Martin Parr bibliofilo

Martin Parr Collection. UNITED ARAB EMIRATES. Dubai. Autoportrait. 2007.

Da poco più di una settimana si è conclusa la biennale Foto/Industria organizzata dal Mast che tra mostre, workshop, visite guidate ha animato Bologna per un intero mese ma l’evento che ricorderò maggiormente sarà il dialogo con Martin Parr. Infatti è stata l’occasione per scoprire che, il tanto celebre quanto contestato fotografo inglese, è anche un grande collezionista di libri fotografici. Dopo qualche giorno sono corsa in biblioteca per poter sfogliare il primo volume che raccoglie parte della sua collezione: The Photobook: A History (Volume I) pubblicato nel 2004 e curato da Parr e dal fotografo, critico e curatore Gerry Badger. Una storia della fotografia alternativa, Una ricerca ossessiva ed instancabile di edizioni uniche sia di grandi classici che di autori più contemporanei vuol dire creare una storia della fotografia alternativa.

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Ma quali sono stati i libri che hanno segnato la carriera di Martin Parr come bibliofilo? Il primo libro che il fotografo inglese comprò per se stesso fu The Americans di Robert Frank, nell’ edizione americana del 1959. Sfogliando il volume si scopre invece che originariamente la sua prima edizione, pubblicata nel 1958 da Delpire Editoeur di Parigi  era impostata completamente diverso, dall’impaginazione al testo. Solo però con la seconda, spogliata del testo ad eccetto dell’introduzione scritta da Jack Kerouac che The Americans diventa il triste poema d’America con immagini trasparenti, dirette e complesse allo stesso tempo. Ad ogni modo, Frank è stato per Parr la maggiore fonte di ispirazione per la sua carriera di fotografo ma anche gli ha dimostrato come un mezzo possa interpretare sensazioni e descrivere luoghi in maniera del tutto originale e fuori dal comune. Il volume dimostra anche come delle fotografie posso prendere vita grazie ad una perfetta combinazione di impaginazione definita, immagini indimenticabili e testo curato.

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Gli altri cataloghi che hanno segnato la carriera di Martin Parr sono stati ad esemprio Shokuji (The Banquet) di Norbuyoshi Araki, edito da Magazine House (1993) e Facies Dolorosa del medico tedesco Hans Killian (1934), riuscendo a donare alla fotografia una sfumatura in più. Il primo volume, dedicato alla moglie deceduta a causa di una grave malattia, si distingue per un aspetto tecnico e formale nettamente sviluppato utilizzando ad esempio il close- up o il ring flash. Si tratta di una sorta di foto-diario del cibo che hanno condiviso durante i suoi ultimi mesi di vita. Il secondo invece enfatizza il desiderio di un medico di registrare i sintomi dei suoi pazienti unendo l’aspetto scientifico e artistico. Ad una prima analisi le foto, anche per il modo di presentazione, sembrerebbero essere semplice documentazione scientifica di diagnosi. Poi i primi piani in bianco e nero di donne e uomini, si rivelano essere  così intimi ed empatici ritratti di serie e irrecuperabili malattie da colpire l’osservatore nell’animo.

Mi auguro di avere la stessa instancabile voglia di non accontentarsi mai, di cercare sempre quel pezzo in più!