Il Marocco tra tradizione e modernità: “La Bête” di Yasmina Benabderrahmane

La Bête Yasmina Benabderrahmane

Il Marocco è stato il mio ultimo viaggio all’estero ad ottobre 2019 (sigh!) e per me si è rivelato una sorpresa continua! Ho conosciuto un Paese con una fortissima cultura fatta di colori, profumi e rumori e in un certo senso l’ho ritrovato in  La Bête, ultimo libro di Yasmina Benabderrahmane, edito dalla MACK Press Images.

Ne La Bête l’autrice racconta il suo ritorno in Marocco dopo ben 14 anni e, tra le dune e le pianure, Yasmina Benabderrahmane si scontra con un Paese in evoluzione, da una parte fortemente legato alla tradizione e dall’altra lanciato verso la modernità più contemporanea.

 

La Bête. A modern tale

In La Bête Yasmina Benabderrahmane racconta il ritorno nel suo Paese natale, il Marocco, esattamente nel 2012,  e il suo diventa un viaggio mentale e fisico, personale e globale. Ritrova le sue origini dopo anni e lo fa attraversa il paesaggio marocchino fatto di dune e pianure e a mappare con la fotografia e il video la sua evoluzione.

La Bête Yasmina Benabderrahmane

© Yasmina Benabderrahmane

C’è un Marocco roccioso e spoglio come le pianure desertiche di Chichaoua dove i villaggi sembrano essersi fermati nel tempo e la tradizione regna e c’è un Marocco più moderno come la valle di Bouregreg. Qui dal 2018 si costruisce un nuovo centro culturale simbolo del cambiamento contemporaneo. Lo sguardo di Yasmina Benabderrahmane va sui dettagli e sulle trame, sulle mani che modellano e trattengono oggetti, sulle pietre sporche che si traducono in una visione nostalgica e intima della storia del Marocco. L’artista ci invita a seguire i sentieri tortuosi della sua storia personale diviso tra il mondo ancestrale e quello moderno.

La Bête Yasmina Benabderrahmane

© Yasmina Benabderrahmane

Il progetto La Bête di Yasmina Benabderrahmane ha vinto BAL AWARD FOR YOUNG CREATION WITH THE ADAGP 2019. Lo scopo di questo premio è quello di accompagnare per due anni la realizzazione di un progetto creativo che rientri nell’ampio spettro dell’immagine-documentario, fisso e in movimento, mettere in discussione la nostra esperienza umana. Grazie a questo prestigioso premio, Yasmina Benabderrahmane ha esposto La Bête presso Le Bal di Parigi lo scorso anno.

 

Il progetto di sviluppo nella Valle di Bouregreg

Yasmina Benabderrahmane racconta nel suo libro fotografico non solo le sue radici più intime ma anche la crescita del Marocco, un Paese che si divide tra tradizione e modernità. 

Prova di questa sviluppo è il progetto di costruzione di un nuovo centro culturale, teatro e museo archeologico nella valle del Bouregreg a pochi chilometri dalla capitale Rabat. Si tratta di un progetto voluto dal Re che assomiglia agli occhi dell’autrice per la sua forma architettonica a conchiglia e anche metaforicamente ad una bestia accovacciata, simbolo della  modernità che minaccia e divora il paesaggio di un Paese fortemente tradizionale.

La Bête Yasmina Benabderrahmane

© Yasmina Benabderrahmane

Il progetto prevede infatti la costruzione anche di edifici residenziali, uffici, spazi commerciali, aree pubbliche, ospedale e università e il restauro della Chellah, una necropoli marinide designata come patrimonio mondiale dell’UNESCO e lo sviluppo dell’area agricola in prossimità della città. Basata su un modello di sviluppo urbano integrato, il risultato atteso più importante è il miglioramento dell’ambiente di vita della popolazione.

La Bête Yasmina Benabderrahmane

© Yasmina Benabderrahmane

Infatti l’area metropolitana di Rabat-Salé-Témara, divisa dalla Valle Bouregreg, è  la seconda più grande del Marocco in termini di popolazione (2 milioni di abitanti) ed economia. Il progetto, iniziato nel 2018 con un costo totale di 394 millioni di euro, consentirà di bonificare le rive del fiume Bouregreg, avvicinerà le città di Rabat e Salé e contribuirà a creare nuovi collegamenti.

 

Biografia di  Yasmina Benabderrahmane

La Bête Yasmina Benabderrahmane

© Yasmina Benabderrahmane

Yasmina Benabderrahmane, nata nel 1983, è un’artista visiva la cui pratica si trova tra la fotografia documentaria e il film diaristico. I suoi lavori sono spesso ispirati dalla storia familiare o da incontri inaspettati che risuonano nella memoria collettiva.

Ha  esposto in diverse mostre collettive, come il 54 ° Salon d’Art Contemporain de la ville de Montrouge (2009), Jeune Création al CENTQUATRE di Parigi (2013) e Art Vilnius in Lituania (2018). Le sue opere video sono state presentate anche a festival internazionali come il Festival du Film de Fesses in Francia, il Billboard Festival a Casablanca, Marocco (2016) e il Festival du Film Francophone Islandais a Reykjavik, Islanda (2018). Ha vinto il Solveig-Anspach 2018 Award e LE BAL Award for Young Creation 2019.

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