ICON #7: Fundraising e arte digitale

Eccomi qui di nuovo a raccontare la mia esperienza come studentessa del corso per curatori ICON presso la Fondazione Fotografia di Modena. La settimana appena conclusa ha visto tutta la classe confrontarsi con il misterioso mondo del Fundraising e scoprire due fra gli artisti internazionali contemporanei più innovativi nel campo del digitale: Ryoichi Kurokawa e Jon Rafman.

Dopo la pausa estiva, inaugurata con la mostra Fuori Fuoco che ci ha visto combattere per mesi per la sua realizzazione, si riprendono le lezioni e questa settima settimana abbiamo approfondito il misterioso mondo del Fundraising. Aspettavamo con ansia questo modulo per capire quale fosse l’ennesimo segreto di Fatima, ovvero “per trovare i soldi”,  necessari per realizzare i nostri progetti. In realtà non è così perché, come ci ha spiegato la prof. Marianna Martinoni, Consulente di Fundraising soprattutto nel settore culturale, fare fundraisng vuole prima di tutto fare rete. Si tratta di un’insieme di tecniche e strategie atte a coinvolgere donatori e sostenitori intorno ad una precisa causa e per farlo è necessario uno studio attento degli attori, delle modalità di comunicazione e pianificazione delle attività. Se tutto è ben fatto, il risultato sarà una raccolta fondi di successo che si allontana da disastrosi esempi alla Ferragnez style. Tra la legge di Pareto ai case history di progetti e piattaforme dedicate, la Martinoni si aggiunge così all’elenco dei prof “maipiùsenza” perché durante i tre giorni di lezione, emanava passione e capacità di insegnamento a più non posso! Un esempio da seguire sicuramente.

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Le sorprese settembrine non sono finite qui perché la Fondazione Modena Arti Visive ha appena inaugurato due super mostre che abbiamo avuto modo di visitare guidati dai rispettivi curatori. Sono mostre che si allontanano dalla fotografia e vede puntati i riflettori verso il digitale che in questo caso portano i nomi di Ryoichi Kurokawa e Jon Rafman. A cura di NODE Festival, l’esposizione al-jabr (algebra) dedicata all’artista giapponese presso la Galleria Civica di Modena è un tuffo nel mondo dell’audiovisivo per vivere esperienze sintetiche multisensoriali dove suono e immagine digitale si uniscono sinuosamente pur rimanendo due entità autonome ma qui trovano una nuova essenza. È un viaggio non solo nella tecnologia ma il tutto si veste della profonda cultura e dell’estetica giapponese del wabi-sabi (da non confondere con il wasabi attenzione!), ovvero l’accettazione della transitorietà materiale che si fonda con il kintsugi, la bellezza della fragilità. Kurokawa osserva la natura con attenzione scientifica coinvolgendo addiritttua istituti di ricerca e astrofici come Vincent Minier del CEA-Irfu e l’INL, Laboratorio internazionale iberico per le Nanotecnologie. Tutto secondo l’artista giapponese nasce dalla rielaborazione di dati matematici poi trasformati in suono ed immagine: stelle, insetti e fiori.


Altra bomba sganciata nella tranquilla città di Modena sono i viaggi mentali del canadese Jon Rafman al quale la Fondazione ha deciso di dedicare, così comeKurokawa, la prima grande personale organizzata da un’Istituzione italiana. Dalla Palazzina dei Giardini, si parte per un vero e proprio viaggio in un mondo altro che prima non conoscevo fatto di video, sculture ed installazioni multimediali che raccoglie la produzione artistica dal 2011 ad oggi. Lui si definisce un “antropologo amatoriale” e un “flâneur” digitale perché attraverso i suoi lavori indaga il rapporto perverso dell’uomo con il virtuale: gli incubi (Dream Journal), le simulazioni e la solitudine del giocatore.  Rafman prende le immagini presenti nel World Wild Web che siano videogiochi, Google Maps o Second Life, e crea video anche violenti ed estremi che percorrono il sentiero della vaporwave caratterizzato dai colori fluo e nostalgia estetica degli anni ’80-’90. Anche l’allestimento è folle: grossolane “cabine di osservazione” in legno verniciate in Line-X dagli interni pelosoni  (Remember Carthage), poltrone estendibili coperte di plastica, pavimenti in moquette o in vinile rispecchiata. Un’esperienza mistica forte che ha sorpreso anche me e spero che il pubblico modenese abituato storicamente alla pacatezza ghirriana possa avvicinarsi con curiosità a questo nuovo linguaggio contemporaneo. Evvai!