FÁILTE GO BÉAL FEIRSTE: Benvenuti a Belfast

Quattro giorno alla scoperta di Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord, tra pioggia, vento e tanta Guinness!

Dopo un anno senza prende un aereo, finalmente sono riuscita a prendere il volo scegliendo Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord, come meta. Non c’è un particolare motivo che mi ha spinta ma sapevo di volerci andare perché forse colpita da una pagina molto scura della sua storia recente come i troubles. Ho iniziato ad interessarmi di questo argomento dopo aver visto il film Hunger (2008) diretto da Steve McQueen e letto Un giorno della mia vita. L’inferno del carcere e la tragedia dell’Irlanda in lotta (1983) scritto dallo stesso Bobby Sands. In più il pensiero di rimettere piede su quell’isola che avevo lasciato 4 anni fa e che mi è sempre mancata ha dato la spinta finale. Piccolo spoiler: mi sono commossa diverse volte pensando a Dublino, parlando di Dublino e respirando la sua stessa atmosfera per le strade di Belfast. Ho ritrovato il vento, le nuvole che corrono, la “bloody soft rain”, la (vera) Guinness, i bus a due piani e la gente che cammina in maniche corte nonostante i 10° (tanti cuoricini). Mi sono fermata tre giorni e mezzo, anzi quasi quattro contando il viaggio “da porta a porta” partita con un volo da Bergamo a soli 18 euro andata e 18 euro al ritorno (comprato a fine novembre) e soggiornando al Global Village (15£ a notte) vicino alla Queen’s University. Un po’ terrorizzata dalla coincidenza con il fine settimana di San Patrizio ma direi che sono sopravvissuta all’ondata verde che ha invaso la città! Ultimo spoiler: entrate nei pub, soprattutto quelli nascosti nelle entries, storici violetti che si trovano in prossimità di High Street and Ann Street. In più se arrivate in bus, vicino all’autostazione, fermatevi a The Crown Liquor Saloon, fondato nel 1826, conserva gli arredi di epoca vittoriana e all’interno ospita gli snugs, separé dove bere in tranquillità e lavagne per le chiedere le ordinazioni. Dimenticavo: è l’unico pub acquistato dal National Trust quindi considerato patrimonio nazionale.

Giorno #1: Museo del Titanic e Crumlin Road Gaol

La scoperta di Belfast (dal gaelico Béal Feirste che significa “bocca, estuario del Farset”, affluente del Lagan, fiume principale che scorre in città) inizia con il Museo del Titanic, lì dove è stato progettato e costruito agli inizi del Novecento. Un museo-parco divertimenti, interattivo, piacevole e adatto alle famiglie (adulti 18£).

Museo del Titanic, esterno © Luciana Travierso

Pur di fuggire al caos della parata e ai suoi partecipanti e data la mia crescente misantropia, sono rimasta lontana dal centro e come seconda tappa del mio viaggio, mi sono recata alla Crumlin Road Gaol, prigione progettata da Sir Charles Lanyon e aperta nel 1846, è stata chiusa ufficialmente nel 1996. Chiamata “l’Alcatraz d’Europa”, per 150 anni ha ospitato assassini, suffragettes, repubblicani e loyalisti ed è stato luogo di nascite, suicidi, matrimoni, impiccagioni e rivolte come quelle che hanno visto coinvolto Bobby Sands. Nel biglietto di ingresso (12£ adulti) è compresa la visita guidata che porta alla scoperta degli spazi interni ed esterni a partire dall’edificio di ricezione dove i prigionieri venivano accolti e spogliati sia fisicamente che psicologicamente di qualsiasi cosa. Poi le celle di detenzione, piccole e scarne, distribuite nelle quatto ali dell’edificio, il tunnel, costruito nel 1849/50 a 1,5 m sotto il livello della strada, che venivano attraversati dai prigionieri per raggiungere il tribunale. Abbiamo visitato anche l’ufficio e il corridoio del governatore, dove Bobby Sands si sposò prima di morire. Percorrendo l’ala C, è stato possibile entrare anche in altri ambienti come la cucina, i bagni e la cella di impiccagione. Una volta morti, il giustiziato veniva sepolto in una fossa comune all’esterno, in un’area sconsacrata, senza una lapide che ne ricordasse l’identità vietando anche ai familiari le visite alla tomba. Delle 17 persone impiccate, 15 sono stati seppelliti qui e 2 sono stati riesumati nel 1999 e nel 2001. Piccola curiosità: su una delle pietre di basalto è possibile scorgere le iniziali “MP” riferite a  Micheal J Pratley, giustiziato l’8 maggio 1924. Ora Crumlin Road Goal ospita spettacoli come concerti (con il sosia di Johnny Cash o Elvis), cene di Natale conferenze e matrimoni oltre alla presenza di un bar e negozietto per souvenir. Un modo alternativo per esorcizzare il nefasto passato!

Giorno #2: Sentiero del Gigante

Non potevo andare in Irlanda del Nord senza fare tappa sulla costa nord giorno della Contea di Antrim e camminare sul Selciato del Gigante e sul Ponte di corda Carrick-a-Rede e per farlo ho scelto di salire a bordo del bus targato Paddywagon (29£ on line comprensivo di ingressi nelle attrazioni principali). Lasciata Belfast in mattinata, ci siamo fermati dopo circa un’oretta presso le Dark Hedges, famoso capolavoro naturale risalente al XVIII secolo. Questo viale di faggi fu piantato dalla Famiglia Stuart per impressionare gli ospiti al loro arrivo e molti riconosceranno questa location dalla serie TV Trono di Spade, semplicemente incantevole anche grazie al cielo plumbeo e piovigginoso, adoro!

The Dark Hedges © Luciana Travierso

Proseguendo il viaggio, Arriviamo poi al soleggiato ma ventoso paesaggio che fa da sfondo al ponte di corda Carrick-a-Rede vicino al piccolo villaggio di Ballintoy. Nonostante il forte vento, il ponte, sospeso su una gola profonda 20 metri, ha ben resistito a tutti noi anche se è stato più divertente quello fatto a Sasso di Castalda, in Basilicata, quest’estate!

Il Ponte a corda di Carrick-a-Rende © Luciana Travierso

Dopo una pausa pranzo, siamo finalmente arrivati al famoso Selciato del Gigantedichiarato Patrimonio UNESCO dell’Umanità nel 1987, che è formato da 40000 colonne di basalto a forma esagonale. La leggenda narra che questo capolavoro della natura sia stato costruito dal gigante irlandese Finn McCool per recarsi in Scozia e sconfiggere il suo nemico Angus ma una volta lì, resosi conto delle sue enormi dimensioni, tornò indietro. Mascherandosi da bambini, chiese alla sua sua sposa Oonagh, di costruirgli una culla. Angus, vedendo la grandezza del piccolo, ritornò a gambe levate in Scozia distruggendo il selciato per evitare di essere inseguito. In realtà le colonne sarebbero il risultato di una colata lavica milioni di anni fa poi modellate da vento e acqua (ora anche dalla presenza umana). Qui si trovano diverse particolarità più o meno naturali come “lo stivale” di Finn o “la gobba del cammello” o le monetine inserite negli interstizi dei diversi blocchi di pietra, forse la considerano la fontana di Trevi irlandese? Strane abitudini!

Prima di lasciare la costa e tornare a Belfast, siamo passati davanti alle romantiche rovine del Castello di Dunluce, costuito nel XIII secolo a picco sul mare distrutto in parte nel XVII secolo che cadde in mare portandosi con sé la vita di alcuni sfortunati servi. Da allora circola la leggenda che le mura di questo castello siano infestate dalle anime di questi poveri malcapitati.

Giorno #3: City Hall e Cave Hill Country Park

Ho dedicato l’ultimo giorno di permanenza a Belfast a girare un po’ il centro partendo dall’edificio più fotografato della città: il City Hall. All’accoglienza mi invitano a partecipare alle visite guidate (gratuite) organizzate tutto il giorno e, nell’attesa, visito una mostra al piano terra sulla storia di Belfast. La simpatica guida, salendo l’imponente scala ci porta alla scoperta delle principali sali al piano di superiore, inclusa la Council Chamber con particolare attenzione ai marmi greci e italiani (cipollino), le colorate vetrate che raccontano la storia di Belfast e ai ritratti dei sindaci eletti che decorano i lungo i corridoi, tradizione locale (scusate ma alcuni erano davvero brutti).

Nell’indecisione del pomeriggio, dopo aver sbirciato la cattedrale di St. Anne e San Patrizio e fatto un giro veloce al MAC Centro di Arte Contemporanea, Albert Memorial Clock, St. George Market, mi sono lanciata alla scoperta del Cave Hill Country Park. Se avete modo, trascorrete un’intera giornata perché lo merita e preparatevi a sporcarvi o a scivolare nel fango perché è tutto molto selvaggio. Il bus 1 vi porta ai piedi della collina e una volta arrivati al Castello, si possono intraprendere diversi sentieri, con difficoltà e tipo di percorrenza più o meno lunghi. Con spirito d’avventura q.b. ho attraversato il bosco fino ad arrivare abbastanza su da cui vedere uno dei il panorama, davvero wow e se siete fortunati, in giorni senza foschia, nei giorni di chiaro, è possibile vedere addirittura la costa scozzese. Il parco, che si trova a nord di Belfast, prende il nome dalla presenza di cinque caverne create dall’uomo dove veniva estratto il ferro e include un sito archeologico risalente all’età della Pietra e del Bronzo. Oltre ad ispirare “I viaggi di Gulliver”, anche qui si nasconde un aneddoto divertente: il cosiddetto “naso si Napoleone”. Si tratta di una parte del profilo della collina, visibile quando si è a valle (dove c’è la fermata del bus per capirci), che sembra avere le forme del grande condottiero francese.

Non è mancato la visita ad una mostra di fotografia presso il Belfast Exposed ma una volta lì ho scoperto che era chiuso ma questo non mi ha fermato: ho bussato implorando di farmi aprire. E così fu, una delle collaboratrici mi ha aperto e lasciato sbirciare la mostra appena conclusa. Il potere di immaginaredalvero ha colpito ancora, f*****g yeah!

 

Foto: © Luciana Travierso