4 libri per iniziare a studiare la fotografia irlandese

libri di fotografia irlandese

In realtà la parata di San Patrizio non è niente di speciale, Dublino è assalita da un’onda anomala e quasi incontrollata di persone barcollanti che scatena la conseguente diaspora della maggior parte dei dublinesi. In più per dirla tutta San Patrizio non aveva nemmeno origini irlandesi ma gallesi 😉

A parte gli scherzi il mio San Patrizio lo festeggio così, con 4 nuovi arrivi nella mia libreria di fotografia inaugurando una nuova sezione dedicata alla fotografia irlandese. La ricerca è durata un po’ di tempo per la difficoltà di reperimento e/o consultazione di libri del settore, inesistente in Italia. L’unica soluzione è stata acquistarli online un po’ ad occhi chiusi, so che è solo un inizio ma presto arriverà altro materiale, promesso!

Non sapendo da dove iniziare, ho scelto dei manuali non accademici nel vero senso della parola ma che avessero di riferimenti generali ma pratici per avere avere una panoramica della storia della fotografia irlandese.

 

 

The Irish. A photohistory

La prima domanda che mi sono fatta all’inizio di questa ricerca è stata: quando è arrivata la fotografia in Irlanda? Mi sono risposta che per comprendere un fenomeno contemporaneo, in questo caso fotografico, non si può evitare di fare un passo indietro e studiare le sue origini.

Infatti le prime testimonianze legate alla fotografia risalgono al 1840, un anno dopo l’ufficializzazione della scoperta del procedimento fotografico da parte di Louis Daguerre. In più l’anno dopo viene inaugurato il primo studio fotografico a Dublino e nel 1884 è fondata la Dublin Photographic Society poi nominata Photographic Society of Ireland.

the irish a photohistory

Aghadoe Military Tower, Country Kerry 1864-69. Mr Mercer. Autotype

All’epoca l’Irlanda era una delle Nazioni europee più densamente popolate ma in seguito alla Grande Carestia del 1845 venne decimata anche a causa della successiva diaspora verso gli Stati Uniti. La fotografia nella prima metà dell’Ottocento ci fa vedere quindi un’Irlanda prettamente rurale, fatta di pesca e di agricoltura anche se continuerà ad essere ad appannaggio quasi esclusivo delle classi più agiate che utilizzano la fotografia come piacevole passatempo e per mostrare il proprio status (non dimentichiamoci che i primi procedimenti fotografici erano costosissimi e certamente il contadino aveva altre priorità).

the irish a photohistory

Window Quirk’s Cottages at Coonmasaharn, Country Kerry, after eviction. 1888 Francis Guy. Collodion silver printingout paper

Accanto alla documentazione dell’evoluzione degli usi e costumi della società del tempo, il paesaggio assume un ruolo chiave tra i soggetti prediletti negli albori fotografia irlandese. Da una parte la natura selvaggia, le rovine, castelli decadenti e siti archeologici utili alla promozione turistica per diffondere un’immagine (parziale) dell’isola. Dall’altra c’è un’Irlanda che si confronta con la modernità che rivoluziona il tessuto urbano grazie al progresso tecnologico, industriale e dei trasporti.

the irish a photostory

The train crash, Westmoreland Street, Dublin. 14 february 1900. Fotografo sconosciuto. Gelatine silver print out paper

Il Novecento in Irlanda assume forme più violente perché la ribellione al colonialismo inglese sfocerà prima nella sconfitta dell’ Easter Rising del 1916 e poi con la guerra di Indipendenza del 1921-22 e la divisione tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord evidenziando carismatiche figure politiche come Michael Collins e Eamon De Valera. Altrettanto degne di nota le commemorazioni politiche e religiose come battaglia di Boyle o quella di San Patrizio considerate come vere e proprie dichiarazioni di identità irlandese da documentare ai posteri.

the irish a photohistory

The burning of Cork, 1920. Fotografo sconosciuto, Gelatine silver print. Courtesy Cork City Hall

Non da poco il ruolo delle donne che furono protagoniste della storia fotografia irlandese sia come soggetti sia come fotografe. Ne sono un esempio gli studi di nudo di Luis Jacob realizzati tra il 1892 e il 1911, dove si nota l’influenza delle composizioni classiche e l’operato professionista di Lady Augusta Crofton che fotografò i membri della piccola nobiltà terriera come la famiglia Tighe.

the irish a photohistory

Luis Jacob, Nude studies 1892.1911. Gold-toned gelatine silver printing out paper

 

Magnum Ireland

Se la narrazione fotografica di The Irish. A photohistory si conclude all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, il testimone passa a Magnum Ireland che raccoglie le immagini dei più grandi autori dell’Agenzia Magnum realizzate in Irlanda dagli anni ‘50 al 2010. Il libro nasce nel 2004, a meno di 10 anni dagli Accordi del Venerdì Santo del 1998 che impone almeno formalmente al nord la fine di 30 anni di guerra e contemporaneamente al sud si diffonde una forte crescita economica in una società che nel secondo Novecento continuava a cambiare.

magnum ireland

© Harry Gruyaert. Galway 1988

In Magnum Ireland ci sono fotografie dell’immancabile e onnipresente Henri Cartier-Bresson ma anche immagini inedite di molti altri autori come quelle a colori di Inge Morath nella contea di Kerry e stampe vintage dei lavoratori irlandesi di Erich Lessing risalenti agli anni ‘50. Poi durante agli anni ‘60 risale il reportage (sconosciuto) di Bruce Davidson sul circo nomade Duffy e altre fotografie a colori mai viste di Philip Jones Griffiths sulle celebrazioni del 12 luglio durante i Troubles con i bambini e le bambine di entrambe le parti nella costruzione dei bonfires.

magnum ireland

© Inge Morath. The Puck Fair, Killorglin, Country Kerry, 1954

Negli anni 70 e 80 ci fu un’enorme produzione di materiale fotografico dovuta all’esplosione dei Troubles come il reportage realizzati da Abbas, Ian Berry, Bruno Barbey, Leonard Freed, Chris Steele-Perkins, Philip Jones Griffiths. In contrasto alle immagini in bianco nero legate agli scontri armati, appare lo sguardo sarcastico a colori di Martin Parr verso la quotidianità  degli irlandesi e il paesaggio come le caratteristiche gru a ponte della Harland& Wolf simbolo di Belfast.

Tra gli eventi più recenti fotografati dagli autori Magnum c’è il funerale di Lyra McKee, giornalista e attivista gay uccisa a Derry negli scontri con la Nuova IRA nell’aprile del 2009. Stuart Franklin immortala una scena storica: al funerale dalla giornalista si riuniscono il Taoiseachil, Primo Mnistro del governo della Repubblica d’Irlanda Leo Varadkar, la prima ministra inglese Teresa May e i rappresentanti di unionisti e lealisti.

 

Shooting the Darkness

I Troubles sono stati una pagina tristemente importante e conosciuta per la storia irlandese anche grazie o a causa dell’ampia copertura mediatica internazionale. Da una parte i fotoreporter esteri su commissione come successo con l’Agenzia Magnum e dall’altra i fotoreporter locali il cui lavoro dà un valore sicuramente diverso all’evento.

Infatti Shooting the Darkness è la storia di 7 fotoreporter dell’Irlanda del Nord che hanno documentano i Troubles per giornali locali diventando dei corrispondenti di guerra nelle loro stesse città. I fotografi coinvolti sono: Stanley Matchett per Belfast Telegraph e Daily Mirror, Alan Lewis del Daily Maily prima di creare NIPPA, l’ex campione di boxe Hugh Russell, per Irish News, Trevor Dickinson per il Cityweek e News Letter, Stanley Matchett per Belfast Telegraph e Mirron Group; Martin Neagle dell’agenzia Pacemaker Press International, Crispin Rodwell per Suday Times, Paul Faith per Ballymena Guardian.

Crispin Rodwell Rioting in north Belfast

© Crispin Rodwell, Rioting in north Belfast

Ognuno di loro racconta la personale esperienza sia come professionisti che come singoli individui. Il rischio di perdere il senso di umanità davanti a tanta violenza è il sentimento che accomuna tutti loro, legati dal trauma di aver fotografato centinaia di funerali, corpi morti e palazzi e auto distrutte dall’esplosione di bombe. Spesso capitava di essere contattati dagli stessi paramilitari a testimoniare un particolare evento o situazioni di addestramento. Momenti certamente molto pericolose che hanno messo a repentaglio le loro vite.

Crispin Rodwell Rioting in north Belfast

© Crispin Rodwell, Belfast

Tra le immagini, forse quella più iconica è stata realizzata da  Stanley Matchett durante la Bloody Sunday di Derry nel 1972. A sinistra Padre Edward Daily che sventola un fazzoletto bianco per ottenere il via libera dai militari e trasportare verso i soccorsi  il corpo del 17enne Jackie Daddy colpito nello scontro.

shooting the darkness

© Stanley Matchett

Degni di nota anche la fotografia che ritrae Sean Downes nel momento dello sparo mortale da una pallottola di plastica del RUC (Royal Ulster Constabulary) nel 1984 fotografato da Alan Lewis e dal brutale attacco al Corporals Derek Wood e a David Howes nel marzo del 1988. Ne scaturisce un un riferimento editoriale unico per il grande contributo storico di cui se ne fa portavoce dei fotografi che sono riusciti a fotografare i trent’anni anni più bui della storia irlandese.

Il libro è basato sul documentario omonimo del 2019 diretto da Tom Burke e prodotto da Thomas Kelly per la Broadstone Films fondata nel 2017 dal regista con base a Dublino.

 

Willie Doherty – Where/Dove

Spesso all’Irlanda si associa l’immagine di un’isola fiabesca, dai prati verdi e selvaggi e della violenza dei Troubles a Derry e Belfast. A mettere in crisi gli stereotipi legati all’Irlanda è l’artista nordirlandese Willie Doherty che, fino a poche settimane fa era in mostra presso la Fondazione Modena Arti Visive di Modena. Where/Dove è la prima mostra personale dell’artista nordirlandese in un’istituzione d’arte italiana, che ho fatto appena in tempo a visitare prima della nuova chiusura causa zona arancione (poi rossa).

Willie-Doherty-Remains-2013

Willie Doherty, Remains, 2013. Video installazione a canale singolo, colore, stereo surround 5.1 Durata: 15’ Courtesy l’artista

Attraverso le sue opere Willie Doherty vuole innescare dubbi nell’osservatore/trice per scardinare appunto due stereotipi legati alla sua terra. Il primo è l’immagine spettacolare dei reportage di guerra in bianco e nero realizzati durante i Troubles da fotogiornalisti non locali e il secondo è la visione di una “verde Irlanda” caratterizzata da un paesaggio magico e fiabesco, tanto cara al turismo. Doherty sottolinea attraverso le sue opere le contraddizioni, la frattura e l’incertezza della situazione storico politica confine nordirlandese.

Willie Doherty Remains, 2013

Willie Doherty Remains, 2013 Video installazione a canale singolo, colore, stereo surround 5.1 Durata: 15’ Courtesy l’artista

Per allontanarsi ulteriormente da questi stereotipi, Willie Doherty dà un nuovo punto di vista e sceglie di ambientare il suo racconto in luoghi al margine, remoti e poco battuti temi molto cari all’ aftermath photography, lontano dai grandi centri del conflitto. Sono luoghi abbandonati che non rivelano i propri segreti, di cui non si conosce la posizione geografica, cosa sia successo e se sia successo davvero qualcosa.

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Willie Doherty, Unapproved Road II, 1995. Courtesy l’artista e Kerlin Gallery, Dublino

Da qui l’intricato nodo da sciogliere tra l’evento storico dei Troubles e la documentazione fotografica e video e l’idea parziale tramandata ai posteri.  In più le sue opere si oppongono con decisione alla narrazione dei fotogiornalisti non nordirlandesi come appunto i lavori su commissione realizzati dai fotografi Magnum durante i Troubles, assumendo così una copertura mediatica mondiale ma di certo non essendo nati e cresciuti in quella cultura e paesaggio, avrebbero dato una lettura parziale della situazione.

Accanto alle immagini che ripercorrono la carriera di Willie Doherty, all’interno del catalogo sono presenti i fondamentali saggi critici di Daniele De Luigi, Declan Long e l’introduzione di Anne Stewart.

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