Top 5: i grandi classici

Ragionando sulle novità da introdurre al blog, ho avuto l’idea di stilare una sorta di classifica trattando di volta in volta un tema differente ma sempre inerente alla fotografia, ovviamente. Uno dei miei più grandi desideri infatti è quello di avere una mia personale biblioteca fatta di saggi, cataloghi e manuali di fotografia dai grandi classici alle ultime sperimentazioni. Oggi inauguro questa novità con i “grandi classici”, ovvero i cinque libri che, a mio avviso, assolutamente bisogna leggere e possedere gelosamente. Si parte da questi cinque:

  1. Sulla Fotografia. Realtà e immagine della nostra società – Susan Sontag

Scrittrice ed intellettuale statunitense, Susan Sontag pubblicò il testo nel 1973 e si compone di una raccolta di saggi precedentemente pubblicati su The New York Review of Book. Gli articoli riflettono sui diversi problemi di natura tecnica, morale ed estetica a partire dalla continua diffusione delle fotografia nella nostra società. Secondo la Sontag, la fotografia si rivela uno strumento di conoscenza del mondo aggressivo, ambiguo ed illusorio che porta il fotografo, perennemente stimolato, provocato e prevaricato, a frammentare la realtà. La scrittrice racconta la storia della fotografia soprattutto quella americana del XX secolo citando autori quali Diane Arbus, Walker Evans, Paul Strand, Weegee, Robert Frank e Edward Steichen.

  1. La camera chiara. Nota sulla fotografia – Roland Barthes

Pochi mesi prima della sua morte, avvenuta nel  1979, Roland Barthes pubblica questo testo  a dir poco illuminante. Le sue considerazioni si concentrano  sul rapporto fotografo/spettatore ma in particolar modo sul binomio studium/ punctum all’interno della fotografia. infatti, la coesistenza di entrambi gli aspetti è la chiave per indagare e comprendere l’essenza di ogni immagine fotografica. Infatti per studium Bathes intende un interesse generale provato dall’ osservatore nei confronti della foto come le caratteristiche dell’opera. Invece il punctum è un particolare traducibile in una folgorazione che attira e incolla gli occhi dell’osservatore. Se la prima parte riflette su cosa sia la fotografia, la seconda si mostra più riflessiva ed intima perché, partendo dal racconto della perdita della madre, giunge alla conclusione che la fotografia si fa portatrice sia di un atto compiuto nel presente ma è contemporaneamente testimonianza di un evento passato falsando così la percezione.

  1. L’opera d’arte nella sua riproducibilità tecnica – Walter Benjamin

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Un testo complesso sia per il tema affrontato che per un linguaggio denso e articolato meritando una lettura attenta e ripetuta. Scritto nel 1935 e pubblicato l’anno successivo, Walter Benjamin analizza l’estremo processo evolutivo dell’opera d’arte in seguito l’ invenzione e diffusione della fotografia e del cinema. Infatti, in passato l’opera era investita da un’ Aura che la rendeva unica, autentica ed irripetibile per essere goduta esclusivamente da pochi eletti nel luogo esatto della produzione, il cosiddetto hic et nunc). Al contrario, grazie all’evoluzione della tecnologia, l’opera riprodotta non più manualmente come in passato come nel caso della fusione del bronzo o della serigrafia, ma attraverso questi nuovi mezzi perde progressivamente l’Aura di esclusività per essere destinata alle masse. Direi che è arrivato il momento di rileggerlo, che dite?

  1. Fotografia e società. Riflessione teorica ed esperienza pratica di una allieva di Adorno – Gisèle Freund

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Quando trovai questo libro tutto ingiallito, sottolineato nelle prime pagine da una matita dal tratto ondulato, e di una vecchia edizione nel 1976 (ancora in lire!) ho pensato: “Deve essere mio!”. Avvolto dall’aura dei grandi classici, il saggio della Freud, fotografa per Life e Magnum, allieva di Adorno e amica di Benjamin, si anima di riflessioni sociologiche sulla fotografia. Dalla crescita della borghesia ai ritratti di Nadar, dalla rivista Life a David Octavius Hill, la scrittrice sottolinea come la cultura fotografica francese tra il XX e il XXI secolo sia stata attraversata da profondi cambiamenti comprese la rivoluzione delle tv e pubblicità cambiando così la percezione dell’immagine. Con un linguaggio chiaro e scorrevole, il tutto è arricchito da analisi sulla situazione politica e dell’evoluzione tecnologia e i cambiamenti che hanno investito l’ambito del giornalismo.

  1. Teoria e storia della fotografia – Rosalind Krauss

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Rosalind Krauss, docente di arte moderna e contemporanea presso la Columbia University, scrisse una serie di saggi tra il 1974 e il 1985 che confluirono nel testo in questione che, nella traduzione italiana porta con sé una certa ambiguità. Infatti non è un classico manuale come può sembrare ma si fonda su una profonda riflessione: attraverso esempi concreti quali le opere di Nadar, Duchamp e dei surrealisti Man Ray e Breton, Stieglitz e Irving Penn, la Krauss dimostra che scrivere una storia della fotografia sistematica e ordinata non ha senso. Perchè? Perché significa scegliere alcuni aspetti e scarnarne altri. Si può comprendere meglio dal titolo originale, Le Photographique. Pour une théorie des écarts che ci fa capire che studiare la storia della fotografia significa prendere in considerazione il legame che essa ha con la filosofia ad esempio e non trattare solamente  gli aspetti tecnici o estetici.