I murales di Belfast

Il ricordo più intenso del mio viaggio in Irlanda del Nord, precisamente a Belfast, è legato ai murales che raccontano di una storia che difficilmente si comprende dall’esterno, parlo dei troubles. Ennesima conseguenza di possibile colonialismo europeo che non smette di creare ansie e tensioni anche per i recenti avvenimenti legati alla Brexit. Murales che raccontano una ferita ancora aperta e si avverte camminando per le vie dei quartieri di periferia coinvolti dagli scontri, dove si respira l’anima di una città.

Belfast Ovest e i troubles

È trascorso già un mese dal mio viaggio a Belfast e un paio di post fa vi ho raccontato il mio diario che mi ha visto girovagare in città con qualche gita fuoriporta (Guinness e pianti nostalgici inclusi). Però mi mancava un piccolo pezzo che meritava uno spazio a parte dato che rappresenta la parte più emozionante della mia esperienza. Sto parlando dei murales che in centro (come Alicé in Donegall Street o di altri autori a me sconosciuti) e fuori invadono la città creando una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto.

La Belfast contemporanea è conosciuta alla cronaca per essere stato scenario dei troubles, scontri armati tra la comunità cattolica repubblicana residente in Falls Road e protestante filo-britannica in Shankill Road durante gli anni ’70 (terminati ufficialmente nel 1998 grazie all’Accordo del Venerdì Santo). Tra i loro quartieri nel 1969 venne elevato il primo muro come momentanea misura di sicurezza con lo scopo di sedare gli scontri che si facevano sempre più duri e sanguinosi. Da allora ne sono stati costruiti altri, di cemento, alti una decina di metri con annesso filo spinato e se ne possono contare circa 100 arrivando ad una lunghezza complessiva di circa 15 km, i cosiddetti Muri della Pace (si trova anche in altre località nordirlandesi come Derry). Diventata meta turistica, è consigliato di salire a bordo ai Black Taxi che vi fanno da guida nell’area grazie ai racconti degli autisti del posto. Invece io mi sono avventurata a piedi, dopo la visita a Crumlin Road Gaol e ho avuto sensazioni opposte camminando per Shankill Road e poi Falls Road. Silenzio e tensione nel primo e atmosfera più accogliente nella seconda e non so se sia dipeso dalle suggestioni mie personali o da altro. Nel bene o nel male, è in progetto lo smantellamento di tutta la linea entro il 2023 anche se i muri più difficili da abbattere sono quelli mentali.

I muri della pace che dividono Shankill Road e Falls Road © Luciana Travierso

Shankill Road

La mia scoperta di una Belfast rosso sangue inizia da Shankill Road, in irlandese significa “chiesa antica” e fa rifermento ad un’antica chiesa del V secolo dedicata a San Patrizio presente in zona. La via è simbolo della comunità protestante in maggioranza lealista che sostiene la Monarchia Inglese e infatti tutti i murales che incontro raccontano di persone, eventi e riferimenti alla loro ideologia. Sono scuri, hanno spesso bandiere dell’Union Jack e rappresentano episodi infelici a partire da Summer of 69 in Hopewell Avenue che scorgo in lontananza. Questo murale ricorda il tragico evento che vide morire 8 persone e essere ferite 750 a causa di uno scontro in strada nell’agosto del 1969. Le due forze coinvolte erano l’ UVF (Ulster Volunteer Force), organizzazione paramilitare nordirlandese che si oppose all’unificazione di tutta l’Irlanda invece voluta dall’IRA (Irish Republican Army).

Summer of 69, Belfast © Luciana Travierso

Poi arrivo in Shankill Road e mi dà il benvenuto la scritta “Welcome to Shankill Road” e sotto un murale con alcuni personaggi cari alla memoria del quartiere accompagnati da scritte e decorazioni. A sottolineare l’atmosfera e la tematica militare continuamente rappresentata in questo quartiere, noto il murale dedicato alla battaglia di Bayardo. Qui, su un lato del pub colpito da un attacco dell’IRA, campeggiano in alto le immagini delle persone uccise nel 1975 e un altro commemorativo della battaglia delle Somme del 1917 o il Massacro di Springhill dove nel 1972 l’Esercito Inglese sparò a 5 persone del posto secondo loro attivisti dell’IRA, appartenenza rifiutata dai loro stessi familiari. Altri ancora sostengono la figura storica di William d’Orange, simbolo della vittoria dei protestanti sui cattolici come quello in Sandy Row.

Falls Road

Al contrario, appena metto piede in Falls Road, l’atmosfera generale del quartiere cambia, mi sembra più distesa e anche il registro dei dipinti è differente: i murales sono molto colorati e supportano cause sociali e ambientali e la lotta alle disuguaglianze. In più le scritte delle vie e dei negozi sono sia in inglese che gaelico. Cerco e finalmente trovo il simbolo della loro comunità e credo uno dei simboli più fotografati della stessa città: il murale dedicato a Bobby Sands.

Murales dedicato a Bobby Sands in Falls Road © Luciana Travierso

Dopo essere stato imprigionato a Crumlin Road Gaol, Bobby morì nel blocco H della prigione di Long Kesh il 5 maggio del 1981 dopo 66 giorni di sciopero della fame (preceduto da quello delle coperte e dello sporco) per rivendicare lo status di prigioniero eolico da parte degli inglesi. Come volontario dell’IRA e ufficiale di comando dei prigionieri repubblicani, fu il primo di dieci uomini a morire in prigione quell’anno. Per far pressione al governo britannico e salvare le vite degli altri compagni in sciopero, venne deciso che, come prigioniero, avrebbe dovuto partecipare alle elezione a Westminister. infatti, il 9 aprile venne eletto come membro del Parlamento ricevendo più di 300 000 voti che fu molto di più in confronto a quelli ricevuti dal primo ministro inglese al tempo, Margharet Tatcher. Il murale dedicato a Bobby, realizzato nel 1998 dall’artista locale Dan Devenny, si trova precisamente nell’angolo tra Sevastapol Street e Falls Road sul muro della sede del partito  Sinn Fein  ed è senza dubbio uno dei più fotografati di Belfast. Mostra un Bobby Sands sorridente, da una foto scattata mentre lui era in prigione. Ora la salma giace nel cimitero di Milltown, appena fuori Belfast dove sono sepolti tutti i volontari militanti dell’IRA.

Memorial Garden in Falls Road © Luciana Travierso

Poco più avanti, the Falls Garden Memorial, aperto nel 2001 e dedicato alla memoria dei volontari dell’IRA e ai residenti del quartiere che morirono durante gli scontri. Il giardino, che contiene giochi d’acqua, è un luogo tranquillo e protetto anche per sedersi e riflettere. Il murale che si affaccia sul giardino contiene immagini di giovani uomini dell’IRA che morirono nell’Active Service (piccoli gruppi militari legati all’IRA con il compito di realizzare attacchi armati) e una mappa dell’area dove sono segnati i punti dove morirono.

 

International Wall

Tornando in città, nell’angolo tra Divis Street e Northumberland Street trovo l’ International Wall, dove circa 30 dipinti decorano muri dell’edificio che ospitava un ex mulino, diventato un altro simbolo di Belfast.

International Wall © Luciana Travierso

 Questi rappresentano simboli della causa repubblicana come quello dedicato a Francis Hughes,  catturato durante uno scontro dai soldati inglesi e seguì Bobby Sands come secondo membro dell’ira a partecipare allo sciopero della fame. morì 9 giorni dopo, il 12 maggio all’età di 25 anni. Sul murales è circondato dai compagni dello sciopero e da repubblicani del passato. È possibile scorgere anche il ritratto di Nelson Mandela, anche lui prigioniero politico e Presidente del Sudafrica, ha un posto speciale nel cuore di chi combatte la libertà nel mondo, come Belfast ovest. Fanno da sfondo le bandiere del Sudafrica e della Repubblica d’Irlanda. Altro simbolo di lotta fu Rederick Douglas che fu uno dei primi leader del movimento abolizionista che lottò per la fine della schiavitù negli usa decenni prima la rivoluzione di indipendenza.  ispirò due irlandesi a scappare dalla schiavitù, Douglas arrivò in Irlanda durante la carestia. da allora sostenne l’abolizione della schiavitù, i diritti delle donne  e la libertà irlandese. Solidarietà anche nei confronti della Palestina, coinvolta anch’essa da scontri armati e presenta problematiche comuni a quella degli Irlandesi. Commissionato da un gruppo locale, i murales sono cambiati in base al susseguirsi delle vicissitudini in Palestina. i murales del passato  si sono focalizzati  su eventi come la fondazione dello stato d’ Israele, i bombardamenti su gaza da parte di Israele, scioperi della fame e la sofferenza dei prigionieri palestinesi.  I repubblicani irlandesi sostengono anche cause ambientali come il cambiamento climatico e qui si trova un altro murale dedicato: commissionato dall’ Irish Charity Trocaire, questo murale promuove il messaggio dell’ingiusto cambiamento climatico che colpisce in particolar modo le comunità più povere del mondo ed è causa di siccità, fame e povertà. 

In copertina: Peace wall (particolare), © Luciana Travierso