Intervista: Mustafa Kia

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Mustafa Kia, classe 1986, è un’artista di origini afghane che lavora principalmente con la fotografia ed i video. È Vincitore del “Democracy photo challenge 2010” e il “Woman’s voice Now” (Short Film Festival) in Washington DC USA. È stato selezionato per realizzare un progetto nell’ambito di “Residenze Artistiche in Basilicata 2014” promosso dalla Regione Basilicata in collaborazione con la Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata realizzando la mostra “Peace Keepers” ed il video “P come Pace” insieme ai rifugiati accolti presso la sede della Fondazione a Sant’Arcangelo (PZ). 

La Tendenza, 2014

La Tendenza, 2014

Qual è stato il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico tende verso la conoscenza del mondo che ci circonda e di alcune sue problematiche ma anche delle sue bellezze, colte attraverso la fotografia o la ripresa video. Ho potuto acquisire diverse conoscenze a seguito di esperienze su diversi territori e tra tante culture, conoscenze che m’inspirano nel percorso artistico.

La Discesa, 2014

La Discesa, 2014

Raccontaci come hai svolto il tuo progetto: dall’ idea alla mostra!

Il fine del progetto era di insegnare ai rifugiati competenze multimediali. Come ben si sa, ma poco si fa, s’insegna meglio se vengono usate conoscenze proprie, concrete, che sono importanti per gli allievi stessi e anche per l’insegnante! L’idea della pace era perfetto per diverse ragioni: il contesto, cioè La Fondazione Città della Pace per i Bambini, i rifugiati politici che danno come prima risposta della loro ragione di immigrazione la pace e infine il bisogno di confronto tra loro, gli italiani e io stesso su un concetto così importante ma anche cosi difficile a definire. Oltre ad insegnare competenze di base sulla fotografia e sulla costruzione dei film ho provato anche a spiegare come guardare le foto e i video con gli occhi di un ‘artista. L’esperienza è stata educativa in tanti sensi perché c’è stato un grande confronto e tanta riflessione anche chiedendoci se abbiamo davvero trovato la pace in Italia. La pace per un rifugiato era una pace in contrapposizione alle guerre e alla morte mentre in Italia si sono ritrovati la pace in contrapposizione alla mancanza di lavoro e soldi.

Notturno #2, 2014

Che tipo di messaggio vuoi che mostrino le foto espose in “Peace Keeper” e nel video “P come Pace”?

Vorrei sottolineare con questa mostra l’importanza del porsi la domanda “Siamo in pace?”, una domanda che influenza la nostra ma anche la vita dei nostri cari. La pace interna é fondamentale, un punto di partenza dalla quale possiamo trarre energia. In mancanza di pace, come vediamo nel mondo ma anche nel nostro piccolo, non andiamo lontani. Per questo vorrei che tutti possiamo essere custodi della pace interna, individuale e allo stesso tempo della pace collettiva.

Intervista, 2014

Intervista, 2014

Com’è stato collaborare con gli altri rifugiati e la popolazione lucana?

L’esperienza intensiva con i rifugiati è stato intenso e costruttivo. Sono anch’io un rifugiato e questo ha permesso di avere un confronto empatico molto stimolante dal punti di vista umano e artistico. Sono personalmente stato stupito dal loro coraggio e maturità nonostante la loro giovane età. Per ricercare un bene, provare ad affermarsi, non accettare guerre e sottomissioni ci vuole coraggio e sono contento ed emozionato che giovani come loro hanno avuto questa spinta. L’interazione con la popolazione ospitante, i lucani, è speciale, in un contesto di poca ospitalità italiana. Ho avuto l’occasione di vedere un’ospitalità sincera nella quale nessuno è straniero. Inoltre l’aiuto che ci hanno dato i lucani è stato ricevuto come un dono ma anche dato con piacere.

Giardinieri, 2014

Giardinieri, 2014

Secondo te, la fotografia può aiutare a diffondere il concetto di pace? Se sì, in che modo?

Sì, credo che può diffonderlo ma sopratutto permette di riflettere alla pace in un modo più globale. Pensiamo spesso alla pace e abbiamo tutti un idea diversa che necessita di confronto.  Vedendo la situazione di altre parti del mondo permette di relativizzare e uscire dal proprio etnocentrismo per arrivare a costruire insieme un idea e in un utopia una pace migliore.