Pietro Poppi e la Fotografia dell’Emilia

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Lo scorso sabato, libera da eventuali straordinari a lavoro, ho colto l’occasione per partecipare al ciclo di incontri Pietro Poppi e la Fotografia dell’Emilia ma solo dopo aver abbandonato la cara sorella in giro per negozi alla ricerca dell’occasione da saldi. Comunque, tornando a noi, l’ evento prende spunto dall’omonima mostra dedicata al fotografo pittore ottocentesco bolognese ospitata presso la Biblioteca d’ Arte e di Storia in San Giorgio in Poggiale, Genus Bononiae. Grazie alle parole di Elvira Tonelli, restauratrice della ditta La Fototeca, che si è occupata del recupero delle lastre fotografiche di Poppi, mi sono ricordata il motivo per il quale mi sono iscritta alla Facoltà di Conservazione dei Beni Cultuali: il prendersi “cura” di opere così delicate per donargli nuova vita permettendo a tutti di gioire della loro presenza. Poi le tecniche, gli strumenti…ascolterei per ore!

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La mostra, curata dalla storica dell’arte Cinzia Frisoni, aperta al pubblico al 28 febbraio 2016 e si compone di oltre 100 oggetti tra stampe all’albumina, negativi su lastra, pubblicazioni e apparecchi fotografici storici.  L’obiettivo è dare la giusta attenzione ad un importante testimone del XIX secolo non solo delle architetture bolognesi ed emiliane ma che ha saputo affrontare altri generi come i paesaggi campestri e i ritratti. Per riconoscere a Pietro Poppi una meritata rilevanza nazionale e permettere la diffusione del suo immenso lavoro è stato necessario un lavoro di critica storico-artistica, di catalogazione e restauro. In particolare quest’ultimo ha riguardato una pulitura delle lastre per renderla leggibile per la digitalizzazione e sicura da maneggiare a causa di lacune e vetri rotti e da conservare per l’identificazione del materiale (emulsione e vernici).

Nato a Cento nel 1833, il pittore Pietro Poppi diventa il proprietario dal 1865 di Fotografia dell’ Emilia, importante studio fotografico bolognese. Importanti onorificenze attestano il talento di Poppi come nel 1888, in occasione dell’Esposizione Emiliana di Bologna per il quale viene nominato unico concessionario fotografico, e vince la medaglia d’oro e un premio speciale da parte della Regina d’Italia. Durante la sua carriera di fotografo pittore, si specializza in vedute urbane di una Bologna di metà Ottocento documentando le sue trasformazioni dalle mura medievali alle piazze del centro storico. Nel 1907 Pietro Poppi, giunto al termine della sua carriera, cede la sua impresa a Luigi Monari e Armando Bacchelli fino alla chiusura definitiva nel 1921. Un paio di decenni dopo, Alfonso Zagnoli, ultimo proprietario dello studio, vende il fondo Poppi alla Cassa di Risparmio di Bologna entrando a far parte delle Collezioni di Arte e di Storia.

Ecco i prossimi incontri: sabato 30 gennaio, interverrà Riccardo Vlahov approfondendo le tecniche di ripresa, i materiali e le attrezzature utilizzate nella fotografia ottocentesca. Si continua poi il 6 febbraio con l’archivista Roberto Spocci e ultimo appuntamento il 20 dello stesso mese, durante il quale Claudia Cavatorta parlerò delle raccolte di fotografia storica dello CSAC.