La mia via Emilia. Impressioni da Fotografia Europea 2016

Inizialmente avevo programmato di partecipare alle giornate inaugurali di Fotografia Europea 2016 ma poi, temendo le folle oceaniche che solitamente presenziano tali eventi, ho rimandato allo scorso sabato. Entusiasta del mio pass (e della sportina!) targata Fotografia Europea 2016, ho percorso alcune tappe della Via Emilia, tema scelto per l’ XI edizione, partendo dalla mostra allestita presso i Chiostri di San Pietro. Si tratta di 1986. Eplorazioni sulla via Emilia completata dalla sezione 2016. Nuove esplorazioni. Due generazioni di fotografi a confronto che, a trent’anni di distanza, hanno indagato, vissuto e fotografato quella strada consolare che tante persone e tante auto ha visto e vede percorrere tutt’oggi.

1986. Esplorazioni sulla via Emilia

Mi aggiravo ammaliata tra le stanze che ospitavano i materiali storici, i cataloghi, gli scatti e i provini di quella ricerca che vide partecipare Gabriele Basilico, Luigi Ghirri, Olivo Barbieri, Guido Guidi e Mimmo Jodice (solo per citarne alcuni). da una parte e Alain Bublex, Stefano Graziani, Antonio Rovaldi, Sebastian Stumpf, Paolo Ventura e Lorenzo Vitturini dall’altra. Foto essenziali su muri grezzi, lacunosi, segnati da scritte e crepe, interrotti ma con una linea blu intenso che li univa alla luce di tubi al neon. Una dimensione non finita, imperfetta e polverosa che sembrava attirare la mia attenzione rispetto alle fotografie. Stratificazioni di particolari (banali?) spesso ignorati ma che donano vita e mostrano l’anima di un ex Monastero benedettino del Cinquecento.

Ho ritrovato la stessa attenzione ai particolari in Walker Evans che, intorno ai primi anni ’70 scopre la fotografia istantanea delle Polaroid e ne scaturisce una serie a colori. I soggetti prescelti sono segnali stradali, oggetti e scritte trovate nelle strade americane sporcate dal tempo, dalla negligenza o dalla mano di giovani delinquenti. Non c’è solo l’Evans pioniere della pura fotografia documentarista ma anche lo sperimentatore. Dentro l’anima di testimone della società americana del Novecento, si scopre un nuovo aspetto: il legame profondo con il testo scritto come testimonia la sua collaborazione con grandi riviste americane come Fortune. la ricerca socio-culturale di Evans ha avuto una grande influenza anche in Italia testimoniato attraverso monografie, cartoline e scatti conservati in collezioni pubbliche e private e dagli stessi scatti di autori italiani come Basilico, Ghirri, Guidi e Barbieri. Tutto questo in Palazzo Magnani.

Walker Evans, da “Colour Polaroid”, 1973-74.

Ulteriore rivelazione è stato un Gabriele Basilico inedito, lontanissimo anni luce dalle fotografie di architetture, ospitato presso lo Spazio Gerra. In occasione di Fotografia Europea, Spazio ha dedicato tre piani al fenomeno del divertimento emiliano tra gli anni ’70 e ’80 tra video, cimeli e fotografie. Si parte con una selezione di immagini di Dancing in Emilia, progetto commissionato a Basilico nel 1978 al fine di immortalare i protagonisti dei locali del liscio e della disco music balli scatenati, paillettes e flash alla Weegee. Inevitabile il confronto con il mondo delle discoteche odierne attraverso i reportage di Andrea Amadasi, Hyena e Arianna Lerussi e Antonio LaGrotta. Ciliegina sulla torta sono i racconti dei deejay, PR, propriertari di locali e speaker radiofonici dell’epoca che hanno visto nascere e in alcuni casi morire, decine di locali tra Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e parte del ferrarese.

Gabriele Basilico, da "Dancing in Emilia", 1978.

Gabriele Basilico, da “Dancing in Emilia”, 1978.