The COVID-19 Visual Project. A Time of Distance al Cortona On The Move 2020

Poter visitare una mostra fotografica dopo tanto tempo, confermare quanto le nostre vite abbiano profondamente bisogno di arte è un po’ come ritrovarsi, riappropriarsi di qualche riferimento.

Cortona On the Move, festival di fotografia documentaristica al decimo anno di attività, reagisce al momento critico pensando ad un progetto che si configura, riprendendo le parole della Direttrice Artistica Arianna Rinaldi,  “come archivio permanente in progress sulla pandemia da coronavirus”: The COVID-19 Visual Project. A Time of Distance.

Un archivio fotografico per accorciare le distanze

Quando si pensava all’impossibilità di gestire una mostra fisica COTM, reinventandosi, ha commissionato progetti fotografici inediti in tutto il mondo, con l’intento di creare un grande raccoglitore di storie legate all’emergenza sanitaria. Dal materiale destinato all’ archivio sono stati selezionati dei lavori che costituiscono il corpus in mostra per l’edizione speciale 2020 che si concluderà il 27 settembre.

La biglietteria principale si trova nella Fortezza del Girifalco (via di Fortezza), da lì è consigliabile iniziare il percorso, per poi recarsi nel centro storico, partendo dai Giardini Pubblici e passeggiando lungo via Nazionale, proseguendo in Piazza Signorelli, poi in via Roma, fino ad arrivare a Palazzo Capannelli (via Zefferini, 5). Qui il link alla mappa

Panorama con Lago Trasimeno dalla Fortezza del Girifalco

Le fotografie in mostra, oltre al grande tema dell’emergenza sanitaria, ci pongono di fronte ad un altro imperante concetto con il quale ci siamo dovuti confrontare in questi mesi: quello della distanza. La distanza che riguarda i rapporti interpersonali, quindi la solitudine che ne deriva, emerge in molti scatti. Così come la distanza fra il pericolo reale, tanto difficile da inquadrare soprattutto nelle prime fasi, e quello raccontato, percepito.

A cosa può servire un archivio fotografico di questo tipo? Ci si chiede mentre si procede guardando queste immagini, che a differenza delle pagine social scrollate, o delle dirette tv alle quali ci eravamo tanto abituati, non scorrono.
La fotografia in mostra è un’ esperienza visiva che rispetta i nostri tempi di osservazione e che in questo caso ci offre la possibilità di percepire meglio il presente. Un’ occasione per pensare a ciò che stiamo vivendo, per evitare quel meccanismo di rimozione che altrimenti ci farebbe vivere come se nulla fosse accaduto davvero, come se nulla stesse accadendo. L’ esperienza fotografica ci consente di accorciare alcune distanze, arricchiti dagli occhi e dalla sensibilità di chi ha scelto per noi cosa valesse la pena raccontare da vicino.

 

Racconti di luoghi e intimità

Alex Majoli porta in mostra immagini scure, dai contorni quasi bui, dove emergono solo i dettagli poco illuminati di un’ Italia segnata e raccontata mentre affronta una profonda difficoltà. Il suo è un viaggio che parte dalla Sicilia e termina ai confini del paese, poco prima della Slovenia, con un’ immagine di massi che sembrano chiudere un mondo, senza suggerire dove proseguirà la strada.

Nei ritratti di Andrea Frazzetta troviamo l’Italia della prima linea, quella di chi non ha avuto altra scelta che lavorare e/o prestare servizio volontario giorno e notte, con la consapevolezza di vivere una nuova precarietà che avrebbe lasciato il segno.

Daniel Ettar si chiede chi siano le persone che fanno funzionare un Paese, e include nella sua ricerca, che oltrepassa il contesto ospedaliero, quei lavoratori e quelle lavoratrici essenziali che durante il confinamento hanno provveduto al cibo, ai mestieri di cura e di pulizia.

Nosa Aikpitanyi, un addetto alle pulizie in un reparto di emergenza della Uniklinik Bonn, posa per un ritratto. Bonn, Germania. 5 maggio 2020. Aikpitanyi, originario della Nigeria, pulisce il reparto di emergenza da più di dieci anni. © Daniel Etter

Alcuni fotografi in mostra hanno orientato il loro sguardo verso i luoghi, con particolare attenzione
agli spazi esterni privati della presenza umana. Nelle fotografie di Simon Norfolk possiamo ammirare le architetture definite e pure di una Londra deserta, uno spazio urbano che reclama il movimento ma che ha un suo senso estetico anche senza le persone.

St Alphage London Wall era una chiesa nella City costruita direttamente sul muro romano che racchiudeva Londinium, quindi anche se la storia della chiesa risale al 1340, le sue fondamenta potrebbero essere datate tra la fine del secondo e l’inizio del terzo secolo. Nel corso degli anni la chiesa ha subito molte calamità e ricostruzioni e oggi appare come un molare marcio in mezzo a un’ortodonzia lucida e finta. Alle ultime indignazioni riversatele addosso dalla Luftwaffe si sono aggiunti gli interventi dagli urbanisti degli anni Cinquanta del secolo scorso. Altri pezzi del vecchio muro romano sono stati incorporati negli edifici bancari adiacenti, come una sorta di patrimonio artistico di lobby. © Simon Norfolk

Lo stesso vale per le foto realizzate da Edoardo Delille che immortala una Firenze spettrale ma
ideale nella sua rinnovata bellezza. Daniele Ratti invece sceglie per i suoi scatti gli autogrill, quei “non luoghi” che siamo soliti vedere pieni di gente e che ai tempi del coronavirus si mostrano meglio che mai per quello che sono, così poco accoglienti ed esteticamente infelici.

Daniele Ratti

Altri luoghi resi inaccessibili dalla pandemia sono protagonisti negli scatti di Paolo Woods e Gabriele Galimberti, unici visitatori ammessi in alcune delle istituzioni museali più importanti d’ Italia. Mattia Balsamini si interessa invece alla produzione industriale e fotografa le eccellenze italiane che hanno messo in atto riconversioni repentine e produzioni di emergenza per creare oggetti utili a contrastare il virus.

Ci si allontana ancora dai luoghi a noi più familiari con il documentario ibrido di Lujàn Agusti e Nicolàs Deluca. Sono loro ad introdurre il tema che dovrebbe essere la riflessione per eccellenza in questo tempo: le ripercussioni del Covid, anche nelle terre più remote e incontaminate, non sono altro che la conseguenza delle azioni dannose degli umani nei confronti della natura.  Con “La nuova fine del mondo”, attraverso fotografia e video, i due considerano le tracce della pandemia a Ushuaia, la città più a sud del pianeta.

Lujàn Agusti e Nicolàs Deluca

Passando da ciò che accade fuori, lontano, a quello che succede dentro casa, altri progetti hanno raccontato cosa è avvenuto all’ interno delle mura domestiche, l’umanità della quarantena nelle sue nuove abitudini. Luis Cobelo si è concentrato su tetti, balconi, finestre: i nuovi luoghi d’incontro e di socialità a distanza. Mattia Crocetti ha indagato il concetto di convivenza, modificato nei nuovi rapporti di condivisione forzata, nel nuovo uso degli spazi e nell’insorgere di nuove emozioni e paure.

Famiglia Cecco Rivolta, Sesto Fiorentino, Italia 2020. © Mattia Crocetti

Davide Bertuccio, vincitore del premio Canon Giovani Fotografi, ha raccontato la vita in casa di Claudio, uomo di spettacolo circense, e di come l’arrivo del Covid-19 abbia reso la sua esistenza fragile e solitaria, senza applausi né pubblico.

Davide Bertuccio

Serena Vittorini ha realizzato dei video all’ interno di un appartamento di Bruxelles, dove ha condiviso il quarantena con Ophélie, intraprendendo una relazione amorosa. I dialoghi riguardano la loro condizione ma sono un’opportunità per rileggere le domande che le relazioni portano in ogni tempo e ad ogni età. En ce moment, questo il titolo del cortometraggio, verrà presentato per la rassegna autonoma Giornatedegli Autori  all’ interno della Mostra Internazionale d’ arte cinematografica di Venezia 2020.

Dal progetto “En ce moment” © Serena Vittorini

Un linguaggio che si orienta ancora più internamente è quello di Silvia Bigi. Fotografie estranee alla prospettiva e non figurative, realizzate partendo dal racconto dei sogni del confinamento, codificato da un algoritmo che produce immagini a colori sulla base di input testuali. Si occupa di sogni anche Mo Scarpelli, registrando in cinque cortometraggi le voci dei romani che raccontano le loro esperienze notturne in 50 giorni di rigida quarantena.

Seguendo la narrazione delle esposizioni continuiamo ad indagare le distanze tra ciò che accade
fuori e dentro di noi, ora più vicino, ora più lontano, durante le varie situazioni di isolamento nel mondo, ai margini della società.  Con le foto di Gideon Mendel siamo al Ridely Road Food Market, dove locale e globale si fondono in una multietnica periferia londinese. Con Nanna Heitmann a Mosca, qui come altrove le persone che già vivono in condizioni precarie sono quelle che sentono più forte il colpo della pandemia. Con Gaia Squarci siamo a New York dove le persone ritratte, e le pagine del suo diario appese accanto alle foto, testimoniano la complessità e la vulnerabilità del sistema welfare negli USA.

Michele Spatari ci porta in Sudafrica, fra strade deserte e luci delle auto di polizia, dove il
distanziamento fisico è stato imposto con bastoni e proiettili di gomma.

Il concetto di distanza si amplifica se pensiamo da dove arrivano le immagini processate dai satelliti
dell’ ESA (European Space Agency), e l’aumentare della lontananza ci restituisce incredibilmente alcuni dettagli. Vediamo così la reazione del pianeta al lockdown dall’alto: la laguna di Venezia che cambia colore, la riduzione della concentrazione di biossido di azoto in India, gli aerei rimasti parcheggiati in qualche aeroporto.

NASA / ESA

Info&Biglietti

Per avvicinarsi a questa interessante iniziativa culturale e magari approfittarne per visitare Cortona
e dintorni c’è tempo fino al 27 settembre 2020.
Qui il link con tutte le informazioni sui biglietti: https://www.cortonaonthemove.com/info-tickets/

Iscrivendosi al Club On The Move si può usufruire di uno sconto, basta registrarsi
qui: https://shop.cortonaonthemove.com/registrati/ ed attendere la mail di conferma.

 

In copertina: L’artista e cantante lirica Laura Baldassarri canta “Lascia ch’io pianga” di Rinaldo di Händel. Sin dal primo giorno del lockdown molti flash mob sono stati organizzati in tutta Italia. Finestre, balconi e altri spazi privati sono stati trasformati in palcoscenici sui quali sono andati in scena musica, canzoni o semplici applausi in onore di tutto lo staff medico.
Milano, Italia, 2020 © Alex Majoli/Magnum Photos


Testo e Foto (dove non diversamente segnalato) sono di © Luisa Sanna
per Immaginare dal Vero