Entropia

Misura del grado di disordine molecolare del sistema ovvero del grado di indeterminazione con il quale si conoscono posizioni e velocità molecolari del sistema stesso  

Il secondo principio della termodinamica afferma che, tra due corpi, l’energia si trasferisce sempre da quello più caldo al più freddo e si raggiunge l’equilibrio quando entrambi hanno la stessa temperatura. L’ entropia quindi è la misura di tale equilibrio che può solo aumentare e nel momento in cui essa risulterà massima si arriverà alla cosiddetta morte fredda dell’universo. Potrebbe essere un pò la traduzione in termini fisico-chimici di quello che afferma Nietzsche in uno dei miei libri preferiti ovvero Così parlò Zarathustra: “Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante”. Caos, disordine ed equilibrio in continuo movimento: sono probabilmente le mie parole chiave che non mi fanno mai sentire “sistemata” alla continua ricerca di una crescita personale e professionale. È la spinta che mi fa iscrivere ad un corso di specializzazione per curatori e contemporaneamente lavorare in un museo, giocare a pallavolo due volte a settimana e prendere un treno per Milano perché “devo capire delle cose”. Ieri sono tornata a Milano dopo qualche anno e ho scelto di scoprire due interessanti progetti che puntano sull’arte contemporanea uno più didattico ed informale come  Chippendale Studio e l’altro più ricercato  e minimalista Office Project Room.

Anelli di Newton #3, Chippendale Studio

Anelli di Newton #3, Chippendale Studio

Chippendale Studio è uno spazio dedicato alla formazione di cultura contemporanea nato nel 2013 da un’idea del critico d’arte Luca Panaro (docente anche presso la Fondazione Fotografia di Modena per il corso ICON). Diverse sono le attività: corsi Art School, workshop Dummy Photobook e Talk con artisti, curatori e galleristi a cui si aggiungono le mostre come quella che si sta concludendo, Anelli di Newton #3, terzo exhibition test dell’Art School a cura di Monica Poggi. Anche qui torna il mondo della fisica a sostenere il mondo dell’arte: anelli concentrici colorati che nascono su supporti riflettenti come interferenza luminosa. In questo caso gli anelli portano il nome di Silvia Bigi, Daniele Cabri, Francesca Catellani, Monica Cattani, Melany Cibrario Ruscat, Irene Petrella e Marco Zeno. Sei opere frutto di mesi di ricerca pronti a diventare una continua e reciproca interferenza per diversità di materiale, tecnica e  modalità espositiva. I lavori che mi hanno colpito di più? Quelli di Silvia Bigi Cicatrici e Irene Petrella Che qualcuno cambi il mio punto di vista. Due fotografie e un pezzo di un rottame per parlare della fragilità dei ricordi, rielaborando un evento tragico realmente accaduto: l’incidente aereo del padre quando lei era piccolissima. In realtà le uniche cose che rimangono sono le cicatrici e le pietre calpestate per tornare a casa. Irene invece chiede al visitatore di intervenire cambiando le carte in tavola: due scatole piene di foto associate a stati d’animo. Niente è come prima, tutto cambia e si trasforma. Tra i due lavori ho sentito realmente un’interferenza, opposti ma allo stesso tempo complici perché se la Bigi smuove il mondo dell’emotività più fragile, la Petrella induce un movimento fisico e forse un pò più giocoso. Due facce della stessa medaglia, due anime che coesistono nell’uomo fatto di carne e sentimenti.

Silvia Bigi, Cicatrici, 2018

Silvia Bigi, Cicatrici, 2018

 

Lo studio di Luca Panaro si inserisce in un contesto abbastanza particolare che ho avuto piacere di scoprire con grande entusiasmo perché Milano non è solo il Duomo con la Madunina o l’aperitivo sui Navigli. Sto parlando del quartiere residenziale della Maggiolina, nella periferia nord est, il cui nome deriva dalla presenza di un’ antica cascina del XVI poi distrutta. Il quartiere è caratterizzato dalla presenza di stravaganti case ad igloo costruite dall’ingegnere Mario Cavallè negli anni ’40 distruggendo altre particolarissime abitazioni a fungo. Pianta circolare, sviluppo su un piano terra ed un altro interrato, sono circondate da giardino come se fossero le case dei folletti e, delle 12 originarie, ne sono rimaste solo 8 ancora abitate in via Lepanto. Frutto di sperimentazioni architettoniche post belliche, queste costruzioni dimostrano la vivacità creativa milanese che si arricchisce di un’altra casa altrettanto originale, La Palafitta in via Perrone di San Martino dalle forme razionalistiche in contrasto alle ville liberty, opera e abitazione personale dell’architetto Luigi Figini e risalente agli anni ’30. La visuale attuale non è delle migliori perché l’entrata è coperta da alberi ma si possono notare i piloni di cemento armato che sostengono i piani superiori di pianta rettangolare chiusi con ampie vetrate. Un pizzico di estrosità e di brio mi è stata donata anche dalla Signora Simona, titolare de La casa del miele, drogheria storica milanese. Un pranzo come quelli della nonna, preparati con passione e fantasia circondati da prodotti bio, ceste di vimini e barattoli di miele. Andateci!

Prima di tornare a Milano, mi mancava un’ultima tappa: Office Project Room, galleria d’arte fondato dall’imprenditore Francesco Macchi e dall’artista Matteo Cremonesi, conosciuto durante la Rassegna Centrale a Fano. Il progetto di OPR nasce dalla volontà di contaminazione tra il mondo della finanza che qui trova i suoi uffici e quella dell’arte contemporanea con mostre come il ciclo espositivo Dialoghi e Bureau a cui presto si aggiungerà Garden, istallazioni nel giardino privato di sculture. Gli artisti coinvolti nell’ultima edizione di Dialoghi sono Francesco Fonassi, artista bresciano di ricerca sonora e musicista sperimentale, dialoga con un autore che non ha bisogno di presentazioni: Lucio Fontana. L’opera Concetto Spaziale, ovale (1968) di Fontana ha ispirato i lavori del giovane bresciano dalle forme essenziali e colori tenui sono arricchiti dall’interesse della tecnologia post bellica e la diffusione del suono attraverso radar e registrazioni distorte ed alienanti. Parallelamente si insinua nelle stanze di lavoro tra le scrivani e e le stampanti l’altro progetto Bureau: ogni due mesi un artista sarà al centro di una mostra inusuale. La seconda edizione del progetto vede Gloria Pasotti invadere gli spazi minimal dell’ OPR con il lavoro 40 Day Dream, un viaggio di una giornata nelle strette vicinanze della sua casa tra coriandoli, palloncini e rose.

Ciao Milano, alla prossima!