Intervista: Gaetano Alfano

Gaetano Alfano, nato nel 1980, è un freelance photographer. La sua formazione culturale e visiva proviene dalla laurea in storia dell’arte e dal master europeo di fotografia presso la speos school di paris. Segue i lavori di artisti contemporanei da una posizione critico-analitica, realizza progetti fotografici e collabora a progetti di ricerca universitari per l’arte in Italia e all’estero come con la facoltà di Conservazione dei Beni Culturali d Viterbo, soprattutto in Italia e Turchia. Il suo sito è http://gaetano.akanai.com/it/my-story.html

Preghiera nella moschea di Goreme, 2014

Preghiera nella moschea di Goreme, 2014

1. Quando trovi qualcosa di interessante da fotografare, cosa pensi prima/ durante e dopo lo scatto? Ti concentri sulla tecnica o sull’empatia col soggetto? Sei rimasto a volte deluso dal risultato rispetto alle tue aspettative?

Partiamo dal presupposto di fare fotografie per miei progetti personali. Normalmente sono catturato dall’immagine, dal soggetto. Ho un’idea, un pensiero. Aspetto poi che l’immagine arrivi a me da sola, in modo spontaneo. La tecnica mi riguarda soltanto nelle impostazioni iniziali, in cui decido che tipo di strumenti utilizzare (ottiche, diaframmi, tempi di posa…). Talvolta il risultato può non essere quello pensato, ma accade sempre più raramente. Ormai quando fotografo parto giá da un’idea ben precisa, che può benissimo essere arricchita e ampliata durante il percorso.

 

Iperluoghi, Napoli, 2001

Iperluoghi, Napoli, 2001

2. Fotografare l’arte. Come si relaziona un freelance con chi ti commissiona un lavoro come l’Università?  

Per i lavori di fotografia applicata ai beni culturali, ricevo da una parte delle committenze ben precise, in cui mi viene chiesto di fotografare un dipinto, una chiesa, un’opera. Dall’altra vengo chiamato per interpretare con il mio linguaggio visivo, quindi con il mio stile, un determinato soggetto. Questo secondo caso accade soprattutto con gli artisti contemporanei per i quali lavoro, che mi invitano ad interpretare il loro processo creativo di costituzione dell’opera d’arte, che é cosa ben diversa rispetto a fotografare l’opera terminata. Nel primo caso, invece, il committente (Universitá, soprintendenza, ente pubblico o privato…) é già a conoscenza del mio percorso professionale, per cui giá sa che affidandomi un lavoro non ha bisogno di seguire ho spiegarmi in modo approfondito le cose da fotografare, poiché la conoscenza dei soggetti fa giá parte del mio bagaglio culturale e professionale.

 

Guggenheim Museum, New York, 2009

Guggenheim Museum, New York, 2009

3. Quale delle tue passate mete ti ha emozionato di più? Perché?

Tra le mete dell’Italia o del mondo, tra i luoghi che mi hanno ospitato per un giorno o molti giorn credo di preferire la cappa doccia, regione centrale della Turchia, in cui lavoro da circa otto anni con i progetti di ricerca universitari. É un luogo astratto, colorato, nuovo e ricco di curiositá estetiche e visive.

ENTering MILAN, 2013

ENTering MILAN, 2013

4. Affermi di analizzare il rapporto tra tempo, materia, dinamicità e spazio. In che modo lo realizzi? Non pensi che la fotografia sia tutt’altro?

Il tempo, la materia, la dinamicitá e lo spazio sono tutte qualitá interne ad un solo scatto, ad una sola fotografia. Io fotografo un luogo, in un determinato tempo storico o tecnico, che ha delle peculiaritâ materiche. La dinamicitâ non é solo una caratteristica interna ad un corpo in movimento. É anche la predisposizione mentale del fotografo nel voler trasporre su un supporto statico di registrazione un valore dinamico.

Collage UNCONNECTED III, Venezia, 2013

Collage UNCONNECTED III, Venezia, 2013

5. In che modo pensi di decontesualizzare i soggetti ritratti? 

La decontestualizzazione riguarda il modo con cui fotografo i miei soggetti. Creò un’inquadratura che ha forti attenzioni agli aspetti formali, estetici, cromatici, portando l’osservatore ad essere attratto da questi valori e solo in un secondo momento dalla realtà del soggetto. Il particolare di un corteccia può essere fotografato ponendo in risalto la materia, la forma, i colori. Il soggetto della foto sarâ quindi non la corteccia ma il significato che questa porta sulla sua superficie. É un continuo gioco tra significato e significante.

Benedetta Bruzziches, made with love, 2013

Benedetta Bruzziches, made with love, 2013