Intervista | Fabio Moscatelli e la ricerca del bello nelle storie buie

fabio moscatelli gioele

Ho scoperto i lavori di Fabio Moscatelli per caso, seguendo un video del mio ex professore di fotografia dell’Università (e relatore di tesi) Augusto Pieroni dedicato alle Immagini al limite dell’invisibile. Tra i tanti riferimenti fotografici quali Hiroshi Sugimoto o Luisa Lambri, viene citato anche il fotografo romano e sbircio il suo sito: originario di Roma e vincitore di diversi premi ( concorsoNational Geographic nella categoria Ritratti nel 2013, Moscow International Foto Awards’14 nella categoria  Book nel 2014 e  Slideluck Napoli nel 2016). Dei suoi progetti mi colpisce soprattutto uno: Gioele, curato da Irene Alison.

Come, quando e perchè nasce il progetto “Gioele”?

Il progetto Gioele nasce per caso 6 anni fa.  Avevo da poco concluso un altro lavoro sugli stati vegetativi, Sleep Of No Dreaming, e mi sarebbe piaciuto affrontare la tematica dell’autismo perchè non conoscevo nulla sull’argomento. Un’amica mi mise in contatto con una sua conoscente con un figlio autistico, Gioele.

Quello che volevo raccontare la straordinaria quotidianità e normalità di questo ragazzo perché nei miei reportage sociali, tendo sempre a trovare il bello anche nelle storie buie.

Gioele non è mai stato soggetto passivo ma è diventato parte integrante del lavoro perché attraverso la fotografia ha raggiunto tante conquiste perché ha imparato a fotografare e socializzare. Infatti nel primo libro, pubblicato nel 2015, si trovano sia le mie che le sue fotografie e in più disegni realizzati sempre dal ragazzo.

© Fabio Moscatelli, Gioele

© Fabio Moscatelli, Gioele

Sei stato affiancato da educatori nella realizzazione di questo lavoro?

In realtà ho iniziato da solo e non è stato semplice ed immediato. È stato possibile solo aprendomi a lui e Gioele poi ha fatto lo stesso con me, ci siamo scoperti a vicenda. La nostra conoscenza è stata complicata perché, oltre alla condizione di Gioele, si trattava di allacciare un rapporto tra adulto e un bambino (all’epoca lui aveva 10 anni e io 40) e mia figlia è riuscita a fare da collante tra me e lui e anche loro è nato un bellissimo rapporto.

In questo periodo un po’ particolare legato all’emergenza Covid-19, Gioele non ha avuto l’assistenza domiciliare ed io sono stato l’unica persona “esterna” a poterlo vedere e stare con lui. Ovviamente con il permesso dell’ASL e rispettando ogni precauzione e si è aperto così un nuovo capitolo della storia.

 

© Fabio Moscatelli, Gioele

© Fabio Moscatelli, Gioele

Fotografia è diventato un punto di incontro tra di voi. Pensi che possa essere d’esempio per aiutare anche gli educatori?

Assolutamente sì.  Ti faccio un esempio calzante: anni fa, in occasione di una delle ultime presentazioni del libro, il comune di Roma mi invitò presso il Dipartimento di Scienze Educative per parlare del progetto. A conclusione, la dirigente mi disse che utilizzava il nostro libro nella formazione delle educatrici scolastiche e ti confesso che mi sono commosso! Se io e Gioele abbiamo donato una piccola luce a qualcuno, è la cosa più bella che poteva succedere.

© Fabio Moscatelli, Gioele

© Fabio Moscatelli, Gioele

 

Un momento con Gioele che ricordi particolarmente?

Sì, due. Mi ricordo perfettamente il giorno in cui ho scattato la foto con Gioele con una chitarra in mano dietro la tenda della finestra: l’8 dicembre del 2014. Era il giorno in cui per la prima volta, Gioele è uscito da solo da casa sua per venire da me. Prima di allora non si era mai allontanato da casa da solo mentre ora è normalità, usciamo da soli e mi accompagna alle presentazioni o mostre del nostro libro.

A proposito di questo ho un’altro aneddoto molto carino: l’anno scorso abbiamo inaugurato la mostra (DOVE?) e nel momento del copia firme, una ragazza mi ha chiesto se Gioele potesse firmarlo e, non ho fatto in tempo a chiederglielo che è intervenuta un’altra ragazza dicendo: “certo, me l’ha appena firmato!”.

© Fabio Moscatelli, Gioele

© Fabio Moscatelli, Gioele

 

Fino a quando pensi di seguirlo in questo progetto, fino a che punto della sua crescita?


Il mio sogno è quello di pubblicare il secondo libro di Gioele il prossimo anno, quando lui compirà 18 anni. Sarà la chiusura di un cerchio, probabilmente finirà il progetto fotografico e il nostro rapporto si trasformerà in uno nuovo.

L’ho conosciuto da bambino e l’ho accompagnato nella sua crescita di adolescente, ho imparato a relazionarmi con lui, lui con me e lui con il resto del mondo in questo ci ha aiutato sicuramente la fotografia.

Pensa che all’inizio mi chiedeva la macchina fotografica, poi ne desiderava un’altra, diceva “quella dove non si vede foto” e ora fotografa con lo smartphone. Per farti capire come lui ha preso coscienza della macchina fotografica e di quello che stava facendo.

Ho smesso di vedere Gioele come un autistico, considerandolo un “diversamente normale”. Ho sempre pensato di raccontare la sua straordinaria quotidianità, il suo essere naturalmente senza filtri e non il suo autismo visto da un punto di vista puramente drammatico.

In più ora sto lavorando su un nuovo progetto, ‘Obscured by truth’ dedicato al rapporto tra il Covid e la tossicodipendenza. Mi sto concentrando sugli operatori, ex tossici, cercando anche in questo caso la bellezza anche dove apparentemente non c’è.

© Fabio Moscatelli, Gioele

© Fabio Moscatelli, Gioele