Terrae Motus. Un racconto di geografie e storie dell’Italia fragile

Paganica, frazione de L'Aquila (dicembre 2018). © Giuseppe Carotenuto

Fino al 20 gennaio 2020 è possibile visitare la mostra Terrae Motus. Geografie e storie dell’Italia fragile presso Palazzo Acito di Matera, da poco ex Capitale Europea della Cultura 2019. Curata dal giornalista Antonio Di Giacomo, Terrae Motus è un racconto delle conseguenze di cinquant’anni di terremoti e disastri naturali in Italia, nato dal progetto Stato delle Cose, osservatorio permanente di fotografia sociale e documentaria.

 

Terrae Motus in mostra a Matera

Un'aula nell'ex istituto d'arte Muzi, L'Aquila (aprile 2019). © Giuseppe Carotenuto

Un’aula nell’ex istituto d’arte Muzi, L’Aquila (aprile 2019). © Giuseppe Carotenuto

La mostra Terrae Motus. Geografie e storie dell’Italia fragile ospitata a Palazzo Acito di Matera, si compone di 124 immagini in grande formato di 50 fotografi singoli e collettivi*. Parte delle fotografie sono il risultato di un’ open call indetta nel 2018 per rappresentare lo stato delle cose attuale nei territori feriti dai terremoti (Belice, Irpinia e Basilicata, Puglia e Molise, Centro Italia ed Emilia) e altri disastri naturali come come le alluvioni di Roghudi e le tempeste su Asiago nel 2018.

Arquata del Tronto (ottobre 2017). Giancarlo Malandra

Arquata del Tronto (ottobre 2017). © Giancarlo Malandra

Accanto alle fotografie, due documentari: Immota Manet. Sinfonia per L’Aquila di Ilaria Romano e Vista mare obbligatoria di Marco Di Battista e Mario Di Vito. Il video di Ilaria Romano è stato realizzato nella primavera del 2019 a L’Aquila e registra i silenzi e i rumori di una città in continuo cantiere e l’opera di Marco Di Battista e Mario Di Vito, racconta i terremotati sfollati del Centro Italia del 2016/2017 che vivono ancora negli alberghi sulla costa dell’Adriatico.

Chiesa di San Pietro a Onna, frazione dell'Aquila, dopo il terremoto (maggio 2009, restaurata nel 2016). Massimo Siragusa

Chiesa di San Pietro a Onna, frazione de L’Aquila, dopo il terremoto (maggio 2009, restaurata nel 2016). © Massimo Siragusa

Il titolo Terrae Motus, la terra che trema, il racconto di un territorio fragile, rende omaggio alla figura del mecenate e gallerista Lucio Amelio che, all’indomani del terremoto in Irpinia e Basilicata nel 1980, commissionò ai più grandi artisti italiani e internazionali del tempo opere a tema. Le opere infatti diedero vita alla mostra “Terrae Motus” che , venne successivamente venne donata da Lucio Amelio allo Stato e oggi fa parte della collezione permanente esposta presso la Reggia di Caserta.

 

Il progetto “Lo Stato delle cose”

Villaggio delle Soluzioni abitative d'emergenza a Villa San Lorenzo a Flaviano, frazione di Amatrice (agosto 2017). Max Cavallari

Villaggio delle Soluzioni abitative d’emergenza a Villa San Lorenzo a Flaviano, frazione di Amatrice (agosto 2017). © Max Cavallari

Il progetto Lo Stato delle cose. Geografie e storie del doposisma è nato nel 2016 all’indomani del terremoto a L’Aquila come campagna fotografica con lo scopo non solo documentare le conseguenze degli eventi tellurici in Italia ma anche avviare una serie di riflessioni sulla prevenzione e la gestione della ricostruzione.
Lo Stato delle cose è un archivio online, pubblicamente consultabile e in continuo aggiornamento e si compone, fino ad ora, di oltre 15 mila immagini. Oltre la fotografia Lo Stato delle Cose è anche Scritture”, sezione dedicata aperta ad articoli, saggi e approfondimenti sulla questione del doposisma in Italia. Uno spazio virtuale di confronto dove discutere e approfondire proposte e conoscenze da parte di chi vuole bene all’Italia, coinvolgendo fotografi, giornalisti, intellettuali e scienziati. 

I resti della Casa dello studente, L'Aquila (giugno 2016). Piero Lovero

I resti della Casa dello studente, L’Aquila (giugno 2016). © Piero Lovero

E’ un’iniziativa non profit quindi autofinanziato senza committenti esterni, è promosso e realizzato dall’associazione culturale senza fini di lucro La camera del Tempo con il patrocinio del Comune de L’Aquila.  Vede inoltre la collaborazione dell’associazione culturale Territori, del Dipartimento di Scienze Umane e del Laboratorio di cartografia dell’Università degli studi dell’Aquila, dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, del Segretariato regionale per l’Abruzzo del Ministero per i Beni culturali.

 

“Dove vien meno l’interesse, vien meno anche la memoria” (Goethe)

Ruderi della Chiesa di San Nicola, distrutta dal terremoto dell’Irpinia nel 1980 a Teora (dicembre 2017). Michele Amoruso

Ruderi della Chiesa di San Nicola, distrutta dal terremoto dell’Irpinia nel 1980 a Teora (dicembre 2017). © Michele Amoruso

Visitando la mostra Terrae Motus. Geografie e storie dell’Italia fragile ho riflettuto molto al di là della fotografia, sulla forza invincibile della natura e sul potere che l’uomo si illude di avere nei confronti di essa. Le fotografie esposte sono la prova tangibile di quanto il genere umano soffra, volente o nolente, di memoria corta e miopia nella prevenzione e nella ricostruzione.
Ne è un esempio Bucaletto, un quartiere nella periferia di Potenza nato per ospitare gli sfollati del terremoto del 1980 in Irpinia e Basilicata in bungalow in legno, in parte ancora lì dopo 40 anni. Stessa storia si ripete anche nelle altre aree terremotate come in Emilia, L’Aquila e Amatrice, tutte fotografate dagli autori dello Stato delle cose. L’allestimento, semplice e non urlato, riflette fisicamente su parete la condivisione di un abbandono, il rumore delle macerie, i legami sociali spezzati, l’esilio forzato. Le fotografie delle delle diverse località infatti sono una accanto all’altra come nuvole pesanti che non vogliono e non devono rarefarsi.

terrae motus allestimento

Allestimento “Terrae Motus. Geografie e storie dell’Italia fragile”, particolare © LTravierso

L’uomo ignora la sua storia idrogeologica, la sua anima irrequieta per rispondere spesso a giochi di potere e mettendo in primo piano altre questioni (politiche, burocratiche e/o economiche). Continuare a documentare e parlare per non dimenticare è lo scopo principe dello Stato delle Cose, per combattere e distruggere il pericoloso concetto de “L’emergenza che si fa regolarità, il temporaneo che si fa permanente” (Giovanni Gugg, Antropologo culturale e docente di antropologia urbana all’Università di Napoli “Federico II”).

 

*Autori in mostra

Macerie a Campotosto (agosto 2017). Mario Capriotti

Macerie a Campotosto (agosto 2017). © Mario Capriotti

I FOTOGRAFI A L’AQUILA
Davide Albani, Stefano Baldacci, Giampaolo Becherini, Michele Belloni, Giulia Bottiani, Giuseppe Carotenuto, Sergio Catitti, Riccardo Cattaneo, Ivano Cheli, Fabio Chiesa, Donato Chirulli, Ivan Ciappelloni, Roberto Cocco, Francesca Colacioppo, Nicola Colucci, Marco D’Antonio, Valerio De Iorio, Nicola Delle Donne, Emanuele Dello Strologo, Antonio Di Giacomo, Cecilia Fasciani, Danilo Garcia Di Meo, Andrea Gallo, Massimo Gorreri, Paolo Lindozzi, Paolo Loli, Piero Lovero, Francesco Lorusso, Giannicola Menna, Riccardo Menna, Luigi Montanari, Paolo Munari Mandelli, Federica Nico, Silvio Nicolaci, Bruno Panieri, Leonardo Perugini, Gianluca Polazzo, Angelo Presenza, Ilaria Romano, Rocco Rorandelli / TerraProject, Andrea Rotili, Sergio Scaiola, Stefano Stranges, Bruno Tamiozzo, Giuseppe Tangorra, Enzo Francesco Testa, Tiziano Torreggiani, Mirko Turatti, Matteo Zannoni

I FOTOGRAFI PER 3 E 32: IMMOTA MANET
Simone Cerio, Dario Coletti, Cosmo Laera, Allegra Martin, Massimo Mastrorillo, Alessandro Pace, Gianluca Panella, Andrea Sarti, Stefano Schirato, Massimo Siragusa

I FOTOGRAFI PER IL CENTRO ITALIA
Ferdinando Amato, Michele Amoruso, Lisa Boccaccio, Giulia Bottiani, Ennio Brilli (con Marco Benedettelli), Carla Cantore, Mario Capriotti, Emanuele Cardinali, Giuseppe Carotenuto, Sara Casna (con Serena Caroselli), Sante Castignani, Max Cavallari, Gabriele Cecconi, Loredana Celano, Alessandro Cinque, Antonietta Corvetti, Alessandro Celani, Marco Di Battista, Antonello Di Gennaro, Riccardo Dogana, Pier Luigi Fagioli, Irene Fassini, Francesco Fiorello, Claudia Ioan, Gabriele Lungarella, Nicola Maiani, Giancarlo Malandra, Michele Massettani, Christian Mantuano / OneShot Image, Matteo Minnella / OneShot Image, Federico Moschietto, Alessio Pagani, Francesco Pistilli, Luana Rigolli, Cosé Manuel Rossi, Mario Rota, Sara Ruggeri, Mario Sabatini, Marco Sacco, Roberto Salomone, Nicolino Sapio, Andrea Signori, Luca Sola, Stefano Stranges, TerraProject (Michele Borzoni, Simone Donati, Pietro Paolini, Rocco Rorandelli), Bruno Tigano, Riccardo Tosti, Ulderico Tramacere, Massimiliano Tuveri, Marta Viola, Alessio Vissani, Michele Vittori

I FOTOGRAFI DEL PASSATO PROSSIMO
Michele Amoruso, Azzurra Becherini e Fabio Dibello, Collettivo FD (Alfonso Arana, Francesco Favara, Pietro Iacono, Antonio Montalto, Carlo Riggi), Antonio Di Giacomo, Salvatore Di Vilio, Giuseppe Iannello, Cosmo Laera, Michele Lapini, Armando Perna, Andrea Repetto, Ivan Romano, Francesco Rinaldi, Massimo Siragusa, Roberto Salomone, Giorgio Scalici, Davide Curatola Soprana, Giuseppe Tangorra, Gianni Zanni

GLI AUTORI PER LA SEZIONE SCRITTURE
Flavia Amabile, Leonardo Animali, Franco Arminio, Silvia Ballestra, Lina Calandra, Luca Cari, Fabio Carnelli, Alessandro Chiappanuvoli, Emiliano Dante, Antonio Di Cecco, Antonio Di Giacomo, Flavio Di Properzio, Mario Di Vito, Angelo Ferracuti, Giuseppe Forino, Marco Giovagnoli, Giovanni Gugg, Loredana Lipperini, Giovanni Marrozzini, Ilaria Romano, Silvia Sorana, Gruppo di ricerca T3, Federica Tourn, Simone Vecchioni, Stefano Ventura


Foto copertina: Paganica, frazione de L’Aquila (dicembre 2018). © Giuseppe Carotenuto