Top 5: la fotografia al cinema

Saranno le notti insonni che ultimamente sono sempre più frequenti o la voglia di recuperare la mia ignoranza cinematografica ma oggi ho piacere  nel stilare la mia personale TOP 5 dei film o documentari sulla fotografia. Si tratta di pellicole che hanno fatto la storia del cinema come il primo titolo (di cui ho il poster appeso in camera) e thriller con grandi attori americani. Ho aggiunto anche un paio di documentari che mostrano un lato poco conosciuto della vita di alcuni fotografi contemporanei oppure scoperte sensazionali. ho scelto tutti questi fim perchè accumunati da una (sciocca?) caratteristica: mi hanno fatto emozionare con la lacrimuccia finale. Allora, pop corn alla mano e…buona visione!

BLOW UP 

Girato nel 1966 e diretto da Michelangelo Antonioni, Blow Up rappresenta una di quelle pietre miliari nella storia della fotografia . ambientato nella Swinging London, un fotografo di moda , interpretato da David Hemmings,  pensa di essere testimone di un oscuro evento. Ma riuscirà a portare a galla la verità? Ma cos’è la verità se non hai prove per dimostrarla? Ecco la trama: il sottile confine tra realtà e finzione, tra gente comune e mimi, tra suoni e silenzi. Non so quante volte l’ho visto…mi entusiasma e mi intristisce allo stesso tempo perchè mette in chiara evidenza, la vera essenza della fotografia. Prossimo step: leggere il romanzo da cui il regista è stato ispirato, ovvero Le bave del diavolo di Julio Cortazar.

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ONE HOUR PHOTO

One Hour Photo è un thriller del 2012 con protagonista Robbie Williams che interpreta Seymour Parrish, un tecnico di laboratorio in un centro commerciale. Eccellente lavoratore, nasconde in realtà una vita molto particolare: per combattere la sua solitudine, si lega alla famiglia Yorkin fotografando ogni istante della loro vita. Li sceglie, a loro insaputa, come famiglia ideale. Ma verrà scoperto? Considerata una delle migliori interpretazioni di Robbie Williams, il film tiene il pubblico con fiato sospesto fino dal primo all’ ultimo minuto…devo ammetterlo anch’io, nonostante non ami particolarmente questo genere.

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THE MEXICAN SUITCASE 

Tratto dalla famosa avventura della “valigia messicana”, il documentario The Mexican Suitcase appunto, diretto da Trisha Ziff nel 2011. Attraverso le fotografie ritrovate dopo circa sett’anni, il film racconta l’atrocità della guerra civile spagnola che Robert Capa, Gerda Taro e David Seymour (detto “Chim”) immortalorono tra il 1936 e 1939. È una storia che ha dell’incredibile. Per sfuggire alla furia distruttiva nazista, più di 4500 negativi partirono da Parigi, dove si trovava lo studio di Capa in rue Froidevaux, insieme a Csiki Weisz per Bordeaux. Da qui se ne perdono le tracce. Cornell Capa, fratello del famoso Robert, lancia un appello nel 1979 per ritrovare la valigia e dopo diverso tempo e trattative, dal Messico arrivano al International Center of Photography di New York nel 2007. Il resto è storia.

Mexican Suitcase, MS 46

IL SALE DELLA TERRA 

Ricordo che andai a vedere questo documentario insieme alla mia coinquilina in una sera piovosa qui a Bologna, un pò scettica. Fino a quel momento, le fotografie di Sebastião Salgado non mi convincevano molto, le sentivo quasi finte…troppa post produzione? Troppo perfette? Va bene l’esporazione della natura incontaminata ma mi chiedevo: “C’è dell’altro?”. Ora rispondo: “Eccome!”. Grazie alla maestria di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, il documentario esplora la vita di Salgado, dalle origini umili ai primi viaggi, i rapporti col padre ai suoi reportage. Un racconto intimo ma dal sapore monumentale che fa comprendere a fondo cosa si cela dietro uno scatto, il desiderio di indagare l’uomo più puro come gli indigeni e la natura indifesa: ovvero Il Sale della Terra.

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FINDING VIVIAN MAIER

Anche la storia di Vivian Maier nasce da una scoperta casuale o da un momento fortunato. Ebbi l’occasione di vedere il film in italiano Alla ricerca di Vivian Maier durante il mio viaggio estivo a Milano…che emozione ricordarlo! Torniamo a noi, tutto ebbe inizio nel 2007 quando un collezionista, fotografo e storico di nome John Maloof, alla ricerca di materiale sul suo prossimo libro sulla storia di un quartiere di Chicago, acquistò per 380$ una scatola contenente dei negativi presso una piccola Casa d’ Aste attirando l’attenzione dei critici. Da allora iniziò l’avventura alla ricerca di informazioni per ricostruire il talento del fotografo sconosciuto: una bambinaria schiva e riservata ma dall’anima da street photographer. Grazie ad interviste di amici (tra cui Joel Meyerovitz che incontrai personalmente qui a Bologna) e i bambini dell’epoca, oggi adulti, ci svelano un lato sconosciuto della donna che da allora ha attirato l’attenzione di tutto il mondo e non c’è museo o galleria che non voglia esporre le sue foto.

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