costruzione paleocristiana poi rimaneggiata in epoca romanica circa 600 anni dopo poi abbandonata e distrutta. Dalle sue fondamenta si erge l’opera di Tresoldi che, conscio delle sue esperienze passate e del suo crescente interesse verso il paesaggio, realizza questa imponente struttura per rispondere ad una principale esigenza conservativa e valorizzata rispettando in primis il paesaggio. Edoardo rilegge il passato in chiave contemporanea, utilizzando la rete metallica che modella con le proprie mani, per riproporre gli stessi volumi della Basilica paleocristiana. In più, grazie al gioco della trasparenza, questo volume è presente ma respira con lo spazio circostante non opponendosi alla sua lettura a 360° dove il cielo e l’orizzonte ne delimitano l’altezza. Si tratta di un progetto pionieristico nel suo genere e in passato, uno degli esempi di dialogo con il paesaggio di intervento di recupero e restauro è stato quello voluto da Cesare Brandi in collaborazione dell’architetto Franco Minissi alla fine degli anni ’50. Per proteggere i mosaici della villa romana del Casale nel Parco Archeologico di Piazza Armerina, in provincia di Palermo, venne realizzata una copertura con pareti trasparenti che causò polemiche e nuovi interventi tutt’ora in corso. Evitando polemiche disquisizioni  tecniche di restauro sul sito archeologico siciliano, quello che volevo dire è che il progetto di edoardo ha alle spalle la storia del restauro che dire controversa è dire poco ma insegna che si possono trovare nuove soluzioni anche grazie all’aiuto dell’arte contemporanea. Edoardo ha unito anche le sue monumentali sculture ad eventi musicali come Etherea realizzata durante il Coachella Valley Music and Art Festival 2018 e la sonorizzazione di Sipunto da parte di Iosonouncane la scorsa estate componendo un’opera inedita ad hoc.

“Il collezionista di venti”, Mura Mura Fest
Pizzo Calabro(VV), 2013

La poetica di Edoardo Tresoldi si fonda sul concetto di materia assente, ovvero sulla possibilità di intervenire nello spazio con una nuova opera che si inserisce in una nuova fase nel ciclo architettonico. Immaginiamoci una linea del tempo dove in origine si trova l’assenza di materia, lo spazio vuoto che permette la costruzione da parte dell’uomo di un’architettura. Successivamente questa potrebbe andare incontro all’abbandono e alla rovina ritornando così ad nuova nuova assenza di materia. Qui interviene Tresoldi dove nel vuoto creato, inserisce la “rovina metafisica”, ovvero la struttura metallica da lui costruita che richiama la memoria dell’architettura passata e e contamina lo spazio circostante senza invaderlo con violenza e, diversamente dal passato, non crea un ostacolo visivo grazie alla trasparenza della rete. L’assenza si fa presenza e i ritmi spezzati creano giochi di luce e ombre con la natura donando una rilettura dinamica dell’opera da parte dell’osservatore che rimane incantato da tanta maestosità. La capacità di dialogare con il luogo donandogli un’aura di sacralità, il Genius loci per intenderci, è un altro caposaldo dell’artista che vede nel paesaggio una scultura viva nella quale la sua opera non si oppone ma convive al fine di valorizzare il paesaggio stesso. Mi piace di Tresoldi il coraggio di sperimentare, di pensare in grande ma sopratutto di riuscirlo a realizzare per uno scopo artistico creando una nuova modalità di contemplazione, di suscitare meraviglia e di rendere sempre più fruibile l’archeologia stessa stimolando l’immaginazione attraverso l’immaterialità.

“Etherea”, Coachella Valley Music and Art Festival, USA, 2018 © Roberto Conte