Le giovani rivoluzioni di Fotografia Europea 2018

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Una giornata a Reggio Emilia alla scoperta delle giovani rivoluzioni della fotografia italiana e non in mostra alla XIII edizione di Fotografia Europea 2018: dal progetto Diciottoventicinque ai fotografi contemporanei dell’ Iran

Venerdì scorso ho trascorso una giornata a Reggio Emilia che, dal 20 aprile e fino al 17 giugno 2018, ospita la tredicesima edizione di Fotografia Europea. Il festival promosso ed organizzato da Fondazione Palazzo Magnani con il comune di Reggio Emilia e Regione Emilia Romagna, ha come tema Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie. Il primo cambiamento è stata la temporanea chiusura per lavori di ristrutturazione dei Chiostri di San Pietro, una delle principali sede espositive della manifestazione. La seconda novità riguarda me perché, contrariamente alle mie partecipazioni del 2014, 2016 e 2017, ho scelto di concentrarmi sulle giovani leve della fotografia italiana e non. Non ho escluso però del tutto le mostre di alcuni “big” come Joel Meyerowtz e Toni Thorimbert a Palazzo da Mosto e Mishka Henner e Francesco Jodice all’ex sede della Banca d’Italia. Qui, ho scoperto due progetti, in verità gli unici su commissione voluti dal direttore artistico Walter Guadagnini. 6 schermi che trasmettono immagini live da webcam che inquadrano le coste di 6 nazioni differenti posizionati a cerchio in questo salone illuminato dall’alto. Un’atmosfera quasi surreale e inquietante dato non solo dalla scelta del posto ma anche l’istallazione in sè, il suono del mare, video di webcam anonime che spiano persone e auto, guardi senza capire fino in fondo cosa sta accadendo. Per Jodice invece presenta un percorso diverso, il suo progetto è in divenire che prenderà vita attraverso workshop ed incontri per essere poi esposto durante la prossima edizione.

Non si può parlare di rivoluzioni se non si lascia spazio ai giovani fotografi che più di tutti hanno bisogno di esprimersi e presentare le. 26 ragazzi nati negli anni ’90 hanno partecipato al Progetto Speciale Diciottoventicinque che ha avuto come tutor Davide Tranchina. Rivoluzionario lo è anche l’edificio che ha ospitato le mostre, un avanguardistico spazio in ferro e ampie vetrate rea, realizzato dall’architetto Gianni Boeri nel 1972 caratterizzato da un esterno in ferro e ampie vetrate e dagli interni modulari. È stata una scoperta nella scoperta!  Ho girato e rigirato all’interno delle sale guardando i progetti per provare ad esercitare un mio personale pensiero critico provare ad andare oltre un approccio di pancia. Ho apprezzato molto il progetti di Irene Topan Eppure Soffia perché mi ha portato a chiedermi: cosa soffia? Una politica, un ideale, una partecipazione che non c’è? E quello di Emanuela Bucceri con Per non restare indietro, una progressiva scomparsa dell’immagine usando il bianco, il colore che illumina più che spegnere ma in questo caso accade. Lo so che una recensione vera, come dice qualcuno, deve dare risposte e non crea domande ma appunto mi chiedo: un critico per darsi e dare delle risposte, non parte dalle domande che quell’ora gli suscita? Sugli altri ci devo ancora ragionare dato che con loro non ho sentito molta connessione per diversi motivi ma tutti tutti meritano un applauso per l’impegno e il mettersi alla prova! Bravi!

Un pelino più grandi anagraficamente e famosi artisticamente dei precedenti sono i fotografi emergenti under35 esposti in Azione e immaginario, tre mostre a cura da Daniele De Luigi presso il nuovo Spazio U30CINQUE: Activism, Saggio sulla Cecità e Energia Potenziale. Degli otto artisti esposti nel primo progetto, selezionati con il bando Giovane Fotografia Italiana, ho apprezzato particolarmente Marina Caneve e Tomaso Clavarino e vi spiego perché. La bellunese, con il lavoro Are they rocks or clouds? indaga l’area delle Dolomiti a rischio idrogeologico con approccio interdisciplinare attraverso testo stampato, vecchie foto e dati scientifici. Non banale ma altrettanto coinvolgente a livello emotivo anche il progetto di Tomaso Clavarino con Confiteor (Io Confesso) sugli abusi su minori da parte di preti e membri della Chiesa spesso vissuti nel silenzio e nella vergogna di chi li subisce. La seconda mostra invece, Saggio sulla Cecità è una riflessione da parte di Federica Landi, Emeric Lhuisset e Ana Catarina Pinho sul Mediterraneo e gli immigrati. Altrettanto degno di nota il risultato della residenza artistica vissuta dal duo Calori&Maillard che hanno indagato in Energia Potenziale, la rigenerazione urbana delle ex Officine Reggiane e dei ponti di Calatrava interagendo con abiti e oggetti bizzarri. 

Spazio U30CINQUE

Spazio U30CINQUE

Anche dall’ Iran, Paese ospite della nuova edizione di Fotografia Europea e sinonimo di rivoluzione per la sua storia politica e sociale, arrivano immagini di un’evoluzione fotografica in piena primavera. Nove autori contemporanei iraniani come Gohar Dashti,  Mehran Mohajer, Ali Nadjian, il rivoluzionario Ahmad Aali, studenti del College of Fine Arts dell’Università di Teheran e anche l’italiano Walter Niedermayr aprono una finestra tra verso occidente nei Chiostri di San Domenico. In poche parole, tanti bei progetti e tanta voglia di cambiare la fotografia sotto diversi punti di vista che continuerò a tenere d’occhio!