ICON #9: The end

Il corso di specializzazione per curatori ICON dell’Immagine Contemporanea è giunto al termine con le ultime lezioni di Brandei Estes di Sotheby’s e Vittoria Ciolini di DryphotoRipercorriamo quest’ultimo anno che lascia alla classe un’ultimissima prova: la presentazione dei progetti personali. Curiosi?

Dopo settimane di lezione, corse per andare a prendere il treno, l’ansia di prepararsi il pranzo per il giorno dopo e litri di caffè la mattina, il corso per curatori ICON si è concluso e la prima cosa che mi viene in mente è “Finalmente!”. Sembrava non arrivare mai alla conclusione e, nonostante gli alti e bassi, discussioni e risate, siamo riusciti tutti a completare il nostro percorso. Sembrano trascorsi secoli da quando Francesca Fabiani ci illuminò a gennaio introducendoci sul fantastico mondo della curatela a cui seguirono i moduli di photo-editing con la tripletta Christian Cajoulle/ Raffaele Vertaldi/ Christine Filangeri, la scrittura critica con Luca Panaro e pratiche di allestimento con Stefano Coletto. Non potevano mancare ovviamente la parte dedicata alla comunicazione, ufficio stampa e diritto della fotografia con Flavia Fossa Malgutti e l’Avv. Stefanutti e l’esperienza sui multiplatform projects con Bas Vroege e il ripasso sulla conservazione, restauro e tecnica della fotografia con Emanuela Sesti e Tiziana Macaluso. Tra i prof che ricordo con più piacere per il loro approccio veramente concreto c’è Marianna Martinoni con corso sul Fundrainsig, Vittoria Ciolini che ci ha parlato degli spazi no profit e Brandei Estes testimone del mercato d’arte.

Screenshot dal sito Sotheby’s Photographs Online

Brandei Estes, Direttore del Dipartimento di Fotografia alla Sotheby’s della sede di Londra, a Modena ci ha parlato in maniera diretta e senza nessun tipo di remora  del collezionismo e del valore di mercato della fotografia facendoci diversi esempi di autori emergenti come Juno Calypso e Maise Cousins. Partendo da fatti storici del collezionismo della fotografia, si è passati alle caratteristiche per le quali una foto acquista valore come firma dell’autore o la tipologia di stampa e lo stato conservativo. Un esempio fra tutti: Richard Mosse, fotografo irlandese, ha visto nel giro di pochi anni triplicare il valore delle sue opere di reportage  realizzate con dispositivi militari come le termocamere infrarossi (The Castle, 2018) o la pellicola Kodak Aerochrome (The Enclave, 2012) che donano alla stampa un’estetica unica.  Inoltre ci ha consigliato vivamente di presenziare ad alcune manifestazioni dedicate agli emergenti come UNSEEN in Amsterdam, Approche a Parigi. Non poteva mancare ovviamente Photo London con relativo invito all’esclusivo party Sotheby’s ricevuto direttamente da Brandei Estes. Sono già lì! Le aspettative nutrite per l’incontro con Vittoria Ciolini e la gestione degli spazi no profit erano abbastanza alte perché si tratta di una tipologia di realtà che nascono fuori dal circuito istituzionale delle gallerie. Anche Ciolini, a capo dello spazio di arte contemporanea DryPhoto di Prato, ha avuto incredibilmente un approccio diretto e umano con noi nel parlarci dei suoi bellissimi progetti con l’associazione per la città di Prato come Spread in Prato (2002-2006), Piazza dell’Immaginario (2016) e l’ultimissimo La via della Seta. Collaborazione, umanità e voglia di migliorare la realtà locale sono le parole chiave delle attività di DryPhoto perché è un lavoro di mediazione al fine di raggiungere un risultato positivo, entrare in contatto, far rete per trovare insieme una soluzione ai problemi sociali e culturali. In più a noi novellini curatori, ci ha spronato di avere in primis rispetto per gli artisti e di non avere paura di chiedere un compenso per il nostro lavoro, aspetto che sembrerebbe essere portatore di vergogna eterna. Suvvìa!

Piazza dell’Immaginario, 2016. Foto dal sito Dryphoto

Altro indelebile ricordo di questa esperienza formativa, è l’organizzazione della mostra Fuori Fuoco presso la Galleria Civica di Modena che ci ha visto impegnate fin dalle primissime lezioni a gennaio per inaugurare a giugno. Le varie fasi, dall’ideazione all’allestimento, ci hanno messo dura prova come classe perché ci siamo scontrate con la complessità delle Istituzioni sia pubbliche che private, gli imprevisti e ma ci ha regalato soddisfazioni come l’incontro illuminante con Luca Andreoni. A conclusione del nostro percorso, ora ci attende una nuova prova e si tratta della presentazione del progetto individuale, sempre seguiti dai preziosi consigli di Claudia Loeffelhonz. Ovviamente il momento di crisi esistenziale non è mancato forse per una pretesa troppo che avevo nel ideare il progetto più figo del mondo che potesse valorizzare al meglio gli artisti coinvolti. Ansia da prestazione praticamente. Penso di essermi rimessa in careggiata, presenterò il nostro progetto (mio e degli artisti) nel modo che più mi appartiene, parlando sinceramente e senza barocchismi inutili, partendo dalla prima scelta compiuta, ovvero uno spazio incredibile. Poi ve lo racconterò meglio!
In conclusione, tante cose del corso ICON potevano sicuramente migliorare ma, nonostante tutto, in questi mesi ognuno di noi ha seminato instaurando rapporti di amicizia e collaborazioni professionali sia con i docenti che tra di noi. Sono certa che il tempo rivelerà se questi sono nati con onestà e sincerità e in attesa ci buttiamo a capofitto alla ricerca nel nostro posto nel mondo.