Intervista: Francesco Acerbis e la fotografia come scrittura

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Francesco Acerbis, Direttore artistico di Transizioni. Rassegna Internazionale del film fotografico

1. Qual è la tua formazione? Dalla filosofia perchè diventare fotografo?

All’ Università ho studiato filosofia, fotografavo poco , scrivevo molto e cercavo una direzione che mi permettesse di trovare una forma di espressione che con semplicità e immediatezza mi permettesse di raccontare quello che pensavo. Più la filosofia mi portava lontano dalla realtà più la fotografia compensava questa distanza riunendo attorno a se gli interessi centrali che hanno sempre accompagnato la mia ricerca: la letteratura, il teatro, la musica e l’immagine nelle sue diverse capacità espressive. Così ho iniziato a fotografare sempre più spesso,  molto in teatro poi nella realtà. Nel fotogiornalismo ho trovato una forma che mi corrispondeva anche se altre direzioni e scritture non erano mai escluse, soprattutto se complementari alle immagini fisse.

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Città Invisibile, un omaggio a Italo Calvino, estratto dalla serie Zaira © Francesco Acerbis

2. Lei vive a Parigi, cosa nota di analogo e diverso con l’Italia nel mondo della fotografia?

La Francia è un’occasione di confronto e discussione , una palestra in cui poter mettersi alla prova con la contemporaneità senza avere riferimenti per “sentito dire”. La crescita professionale è una necessità di sopravvivenza oltre ad essere una conditio sine qua non per poter andare in avanti.

Città Invisibile, un omaggio a Italo Calvino, estratto dalla serie Fillide: © Francesco Acerbis

Città Invisibile, un omaggio a Italo Calvino, estratto dalla serie Fillide © Francesco Acerbis

3. Quale progetto, tra quelli realizzati durante la sua carriera, è più affezionato?

Direi La città invisibile (2004-2010) perchè ha rappresentato un momento di rottura con il mio passato professionale. In quel momento storico iniziavo a saturarmi del fotogiornalismo e delle sue dinamiche ripetitive e sempre meno costruttive. Come è ovvio molte delle domande che mi ero posto e a cui avevo trovato una risposta ritornarono in superficie. Avevo di nuovo bisogno di capire cos’è la fotografia, la scrittura fotografica, la narrazione, che rapporto può esserci tra letteratura e fotografia. In particolare volevo indagare il rapporto tra  l’immaginario del lettore quando legge e il non immaginario che la fotografia ti impone per cercare di  sovrapporlo. Così, ho cominciato a lavorare sulla fotografia come letteratura facendo diventare la mia fotografia più letteraria. Così è nato il progetto La città invisibile in omaggio a Italo Calvino. Calvino offre al lettore una raccolta di racconti brevi molto densi in cui la fantasia si trasforma in metafora della realtà. Il mio obbiettivo era quello di trovare quelle metafore nella realtà di una sola e unica città è di fotografarle adattando la scrittura fotografica al racconto letterario senza trasformare il reale che si trovava davanti all’obbiettivo. Il progetto La città invisibile, un omaggio a Italo Calvino, rappresenta per me una sintesi delle riflessioni sulla fotografia e sulla sua capacità espressiva. La fotografia non è una passione ma una scrittura, non è un modo di vivere ma un modo di raccontare al servizio del lettore.

© Yannay Matarasso & Daniella Meroz | Hunted Dreams

© Yannay Matarasso & Daniella Meroz | Hunted Dreams

4. Com’è nata l’idea di creare un festival dedicato allo slide show fotografico?

Transizioni è nato sull’idea di mettere in evidenza quello che negli altri festival è a margine:  la fotografia non più come atto di un singolo ma come supporto e apporto in uno scambio interdisciplinare . Nelle scelte di Transizioni la forma non può prescindere dal contenuto e quest’ultimo deve essere dedicato allo spettatore con onestà intellettuale e formale.

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© Paul S. Amundsen, A Memoir of a Boy

5. Perché scegliere lo slide show come presentazione di un progetto fotografico? Cosa non deve mancare per realizzarne un buon lavoro?

Chiamare slide show i progetti che presentiamo a Transizioni sarebbe riduttivo. Tutti i lavori che vengono presentati hanno la caratteristica di costruire attorno ad un’idea narrativa una forma forte, semplice o complessa che sia, sempre funzionale ai contenuti che l’autore vuole vuole trasmettere. Per cui, per quel che riguarda le nostre scelte, quello che non deve mai mancare è il contenuto, il racconto, la voglia di condividere con il pubblico la propria esperienza o il proprio pensiero.

Amelie Herbertsson, FLYKTFÅGLAR

Amelie Herbertsson, FLYKTFÅGLAR

6. A fine marzo “Transizioni” si trasferisce a Bergamo.  Cos’ è cambiato rispetto l’edizione zero? Quali saranno le novità?

Questa edizione per noi è un nuovo inizio, un nuovo pubblico, una nuova città con una sensibilità molto diversa da quella che può avere una città come Bologna. Una sfida per continuare a far vivere il film fotografico e per far conoscere i lavori di autori che hanno messo le proprie energie per realizzarli. Quest’anno Transizioni sarà ospitata in spazi suggestivi che si adattano perfettamente al nostro desiderio di mettere in stretto rapporto il pubblico con l’opera. Tra le novità ci sono due sezioni dense dedicate a temi importanti, transizioni necessarie che la nostra società affronta quotidianamente. Lascio aperta la sorpresa e la curiosità svelandone solo i titoli Transgeneri e Transire.

*Copertina: Città Invisibile, un omaggio a Italo Calvino, estratto dalla serie: Fillide. © Francesco Acerbis