Intervista: Philippe Antonello

Nato  a Ginevra nel 1968, Philippe Antonello vive e lavora tra Roma e Zurigo. Ha studiato Fotografia presso l’ Accademia delle Belle Arti di Ginevra per poi trasferirsi a Milano grazie ad una borsa di studio e seguire i corsi all’ Istituto Europeo del Design.  Da lì inizia a lavorare come fotoreporte per la famosa agenzia Contrasto. È stato direttore della fotografia per numerosi film come Habemus Papam di Nanni Moretti (2011), To Rome with Love di Woody Allen (2012) e Le avventure acquatiche di Stev Zissou girato da Wes Anderson (2004).

to-rome-with-love-2

Woody Allen, “To Rome with love” di Woody Allen, 2012

La sua ultima mostra I/CON sembrerebbe essere un gioco di parole e di significati. Qual è l’ esatta a chiave di lettura?

La mostra è stata organizzata in partenza da Teramo l’ anno scorso e quest’anno è arrivata a casa Raffaello, a Urbino. Il titolo è semplicemente un gioco di parole senza presunzione perché parlando con il curatore, è venuto fuori che “icon” in inglese vuol dire immagine e i/con è un misto di italiano e inglese che sarebbe I in inglese vuol dire “io” e in italiano “con” perché ho lavorato con diversi registri. È sempre difficile dare un titolo ad un lavoro di diversi anni, non volevo una cosa pomposa e un gioco di parole mi è sembrato adatto. È anche vero che nelle foto di set si parla sempre icone, di star cinematografiche e il titolo è anche un richiamo alla fortuna di lavorare con star internazionali. Le foto esposte mostrano la mia carriera dagli inizi fino ai lavori più recenti.

movie-68

“Habemus Papam” di Nanni Moretti, 2011

In cosa consiste il suo lavoro di direttore della fotografia?

Il mio è un lavoro complesso a livello logistico perché stai sul set, ti confronti con attori, registi, produttori e distributori. Alla fine quello che deve fare il fotografo sul set è un lavoro pubblicitario nel senso buono della parola, devi  comunicare la vita del film e fare delle belle immagini che sono successivamente usate per fare la pubblicità al film. Il materiale fotografico è molto ampio perché riguarda le foto di scena, backstage e la ritrattistica compresi anche i ritratti ufficiali in studio che serve per fare i poster.

movie-9

Mel Gibson e Monica Bellucci, “The Passion” di Mel Gibson, 2004

Sul cinematografico, luogo per eccellenza della finzione, è sempre riuscito ad avere un buon rapporto con gli attori da fotografare?

La parola chiave in questo contesto è empatia perché se non riesci a dimostrarlo è molto difficile che raggiungi il tuo scopo. Empatia verso  l’esterno, ovvero chi vedrà l’immagine e versi l’interno cioè chi fotografi. È una chiave di ingresso a tutti i mondi. Ma non sempre lavori con chi vorresti lavorare e la tua capacità è quella di interagire con loro che a volte sono impoiste e devi produrre un risultato possibilmente emotivo giusto.

venezia-11

Philip Seymour Hoffman, Venezia 2012, Antonello&Montesi

Come nasce la sua collaborazione con Stefano Montesi?

Lavoro insieme a Stefano Montesi  da 3-4 anni, è un fotografo e soprattutto mio amico con cui lavoro spesso sul set e per le campagne promozionali come quella sulla serie di Gomorra. La scelta di collaborare con Stefano è  anche legata al mercato perché quando si fanno grossi lavori di produzione rende molto di più perché ci sono il doppio di idee. Entrambi ci siamo resi conto che lavorare insieme era un idea che avevamo da tempo ed è diventata una realtà lavorativa. Con Stefano abbiamo una retorica basata sulla discussione, sul parlare insieme delle cose e ognuno esprime il suo punto di vista e poi si sceglie l’idea migliore. Abbiamo avuto anche un punto fisico di collaborazione perché Stefano ha uno studio a Roma dove ci lavoriamo insieme presentando anche un nuovo modo di lavorare. Abbiamo iniziato a lavorare insieme anche perché abbiamo iniziato un percorso sulla fotografia 3d realizzando un sistema particolare per poterla utilizzare dappertutto applicandola alla ritrattistica. Siamo gli unici in Italia e tra i pochi al mondo a farlo e abbiamo fatto già delle mostre e siamo stati invitati al Festival di Venezia nel 2012 per fotografare tutti gli ospiti (attori, registi,ecc.), circa 300 persone in 10 giorni. Era una mostra in progress all’ingresso del Palazzo del cinema dove ogni giorno appendevano le foto scattate il giorno prima.

gomorra-sky

Poster per la serie tv “Gomorra”, 2014, Antonello&Montesi

Lei ha lavorato come fotografo di scena di molti film italiani e stranieri ma c’è uno preferito? Perché? Invece in quale film del passato o attuale al quale sarebbe piaciuto partecipare?

In linea di principio, mi piace sempre il prossimo che faremo perché faccio molta fatica ad affezionarmi alle cose già fatte e mi affeziono molto di più alle cose che devo fare. Vorrei sempre fare qualcosa di diverso anche se non drasticamente o provare cambiare qualcosa. Sul percorso professionale è chiaro che ci sono dei film che mi hanno permesso di accedere ad un mercato diverso come The Passion di Mel Gibson o ultimamente con i film di Woody Allen. È chiaro che quando lavori con delle figure così conosciute a livello internazionale ti danno un  aiuto professionale. Non per forza su questi film fai i lavori migliori magari capita di fare dei lavori fotograficamente molto più soddisfacenti di film con un budget basso quindi è sempre un discorso di intenzioni.

Il film al quale avrei voluto partecipare è Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto perché credo che l’attore protagonista, Gian Maria Volontè sia stato un talento in credibile e uno dei più grandi attori a livello mondiale anche se non ha lavorato all’estero. O meglio ha girato qualche film all’estero ma è più conosciuto per i suoi lavori in Italia. È un film di un’attualità pazzesca e per come lo racconta è una sintesi del potere e di quello che è successo prima e continua a succedere in Italia come lo scandalo tangenti e le manovre di potere.