Intervista | VALBA DË CARSAJ di Matteo Montenero

Matteo Montenero

Capita spesso di andare via dal paese/città dove sei nat* e cresciut* per studiare all’Università o cercare lavoro alla ricerca di un futuro migliore. Altrettante volte però può capitare, per forza di cose, di dover tornare lì da dove sei scappat* riscoprendo quel legame che inizialmente avevi rifiutato, incapace forse di metabolizzarlo e capirlo fino in fondo.

A Matteo Montenero è successo esattamente questo. Nel progetto VALBA DË CARSAJ, ritrova la sua Val di Susa durante il primo lockdown, terra di confine conosciuta più che altro per gli scontri sulla costruzione della TAV. Il suo è un nuovo punto di vista contro gli stereotipi legati alla Valle che si concentra sui giovani che hanno scelto di vivere qui come forma di resistenza.


Come nasce VALBA DË CARSAJ?

Il lavoro è iniziato nel marzo 2020, in concomitanza del lockdown nazionale causato dal COVID-19. In previsione della chiusura generale sono tornato a casa dei miei genitori in Val di Susa, il luogo in cui ho trascorso gran parte della mia vita.

La “valle” è una terra di confine, oggi nota soprattutto per le tensioni sociali che ha scatenato la costruzione della TAV. Affrontando questo mio nuovo lavoro ho iniziato a convivere con gli stereotipi alimentati dalla TAV a partire dagli anni ’90, quando il progetto ha visto il suo esordio. Negli ultimi anni i lavori sono andati molto a rilento, non si è fatto praticamente nulla se non espropriare i terreni limitrofi alla tratta, quasi come a giustificare i finanziamenti europei.

Grazie a REFOCUS2 sono riuscito a mostrare il mio lavoro a livello nazionale. In passato (2011) già Fabio Bucciarelli aveva raccontato della Val di Susa dedicandole un reportage e con lui molti altri: io ho deciso di raccontarla, raccontando dei giovani che ci vivono e che oggi più che mai non riescono ad immaginare il loro futuro in “valle”. Non è quindi un caso se il titolo del mio progetto è: VALBA DË CARSAJ, che in piemontese stretto vuol dire “valle di passaggio” perchè la Val di Susa da sempre è stata considerata una terra di “confine”, destinata ad accogliere temporaneamente molta gente: tanti la frequentano, pochi decidono di fermarsi.

VALBA DË CARSAJ di MATTEO MONTENERO

© Matteo Montenero

 

 

 

 

Com’è stato tornare nella tua terra che ti ha cresciuto non solo a livello professionale come fotografo ma anche personale privato? Per consuetudine si tende a scappare da dove si è nati…

Poco prima di dedicarmi a VALBA DË CARSAJ, ero stato in Kosovo due mesi in un’enclave serba e contemporaneamente a Torino mi ero occupato della più grande comunità rom residente in prossimità dell’aeroporto cittadino, al confine con Borgaro Torinese. In queste occasioni, lontano da casa, mi sono sentito più libero di muovermi e di prendere una posizione indipendente ed incondizionata proprio perché le storie che cercavo di raccontare erano distanti anni luce dalle mie tradizioni culturali e dalle influenze conseguenti, trasmesse dalla società a cui appartengo.

Lavorare in Val di Susa è stato più complicato e anche se può apparire un controsenso, ho impiegato più tempo a metabolizzare le questioni “locali” che mi toccavano personalmente. Essendoci nato, mi sentivo meno stimolato nel trovare spunti originali, poi col tempo ho trovato la chiave di lettura giusta riallacciando così il legame con la mia terra senza artificiosi condizionamenti; ero tornato a casa controvoglia perché costretto a causa della pandemia, poi sono stato felice di averlo fatto.

Ho cercato di realizzare le mie fotografie staccandomi dai canoni classici del giornalismo di reportage, non volevo fermarmi all’estetica dello scontro, ad immagini super impattanti ma mi interessava provare a sviscerare un argomento con la dovuta calma e profondità. Attualmente il progetto procede a “step”, in questo periodo ho iniziato a seguire alcuni giovani che hanno occupato un vecchio autoporto abbandonato a metà costruzione. Si sono trasferiti qui per far sentire la propria voce ed evitare che l’edificio venga confiscato per costruire l’ennesimo cantiere.

VALBA DË CARSAJ di MATTEO MONTENERO

© Matteo Montenero

Cosa hai capito di questi ragazzi, di te e della tua terra?

Mi interessa, mi affascina e mi incuriosisce la tenacia con cui i ragazzi della Val di Susa difendono la propria terra. Per quanto mi riguarda sono sempre stato abbastanza moderato e distaccato in tema TAV ma “toccando con mano” ho approfondito diverse tematiche di cui in precedenza avevo solamente sentito parlare.

VALBA DË CARSAJ di MATTEO MONTENERO

© Matteo Montenero

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere attraverso VALBA DË CARSAJ?

VALBA DË CARSAJ può essere un esempio, una metafora per posti simili in cui si vive con la convinzione di essere costretti prima o poi ad allontanarsi dalla propria terra perché non si sopravvive. Invece bisogna rivalutare il luogo in cui si è nati reagendo in modo costruttivo, senza piangersi addosso, lavorando proattivamente per creare condizioni socio-economiche che permettano di restare e non di scappare in cerca di fortuna altrove.

VALBA DË CARSAJ di MATTEO MONTENERO

© Matteo Montenero

Dopo un anno di lavoro, come sta procedendo il progetto?

Il progetto è nato in un momento particolare della mia vita e mi ha accompagnato durante questo ultimo anno attraverso la profonda trasformazione che la nostra società sta subendo a causa del virus. Come ho accennato in precedenza i ritmi di questo lavoro non voglio che diventino ossessivi, frenetici e standardizzati, per cui procederò con tutto il tempo necessario ad ottenere il lavoro che mi sono prefisso.


Biografia Matteo Montenero

Matteo Montenero (Torino, 1995) è fotografo e storyteller visivo, ha studiato fotografia allIstituto Europeo di Design di Torino.

Le sue immagini sono frutto di una ricerca che si concentra principalmente su tematiche sociali. Vincitore del Premio Canon Giovani Fotografi 2020 Categoria Studenti.

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