La notte che brucia

Riflessioni sull’arte contemporanea emergente dopo l’incontro con Luca Andreonilinguaggi, spazi e idee.

Decidere un titolo per l’incontro con l’artista Luca Andreoni presso la Galleria Civica di Modena, uno degli eventi collaterali legati alla mostra Fuori Fuoco, non è stato semplice perché non volevamo essere banali e didascalici ma nemmeno troppo criptici. Il nostro scopo era avere un titolo che, in poche parole, sintetizzasse il senso della mostra, la figura di Luca in quanto artista, fotografo e docente, arricchita da qualche nota biografica. Dopo alcune riflessioni e ricerche, ho proposto “La notte che brucia” che potrebbe apparire abbastanza minaccioso dato il periodo ma è appunto da leggere in senso lato. Infatti, prende punto da un’introduzione di stampo autobiografico, A Sesto, che brucia la notte, scritto nel 2012 per un lavoro di Fabrizio Bellomo, considerato da lui uno dei suoi studenti più indisciplinati ma brillanti che abbia mai avuto. Il testo da una parte ci fa capire il decisivo ruolo di insegnante presso l’Accademia di Belle Arti di Bergamo G. Carrara e alla NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano nella formazione delle nuove generazioni, attività che si affianca a quello di artista. Dall’altra invece ci rivela l’origine operaia della famiglia di Luca e il paesaggio di Sesto San Giovanni in trasformazione da contadino ad industriale per la presenza di fabbriche, ora dismesse, come quella della Pirelli o Campari che fumavano di notte per bruciare l’acciaio. Non nascondo l’ansia da prestazione per la serata, un incontro ufficiale che vedeva me insieme ad un’ altra collega del corso, Chiara Pirra, a moderare Andreoni davanti ad amici, parenti e Fondazione Fotografia.

Luca Andreoni, Chiara Pirra e la sottoscritta durante l'incontro

Luca Andreoni, Chiara Pirra e la sottoscritta durante l’incontro

 

Alla luce di tutto di quanto detto e, avendo avuto l’onore di parlarci e conoscerlo meglio, Luca poi è diventato per me uno stimolo alla crescita personale e professionale e un esempio di passione e curiosità sempre alla ricerca di nuovi linguaggi e protagonisti nel campo dell’arte che parlino della e alla contemporaneità. Sono tanti i nomi che ho scoperto grazie a lui e ne sono rimasta a bocca aperta per la follia creativa che ognuno di loro esprime attraverso le loro opere e i primi che mi vengono in mente sono Kenta Cobayashi e Daniel Gordon. Il primo, un 26enne giapponese, letteralmente “pasticcia” un’immagine fotografica con la tavoletta da disegno e lo fa anche in occasione di serate di musica elettronica dove crea e stampa al momento come in SOUND&VISION nel 2015. L’americano, e forse non giovanissimissimo Daniel Gordon lavora  tra il collage e il close-up ottenendo delle collage coloratissimi e deliranti tra immagini prese su Google e scatti di ombre come si vede qui. Già da questi due esempi si intuisce una varietà di linguaggi, intenti e tecniche che si uniscono trasversalmente abbattendo qualsiasi limite e rivelandosi, quella dell’artista, una professione liquida così come lo è la società. Artisti italiani dalla vocazione internazionale citati da Luca ci sono The Cool Couple, duo formato nel 2012 da Niccolò Benetton e Simone Santilli, miei coetanei. Gli ometti qui citati si cimentano in opere visuali e installazioni molto originali come Emozioni Mondiali, un torneo PES 2018 dell’arte con 20 squadre legate ai movimenti artistici presente all’interno della mostra THAT’S IT! presso il MAMbo di Bologna (consigliatissima).

Dall’incontro di sabato con Luca Andreoni ho capito che è necessaria una stretta e critica riflessione su cosa sia la fotografia oggi, se le istituzioni come Accademie o Fondazioni abbiamo ancora un ruolo decisivo nella formazione degli artisti e quali siano i loro mezzi di comunicazione. Forse uno di questi strumenti potrebbe essere Instagram, almeno fra i social network più conosciuti magari seguendo o anche superando l’uso che ne fanno i più celebri e acclamati colleghi come Maurizio Cattelan o Cindy Sherman trasformando il social, come già affermato in un post precedente, in una vera opera concettuale. Luca ci spinge anche a cercare i nuovi protagonisti che parlino della e alla contemporaneità in luoghi improbabili, dove non vanno tutti che siano cantine, garage o rave per i nerd. Mi sono resa conto di quanto sia importante dare attenzione agli emergenti, bisognosi di spazi e contatti molto di più rispetto agli autori storici. Il passato artistico bisogna conoscerlo ed apprezzarlo per la loro importanza storica ma per poi poterlo “uccidere” e sentirsi liberi di vivere e creare il contemporaneo senza imitare cose già fatte. Il loro rifiuto quindi nasce nel considerare gli autori della passata generazione ancora figli di questo tempo perché sarebbe un errore anacronistico. Mi auguro di diventare come Luca Andreoni, voglio bruciare come le industrie di Sesto ma di entusiasmo, passione e testardaggine per inseguire un sogno ed aumentare così la mia personale entropia fino a raggiungere la mia massima temperatura.

*Foto copertina: Abbi cura della macchina su cui lavori. E’ il tuo pane!, installazione realizzata da Fabrizio Bellomo presso il Parco Archeologico ex Breda, Sesto San Giovanni, 2012.