Le nude macerie de L’Aquila

Sono trascorsi ormai cinque anni dal sisma che la notte del 6 aprile ha distrutto l’ anima, il paesaggio e  l’ arte de L’ Aquila. Ognuno di noi ricorda quel momento come se fosse ieri: io studiavo a Viterbo e alle 3.33 mi svegliai a causa delle ante della mia libreria che sbattevano. Una volta accesa la luce, vidi il lampadario oscillare e pensai: “Chissà cosa staranno combinando i vicini del piano di sopra!” e tornai a dormire. Purtroppo il mattino seguente dovetti fare i conti con la realtà scoprendo attraverso il telegiornale la tragedia avvenuta.

Non sono mancate le accuse e  i pianti in onore dei 309 morti che continuano ad essere ricordati da chi è sopravvissuto alla sisma. Ora è il turno di Paolo Porto, fotografo aquilano che con il progetto PRESSOCCHE’IGNUDA vuole fare sentire quello che ha da dire e soprattutto da vedere. Paolo,  vincitore nel 2002 dell’ importantissimo premio World Press Photo, si interessa da sempre al movimento del corpo umano lavorando nel cinema e nei teatri italiani e stranieri. È tornato nella sua città natale per questo ambizioso progetto con il desiderio di curiosare tra le impalcature del centro storico svelando anche posti ancora inaccessibili. Un valore aggiuntivo è dato dalla collaborazione con ballerini aquilani di danza contemporanea, grande passione del fotografo. In questo modo,  unendo la fotografia artistica con quella di reportage Paolo compie un ennesimo tentativo di porre l’attenzione sulle condizioni della città abruzzese. Si tratta di immagini forti e potenti che immortalano i gesti di corpi nudi che, a contatto con le macerie e con i cantieri, diventano  testimoni di vane promesse. Sono luoghi vuoti e morti che da anni non sono più vissuti dalla gente locale, trasferita senza nessuna logica morale nelle cosiddette New Town. Egli crea una vera e propria mappa interattiva dei luoghi indagati come la piazza di San Domenico, Piazza della Repubblica, Biblioteca Provinciale, Convitto Nazionale e Palazzo Nardis.

Lo scopo finale di Paolo Porti è quello di portare in mostra il suo progetto e di creare un volume delle sue immagini che, ci tiene a specificare, non è stata lavorata in post produzione nè per quanto riguarda le dimensioni né a livello cromatico.

Info: www.pressocheignuda.it