Intervista a…Marianna Santoni

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Fotografa professionista, docente universitaria presso l’ I.S.I.A. di Urbino, autrice di diverse pubblicazioni e membro di ristretti gruppi internazionali degli Wacom Evangelist e degli X-Rite Coloratti, Marianna Santoni è considerata un Guru di Photoshop e ad oggi ha ricevuto molti riconoscimenti prestigiosi in Italia e all’estero. 

Il suo motto è:

Non c’è niente di così difficile che non possa essere spiegato in modo semplice.

  1. Quando hai capito di voler diventare una fotografa? Come hai iniziato?

Da sempre sono stata appassionata di arte, fin da quando ero bambina. Mi piaceva molto disegnare, leggere, ballare, recitare. Ad un certo punto mio padre, in occasione di una gita, mi regalò una piccola fotocamera compatta a pellicola. Iniziai istintivamente a portarla sempre con me. Quella prima fotocamera fu poi seguita da un’altra appena migliore e così via… non c’è stato un vero e proprio momento al quale riesco a ricondurre l’inizio della mia passione. All’università ho studiato antropologia visuale, a Perugia, perché era la cosa più simile a quello che mi affascinava di più: la fotografia. Purtroppo le accademie e gli istituti privati dove si studiava fotografia in modo specifico erano proibitivi per noi economicamente. Anche per via di questo mio percorso di studi non ho mai veramente desiderato di diventare una fotografa, la percepivo come una cosa troppo alta e irraggiungibile. Poi è successo che ad un certo punto mi sono scoperta pronta per esserlo: è stata un’evoluzione naturale, un percorso coerente e continuativo.

 

  1. Quale è stata la svolta della tua carriera?

La prima grande svolta nella mia carriera avvenne quando feci il colloquio con Adobe, nel 2004. Fu tutto molto casuale. Il mio ragazzo di allora, scaricando degli aggiornamenti per Photoshop dal sito ufficiale, vide che stavano reclutando persone e pensò di mandare il mio curriculum a mia insaputa. Con mia grande sorpresa superai le prime selezioni e, senza aspettative, mi presentai al colloquio. Ero certa che non mi avrebbero presa e immaginavo che avrei dovuto fare molti altri colloqui, quindi volevo innanzitutto toccare con mano come funzionasse l’approccio con una multinazionale. Non essendomi mai confrontata prima di allora in merito a Photoshop con nessun fotografo professionista, non avevo la minima idea del mio livello: per me era semplicemente un software che stavo studiando per conto mio da appena 2 anni. Al colloquio mi fecero non solo domande su Photoshop ma anche di cultura generale, arte e fotografia… fui molto colpita dal fatto che mi chiedessero mille cose che avevo studiato solo per pura passione. Al di là di ogni aspettativa mi trovai a raccogliere i frutti di una cultura che ero andata sedimentando in anni e anni. Sembrava che mi fossi preparata da tutta una vita a quel colloquio.
Alla fine fui scelta tra centinaia di candidati: all’epoca eravamo 4 Adobe Guru in tutta Italia per Photoshop, io ero la più giovane e l’unica donna per questo software. Da lì in poi iniziai ad essere chiamata da molte altre multinazionali. Quel colloquio fu un trampolino di lancio enorme.005__Foto_Marianna_Santoni Adobe Guru

  1. Fotografa, esperta Photoshop, docente universitaria: in quale di queste attività ti riconosci maggiormente?

Fotografa indubbiamente. Il fatto di essere riconosciuta come esperta di Photoshop e di essere apprezzata per come insegno mi ha portato ad intraprendere anche quella strada. Tutti tendiamo a diventare ciò per cui veniamo elogiati.

Tuttavia, anche se come fotografa tendo da sempre ad essere più schiva, sono riuscita per fortuna a conquistare comunque la fiducia di committenti importanti. Il percorso parallelo come fotografa resta quindi forse il più importante per me ed è quello che dà il senso anche al resto: d’altra parte se non fossi fotografa non riuscirei ad insegnare o a portare avanti tutto il lavoro di ricerca che faccio. Resterebbe tutto troppo astratto.

  1. Quale riconoscimento ti ha dato più soddisfazione nella tua carriera?

Forse quello più importante per il peso che ha, è quello che ho ricevuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Nel 2010 sono stata selezionata tra le 54 donne di talento italiane che negli ultimi anni hanno saputo maggiormente distinguersi nel proprio settore professionale.
È stato anche speciale per me poter entrare nel team degli Wacom Evangelist perchè ancora una volta mi sono ritrovata ad essere l’unica donna e la più giovane ad avere quel riconoscimento: alla prima riunione degli Wacom Evangelist eravamo appena in 5 da tutta Europa. Dopo qualche anno, nel 2009, sono entrata anche nel team degli X-Rite Coloratti tra i maggiori esperti al mondo del colore. Un’altra grande soddisfazione è stata diventare docente universitaria. Lo è stata anche per i miei genitori che forse per la prima volta hanno capito che avevo un lavoro serio :-D.

In poche parole nella mia carriera non posso dire che siano mancati riconoscimenti gratificanti, ma sono sempre arrivati dall ’esterno come una sorpresa. Non ho mai mandato una sola volta in vita mia il mio curriculum ad un’azienda, né ho mai partecipato a nessun contest, concorso, selezione o premiazione. Mi è davvero capitato tutto tra le mani un po’ per caso. A volte mi sento come Forrest Gump.
L’unica cosa nella quale mi impegno davvero tanto da sempre è solo cercare di essere all’altezza della fiducia che mi viene data. E non è mai facile.Untitled-1

  1. Cosa ti ispira nel tuo lavoro?

Mi ispira tantissimo la lettura perché da quando ero bambina, ho sempre avuto un libro sul comodino. La mia casa è sommersa di libri. Poi, da più di 10 anni, vedo più di 80-100 mostre di arte ogni anno, quasi un hobby maniacale. Vado a vederle soprattutto perché mi piacciono, per piacere personale non con l’intenzione di trovare ispirazione… poi l’ispirazione arriva quando meno te lo aspetti. Infine, una continua fonte di ispirazione sono le tante persone che ho modo di incontrare in contesti e realtà molto diversi e spesso più grandi di me.

  1. Hai ancora un sogno nel cassetto?

Sì, ho un progetto bellissimo ma non te ne posso ancora parlare. Comunque è legato ai progetti umanitari che porto avanti parallelamente da diversi anni.