Intervista | REDEO di Giorgio Orazio Salimeni

Rodeo di Giorgio Salimeni

Redeo è un progetto sperimentale di una comunità terapeutica in Toscana nata nel 2017  dove vivono ragazze e ragazzi con disturbi psichiatrici di bassa intensità, all’interno di una casa di riposo. Lo scopo del progetto è rendere attivi ed autonomi gli e le ospiti nella società. Ora con la pandemia tutto è cambiato.

Giorgio Orazio Salimeni, fotografo del collettivo Cesura ha fotografato le ragazze e i ragazzi ospiti della comunità di Redeo e la loro piccola e fragile quotidianità che, costruita gradualmente in anni, è stata azzerata e spazzata via in pochi mesi a causa del Covid.


Cos’è Redeo?

Ti faccio una piccola premessa: durante la fase 1 del Covid con il collettivo Cesura abbiamo cercato di documentare ciò che stava succedendo. E’ stato molto complicato perchè ci siamo trovati dentro una situazione nuova e difficilmente decifrabile soprattutto dal punto di vista fotografico. Poi, quando la fase 1 andava scemando, sono tornato a riflettere su ciò che apparteneva alla mia formazione, esperienze passate. Mi sono fermato.

Mi sono laureato in Fisioterapia nel 2013 e fino 2017 ho lavorato come fisioterapista in diverse case di cura, prima in Sicilia poi in Emilia Romagna, dove per una serie di coincidenze mi sono trasferito per portare avanti parallelamente la formazione fotografica, assistendo Alex Majoli e successivamente entrando a far parte del collettivo Cesura. Ho sempre scattato all’interno della mia realtà lavorativa come fisioterapista e dopo qualche tempo ho deciso di lasciare la fisioterapia e dedicarmi totalmente alla fotografia.

Nella seconda fase 2 della pandemia ho deciso di tornare in quei luoghi perché era il mio pane quotidiano, avevo voglia di tornare nelle strutture dove praticamente ero cresciuto. Ho avuto possibilità di entrare nel pieno della pandemia in alcune strutture protette e fra queste sono venuto a contatto con il reparto Redeo, una comunità terapeutica dentro una casa di riposo.

Rodeo di Giorgio Salimeni

© Giorgio Salimeni

Perché interessarsi di un progetto sperimentale legata ad una comunità psichiatrica?

Redeo è un progetto sperimentale nato nel 2017 all’interno di una casa di cura, sia per motivi economici che di socialità, dove vivono ragazzi e ragazze con disturbi psichiatrici di bassa intensità.

Ciò che la rende speciale è la sua collocazione all’interno di una casa di riposo perché comunemente le comunità terapeutiche sono luoghi autonomi e indipendenti. In più il percorso è finalizzato non a far vivere gli ospiti in pianta stabile nella struttura  ma a renderli attivi ed autonomi all’interno della società. Purtroppo con la pandemia si è annullato tutto il lavoro fatto negli anni precedenti e gli educatori insieme agli ospiti dovranno cercare di ricostruire un nuovo equilibrio, un lavoro difficile e delicato. Semplicemente mi sembrava necessario avvicinarsi ad una realtà così poco raccontata, anzi spesso dimenticata durante l’anno trascorso.

Rodeo di Giorgio Salimeni

© Giorgio Salimeni

In che modo la tua precedente esperienza lavorativa come fisioterapista ha aiutato nel progetto a interagire con gli ospiti e gli operatori della comunità?

Non ho difficoltà a relazionarmi in questi contesti perché come ti dicevo ho lavorato diversi anni come fisioterapista e già sapevo come comportarmi e come entrare in contatto con gli ospiti della comunità. Anche se ho frequentato per poco tempo la struttura a causa delle chiusure, ho instaurato un rapporto stupendo sia con gli operatori che con gli ospiti. Ci sentiamo ancora oggi spesso attraverso videochiamate.

Rodeo di Giorgio Salimeni

© Giorgio Salimeni

Gli ospiti della comunità immagino abbiamo risentito molto e negativamente della chiusura dovuta al Covid, molto più di noi. Cosa hai capito di loro?

Le persone con disabilità psichica hanno davvero bisogno di contatto con l’esterno, di stimoli nuovi. Infatti in 3 anni hanno trovato una sorta di equilibrio grazie ad attività terapeutiche come il contatto con gli animali, attività esterne di relazione o banalmente semplici uscite quotidiane . Il primo lockdown ed ormai anche il secondo è stato massacrante.

Aver avuto la possibilità di entrare in contatto con questa realtà credo sia stato, e sia, terapeutico sia per loro che per me. E’ uno scambio che va oltre la fotografia.

Rodeo di Giorgio Salimeni

© Giorgio Salimeni

Quando tornerai a trovarli per completare il progetto?

Spero presto, forse nei prossimi giorni riusciremo a reincontrarci seppur a distanza di un vetro.

Molto spesso le storie più belle sono a nostra portata di mano, parlano di noi e ci permettono di ritrovarsi senza fare il giro del mondo. Sei d’accordo?

Sono pienamente d’accordo. Bisogna più che altro imparare a vivere lucidamente ed in maniera attenta e attiva nella realtà che ci circonda. Capisco che non è semplice, soprattutto oggi con tutte le distrazioni che viviamo. La “pausa” pandemica in un primo momento ha rallentato il ritmo sfrenato delle nostre vite ma in realtà credo che solo attraverso una presa di consapevolezza interna e non determinata da fattori esterni che  possiamo decidere se fare un passo indietro o se piuttosto farne sempre uno avanti come ci viene chiesto dalla società. Io credo sia necessario oggi il passo indietro. Un passo indietro dalle città, dal caos, dal consumismo sfrenato, dalla rincorsa dell’Io.

Poi le storie si, sono accanto a noi, basta solo aprire gli occhi.


 

Biografia

Giorgio Orazio Salimeni (Catania, 1990) cresce in Sicilia e dopo la laurea nel 2012 inizia a lavorare come fisioterapista entrando in stretto contatto con la condizione umana di fragilità fisica e mentale. In questo contesto sviluppa l’interesse per la fotografia come mezzo di ricerca e comprensione, fotografando i confini del suo lavoro all’interno di case di cura per anziani.

Nel 2014 si trasferisce dalla Sicilia e inizia la sua formazione fotografica assistendo Alex Majoli e collaborando con Cesura, di cui è membro ufficiale dal 2020. Continua ad approfondire e sviluppare il suo linguaggio fotografico attraverso progetti a lungo termine incentrati sulla condizione umana lavorando in territori con problemi di sviluppo economico e sociale.

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