Essere Umane: 30 fotografe raccontano il mondo

letizia battaglia tre donne

Auguri e buon anno! Come state? Dopo qualche settimana di pausa riprendo in mano il blog con in mente alcuni cambiamenti da fare ma che vi svelerò piano piano (perché onestamente ci sto ancora pensando)! Il primo post del 2022 è dedicato alla mostra Essere Umane allestita presso i Musei di San Domenico di Forlì fino al 30 gennaio 2022 che ho visitato a dicembre.


La mostra

Essere Umane, a cura di Walter Guadagnini, è una panoramica dedicata alle fotografe donne dagli anni 30 al contemporaneo nomi più conosciuti e meno, che vede Dorothea Lange, nata nel 1895, come l’autrice più “anziana” e a, Nanna Heitmann, la più giovane perché nata nel 1994.

Nanna Heitmann/Magnum Photos

Yuri in front of his self-built home. Kyzyl, Yenisei River, Russia, 2018 © Nanna Heitmann/Magnum Photos

La mostra vuole omaggiare le autrici che hanno segnato la storia della fotografia passata e contemporanea ma anche sottolineare il rapporto umano e l’intimità che lega ognuna di loro ai soggetti ritratti e alle esperienze vissute. Ad accogliervi in cima alle scale c’è lei, la mia Pietà della fotografia: Migrant Mother di Dorothea Lange scattata nel 1926 e considerata una delle icone del Novecento.

Dorothea Lange, Migrant Mother

© Dorothea Lange, Migrant Mother, Nipomo, San Luis Obispo County, California, 1936, courtesy of Library of Congress Prints and Photographs Division Washington

Dietro di lei si apre il mondo della fotografia al femminile (quasi 300 fotografie > verificare) e dei principali eventi della storia del Novecento come Margaret Bourke White, la prima fotografa donna per la rivista LIFE, Lee Miller che abbandona i panni patinati da modella per immergersi come fotografa nella vasca di Hitler, Gisele Freud la prima autrice donna ad entrare nell’Agenzia Magnum fondata nel 1947 e Gerda Taro che con Robert Capa documenta la guerra civile spagnola e poi Letizia Battaglia, Silvia Camporesi e Carla Cerati.

 

Storie che non conoscevo

La mostra è stata per me l’occasione non solo di tornare a Forlì perchè qualche anno fa avevo collaborato per un piccolo progetto di fine corso ICON, ma ero curiosa di scoprire i Musei di San Domenico che spesso ospitano mostre di fotografia. Ovviamente è stato un piacere rivedere grandi classici della fotografia ma anche scoprire autrici che non conoscevo e approfondire tematiche estremamente attuali.

letizia battaglia essere umane forlì

© Letizia Battaglia Palermo, 1986. La Kalsa

Negli ultimi anni ho spesso viaggiato in solitaria e di conseguenza mi sono ritrovata molto nel lavoro di Ruth Okin, When you Travel Alone. Ruth Orkin, figlia dell’ attrice del cinema muto Mary Ruby, incontra a Firenze la pittrice americana Jinx Allen e insieme realizzano una messa in scena. Allen recita la parte della turista e Ruth scatta le fotografie coinvolgendo anche i passanti. Il progetto ricalca da una parte  il clichè italiano del latin lover e dall’altra è una riflessione sulle donne e le loro sensazioni quando viaggiano da sole.

Ruth Orkin

© American Girl in Italy, Florence, 1951,  – Copyright 1952, 1980 Ruth Orkin

La discriminazione degli afrodiscendenti è al centro delle cronache attuali ma è stata raccontata anche da Eve Arnold, prima fotografa Magnum, e Zanele Muholi, attivista visuale sudafricana. Eve Arnold documenta il dietro le quinte e i momenti spontanei delle sfilate di moda nel quartiere di Harlem durante gli anni e di cui all’epoca, nessuno parlava. L’artista contemporanea Zanele Muhol si impegna per il riconoscimento dei diritti della comunità LGBYQAI+ in africa contro ogni discriminazione attraverso autoritratti in bianco e nero dai torni cupi e profondi.

Two models check their make-up backstage at the Abyssinian Church. Harlem, New York, USA, 1950 © Eve Arnold/Magnum Photos

Anche la comunità trans trova spazio nei lavori di due autrici “storiche” come Lisetta Carmi,  che per 10 anni racconta con simpatia e intimità, la comunità trans del vecchio ghetto ebraico del centro storico di Genova, e Dayanita Singh. Allontanandosi dai cliches, la fotografa indiana documenta le persone transgender e transessuali in Asia meridionale, gli eunuchi indiani e della comunità Hija, termine dispregiativo. Tra di loro c’è Mona Ahmed, che diventa una cara amica di Dayanita Singh a cui dedica il libro Myself Mona Ahmed pubblicato nel 2001.

Graciela Iturbide

© Graciela Iturbide, Conversación, Juchitán, México, 1986

Gli stereotipi di genere sono sovvertiti nella comunità zapoteca di  Juchitan nello stato di Oxaca in Messico: le donne ricoprono ruoli di comando e gestiscono il mercato. Graciela Iturbide a documentare  la fierezza di queste donne nella loro quotidianità pubblica e privata. Il sud america è al centro del lavoro di Claudia Andujar esposto in Essere Umane: in particolare la fotografa si dedica alla tribù degli Yonomani, una delle più popolose in amazzonia, che rischia di scomparire. e lo fa con sguardo intimo e quanto più empatico possibile attraverso immagini evocative.

 

Qualche considerazione personale

A conclusione della mia recensione sulla mostra Essere Umane ai Musei di San Domenico di Forlì, volevo aggiungere due righe su ciò che mi è piaciuto o non sull’allestimento.

Premesso che curare una collettiva così ampia, sia per numero di autrici e fotografie sia per arco temporale, non è semplice perché vuol dire prendere accordi con decine di prestatori per l’uso delle fotografie, il trasporto e l’assicurazione “da chiodo a chiodo” come si suol dire.

© Susan Meiselas/Magnum Photos

Lena on the Bally Box, Essex Junction, Vermont, USA, 1973 © Susan Meiselas/Magnum Photos

Sapevo che visitare una mostra con 314 fotografie non sarebbe stato semplice sia a livello fisico che mentale: il rischio è quello di scorrerre superficialmente le immagini. È scientificamente provato che la soglia dell’attenzione cala o meglio, se ad una prima fase l’attenzione è alta poi man mano cala fino a curarsi poco di ciò che si osserva. Quindi che si fa? Si fa una veloce carrellata per avere un’idea d’insieme e poi si seleziona. Ho fatto esattamente così e  mi sono concentrata sui nomi che non conoscevo e le temaniche che mi interessavano maggiormente come vi ho raccontato nel paragrafo precendente.

Per quanto riguarda l’allestimento, ho apprezzato molto la prima parte dedicata alle autrici storiche: semplice ma con un gioco di luci interessante che creava delle finestre sui gruppi di fotografie. Il mio, come quello di tutti e tutte si concentrava solo sulla parte illuminata creando anche un’atmosfera intima.

Dal semibuio si passa poi alla luce e alle pareti bianche che ospitano le autrici contemporanee. Di queste ultime mi sarebbe piaciuto vedere una sezione più ampia ma capisco che la scelta di dare più spazio ad autrici storiche e maggiormente conosciute possa attirare di conseguenza un pubblico più ampio. Preciso che sono supposizioni mie, non so se il curatore abbia fatto anche questa valutazione o che la scelta sia dipesa da altro.

Ad ogni modo, consiglio comunque di visitare la mostra!

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