La Fotografia in Fiera a Bologna

Nel fine settimana appena concluso ho visitato l’ ArteFiera di Bologna, Fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea, caratterizzata da eventi, mostre, istallazioni e convegni.

Quest’anno importanti novità: oltre ad una sezione dedicata ai Paesi dell’ Est Europa e al tardo ‘800, ciò che mi ha spinto maggiormente ad esserci è stata la presenza di MIA Fair, la prima Fiera italiana dedicata alla fotografia e alla videoarte, ideato e diretto da Fabio Castelli. (1) Infatti, per l’ occasione sono state selezionate 20 gallerie fotografiche tra quelle partecipanti alla manifestazione milanese, provenienti da diverse città italiane ed europee.  Sono state esposte fotografie di reportage, moda, paesaggio e ricerca formale di autori affermati come Andres Serrano, Robert Gligorov, Gohar Dashti (2), Sebastiano Salgado, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli (3) e emergenti come Silvia Camporesi (4), Bruno Cattani (5) o Simon Roberts (6).

Mentre mi aggiravo tra le fotografie esposte dalla Photographica Fine Art Gallery,  tre scatti del mio amato Henri Cartier- Bresson mi hanno colto all’improvviso. Dall’ emozione mi sono commossa non riuscendo a distogliere gli occhi da quelli di Robert Capa che fissa l’obbiettivo, con una sigaretta in bocca in compagnia di David Seymour (7).  Mi sembra quasi di essere lì con loro a chiacchierare, magari per le vie di Parigi! Per quanto mi riguarda la vera scoperta è stato Maurizio Galimberti grazie ai suoi mosaici creati con le Polaroid sia di paesaggi come Parigi (8) o Bologna sia di ritratti, ne è un esempio quello di Lucio Dalla (9) che diventerà copertina del suo album. Ho osservato a lungo le sue opere per capire il suo lavoro, se le singole “tessere” ritraessero la stessa immagine poi posizionata in maniera diversa all’interno della cornice oppure se il fotografo avesse scattato più istantanee dello stesso soggetto ma da angolazioni differenti. Ogni pezzo di quell’ unico insieme perfetto rappresentava una scoperta come un ventaglio di nostalgia e di stupore. Non mi ha lasciato indifferente nemmeno Il mondo che non vedo di Fabiano Parisi: come riesci a non (voler) vedere un mondo che stai fotografando? Un mondo fatto di teatri, capannoni industriali, piscine e case che da centri di aggregazione e di vita attiva, sono ormai spazi abbandonati, vuoti e silenziosi. Dalle grandi immagini di alta qualità,  traspare un particolare fascino perché sembrano rianimarsi attraverso la fotografia catapultandoti all’ interno di esse (10).

A fine giornata ho avuto una sensazione non molto positiva per due motivi diversi. Il primo va ricondotto all’ abbondanza di opere esposte che crea un clima dispersivo tale da non permettere di dedicare la giusta attenzione ad ognuna di esse. In secondo luogo, lo scopo delle fiere è quello di vendere le creazioni artistiche presentate dalle gallerie monetizzando l’arte stessa. Ma chi decide il prezzo? Secondo quali parametri un’ opera di Pistoletto ha un valore di mercato maggiore o minore rispetto ai tagli di Lucio Fontana?

Non so se riuscirei ad essere così egoista da comprare per un uso privato una scultura, un quadro o una fotografia sapendo che esso rappresenta una testimonianza unica di un preciso momento ed emozione dell’artista. A mio avviso, è il valore storico ed artistico che deve prevalere poiché ognuno di esse fa parte del patrimonio universale.