In un Paese come l’Italia, dove ogni comunità custodisce storie e tradizioni tramandate per secoli, le feste popolari non sono semplici appuntamenti nel calendario, ma momenti di autoriconoscimento collettivo. Sono giorni sospesi in cui la comunità si guarda allo specchio, riafferma la propria identità e rinnova, attraverso la partecipazione, il legame con la terra, la memoria e la spiritualità.
La mostra Legami intangibili. Ventotto paesaggi festivi in mostra, ospitata al Museo di Roma in Trastevere, nasce dalla consapevolezza di mettere al centro il valore immateriale della festa, intesa come dispositivo sociale, luogo di relazione e patrimonio culturale vivente.
a
La mostra:
28 paesaggi festivi, cinque sguardi, un’unica geografia emotiva
Il percorso espositivo — sviluppato all’interno del progetto dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale e vincitore del bando Strategia Fotografia 2022 — raccoglie 28 reportage fotografici realizzati da cinque autori contemporanei (Marina Berardi, Barbara Di Maio, Francesco Faraci, Francesco Francaviglia e Fausto Podavini). Non sono immagini “turistiche”, ma osservazioni partecipate: ogni fotografo ha seguito le comunità, dialogato con gli abitanti, accompagnato le fasi preparatorie, gli addobbi, i gesti ripetuti negli anni come formule rituali.
Il risultato è un mosaico visivo che attraversa nord e sud, montagna e mare, feste patronali, carnevali, riti arborei, processioni, danze e performance collettive. Il filo conduttore non è la spettacolarità, ma la relazione: relazione tra persone, tra persone e paesaggio, tra cultura e natura.
In questa prospettiva — dove la fotografia diventa testimonianza e strumento di indagine — spiccano tre feste lucane che incarnano in modo potente la dimensione simbolica del rapporto tra comunità e ambiente.
In Basilicata il rapporto tra comunità e paesaggio si esprime in feste che uniscono boschi, animali, silenzi rituali e memoria contadina. Dal Maggio di Accettura ai carnevali di Tricarico e Satriano, la tradizione diventa gesto collettivo e identità viva: tre modi diversi di raccontare come un territorio custodisce la propria storia.
a
Il Maggio di Accettura:
la forza collettiva di un albero che diventa identità
Nel piccolo borgo di Accettura, l’aria di Pentecoste non è mai un giorno qualunque: è il momento in cui la comunità si riunisce attorno a un rito arboreo tra i più antichi del Mediterraneo. Il “Maggio”, un albero selezionato nei boschi circostanti, viene abbattuto, trascinato e trasportato fino al paese. Il tronco, abbinato alla “Cima”, diventa metafora dell’unione tra maschile e femminile, tra terra e cielo, tra forza fisica e destino rituale.

Il Maggio di Accettura (MT) © Archivio ICPI, ph Fausto Podavini
Le fotografie di Fausto Podavini raccontano il rito non come folklore, ma come atto comunitario: uomini che tirano corde, volontari che guidano i buoi, giovani e anziani che partecipano allo stesso sforzo, famiglie che tramandano la memoria. Nei volti sporchi di terra e sudore, Podavini coglie la consapevolezza di un gesto necessario: portare l’albero in paese significa portare avanti una storia che sopravvive grazie alla condivisione.
Il Maggio non è spettacolo: è appartenenza. È il modo con cui Accettura continua a dirsi comunità.
a
Il Carnevale di Tricarico:
il suono che guida la mandria e sveglia la memoria
Dalla dimensione sacrale dei boschi ci si sposta alle strade di Tricarico, dove il Carnevale prende vita attraverso una mandria immaginaria guidata dal frastuono dei campanacci. Qui la fotografa Marina Berardi non documenta semplicemente un corteo, ma un mondo pastorale che ritorna in scena, con i suoi ritmi, le sue gerarchie simboliche, il suo rapporto con la natura.

Il Carnevale di Tricarico (MT) © Archivio ICPI, ph Marina Berardi
Le maschere di vacche e tori non imitano gli animali: li incarnano. La mandria attraversa il paese nella “transumanza carnevalesca”, rievocando l’economia agricola, le migrazioni stagionali, la dipendenza dagli animali e dai pascoli. È un carnevale che non deride: ricorda.
Berardi mostra i dettagli: mani che stringono le funi, sguardi concentrati sotto le maschere, bambini che imparano a seguire il ritmo metallico. Il suono dei campanacci diventa battito identitario, un modo per dire che a Tricarico la memoria non è un archivio, ma una pratica collettiva che ogni anno torna a vivere per le strade.
a
Il Carnevale di Satriano:
quando il bosco cammina tra le case
Se a Tricarico sono gli animali a guidare la comunità, a Satriano di Lucania è la foresta che entra nel paese. Il Carnevale locale è noto per la presenza dei Rumita, figure ricoperte di frasche che, muovendosi in silenzio, bussano alle porte chiedendo un ramoscello in cambio di un augurio. Non parlano, non danzano: esistono come gesto ecologico e spirituale.

Rumit di Satriano di Lucania (PZ) © Archivio ICPI, ph Fausto Podavini
Nel reportage di Fausto Podavini, i Rumita occupano lo spazio urbano come elementi vegetali: non individui mascherati, ma simboli del legame uomo-natura. Il Carnevale di Satriano non esaspera il caos: evoca una continuità tra comunità e foresta, tra ecologia culturale e ritualità.
Il passaggio dei Rumita è un invito: non dimenticare il bosco, non rompere l’equilibrio, non sacrificare il paesaggio. In questo modo, Satriano trasforma il Carnevale in una narrazione ambientale, dove la tradizione diventa linguaggio contemporaneo.
a
Una mostra da vedere per capire l’Italia attraverso le sue feste
“Legami Intangibili” è una mostra che parla di patrimonio culturale immateriale, fotografia contemporanea e feste popolari italiane, offrendo al visitatore un percorso immersivo fatto di gesti, luoghi, volti e riti condivisi. È un invito a guardare l’Italia con più attenzione: non solo come Paese di opere d’arte, ma anche come territorio di feste vive, che ancora oggi raccontano l’identità delle comunità.
Le immagini dedicate alla Basilicata — dal Maggio di Accettura al Carnevale di Tricarico fino al Carnevale di Satriano di Lucania — mostrano quanto una festa possa essere ecologia, memoria, senso di appartenenza, rapporto con la natura.
Per chi ama antropologia, tradizioni popolari, fotografia documentaria, riti e folklore, il Museo di Roma in Trastevere diventa un punto di osservazione privilegiato: qui il pubblico può scoprire 28 feste italiane raccontate da cinque autori in un unico percorso espositivo. Se stai programmando una visita a Roma, se cerchi eventi culturali autunnali e invernali o se vuoi vivere un museo lontano dai percorsi più turistici, questa è una mostra che vale il viaggio.
a
In copertina: arnevale di Tricarico , Tricarico MT ® Archivio ICPI, ph Marina Berardi