Intervista | Alice Palamenghi e la vaporwave

Inizia una nuova settimana ed è in realtà una settimana importante visto che fra due giorni il blog festeggia il 5° anno e Alice Palamenghi, giovane artista vaporwaver, ha l’onore di inaugurarla. Sono inciampata nelle opere di Alice durante la ricerca di artisti digitali per un bando e all’inizio ero un po’ sconvolta da questa grafica anni Novanta dai colori fluo abitata da palme, statue classiche e unicorni. Poi ho capito che la vaporwave è uno dei movimenti più contemporanei che ci possano essere e direi che me ne sono innamorata!

1. Nata a Brescia, hai studiato a Venezia e hai trascorso un periodo di vita e lavoro a Londra. Un percorso formativo che, partendo dalla Lombardia, ti ha portato a confrontarti con altre realtà estere. Qual è la lezione più importante che hai imparato e che se riuscita a trasferire nel tuo lavoro?

L’esperienza presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia hanno racchiuso gli anni fondamentali in cui ho sviluppato le basi della mia ricerca. In quel contesto, la Scuola di Nuove Tecnologie a cui ero iscritta, ho potuto alternare il percorso laboratoriale, a quello “teorico”, studiando, quindi aumentando la consapevolezza rispetto i temi e le emersioni delle “nuove estetiche” nell’ambito del contemporaneo.
Oltre a questo, il contesto veneziano, ospitando importanti rassegne d’arte mi ha dato anche la possibilità di frequentare i luoghi deputati all’arte e di entrare in contatto con professionisti e coetanei che stavano intraprendendo il mio stesso percorso.
Per quanto riguarda l’esperienza londinese, si è trattato di un periodo altrettanto fondamentale. Ho lavorato in un contesto internazionale dove ho rafforzato le mie conoscenze tecnico-pratiche legate alla mia ricerca, sia gli aspetti “teorici”, legati all’offerta culturale della città.

© Alice Palamenghi, “:nar·cì·ṣo:” (2018)

2. Cosa ti ha spinto verso la Vaporwave? Cos’è la Vaporwave per te? 

Considero “Vaporwave” un mezzo, una cifra stilistica che incapsula ciò che la mia generazione ha vissuto con l’arrivo di Internet.
Vaporwave è un tag, uno scenario verso cui provo un interesse estetico. Vaporwave, nel mio caso è una ricognizione rispetto le architetture virtuali dei sistemi informatici (in particolar modo con il propagarsi dei personal computer dalla metà degli anni novanta) e delle possibilità di manipolazione e remix delle fonti digitali. Vaporwave è come detto, una delle emersioni culturali legate al computer e a “lo Internet” (trova spazio assieme al cyberpunk e alla mitologia del cyberspazio per esempio), che aiuta a contenere parte delle sperimentazioni espressive sulla scorta della rivoluzione tecnologica degli ultimi quarant’anni.

© Alice Palamenghi, “Kitbashing” (2018)

3. Su cosa di concentra il tuo lavoro? 

Il mio lavoro, per rimanere connessa a quanto dicevo rispetto lo scenario Vaporwave, riguarda la creazione di scenari, di paesaggi virtuali animati dai modelli 3D che da qualche anno sto creando.
Una parte importante del mio lavoro consiste nella creazione di un archivio di modelli 3D; un archivio che si arricchisce costantemente di elementi che poi trovano uno spazio all’interno delle mie ambientazioni. Si tratta per lo più, come dicevo, di icone, di immagini e suggestioni che utilizzo per un narrare sulla mitologia digitale.

© Alice Palamenghi , “Glitch Souls” (2018), video music by Kick

4. Essendo un movimento così giovane, in che modo la vaporwave si inserisce nel contesto dell’arte contemporanea?

Vaporwave è per così dire, uno dei territori che sono stati “riconosciuti” in quel più vasto scenario che è il post-digitale. Si tratta di uno strumento, il computer, molto potente; tanto potente che è stato in grado di modificare lo scenario in cui era stato inizialmente deposto. Ha generato cultura e soprattutto, ha creato un luogo virtuale non-virtuale, in cui trascorrere del tempo.
Questo è uno dei grandi temi del nostro presente e pertanto anche uno dei grandi temi dell’arte contemporanea.

© Alice Palamenghi, “To Ithaca” (2018)

5. Su cosa stai lavorando ora? Ultimi progetti?

Sto lavorando su un progetto editoriale indipendente in formato digitale, in cui unire la mia parte “classica”, come dicevo, legata alla costruzione del mio mio archivio di modelli 3D, a una parte testuale. La forma sarà quella di una fanzine digitale dedicata ai grandi temi del territorio post-digitale.
Svilupperò questo format all’interno di crudostudio, un open-lab., lo studio da me co- fondato a Londra nel 2017.

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In copertina: © Alice Palamenghi, #~SPA;#% (2017)