Fotografi irlandesi in mostra in Italia

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Sarà che solo ultimamente mi sono concentrata verso la fotografia irlandese ma ho notato diverse mostre in Italia di autori irlandesi. In primis Willie Doherty alla Fondazione Arti Visive di Modena con Where/Dove, poi si è aggiunta Displaced, la neo inaugurata  personale di Richard Mosse e a fine mese ci sarà The Tower Series di Donovan Wylie nel calendario di Fotografia Europea 2021.


Willie Doherty, Where/Dove

Fondazione Arti Visive di Modena
Fino al 16 maggio 2021

Ingresso gratuito

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Willie Doherty, Remains, 2013. Video installazione a canale singolo, colore, stereo surround 5.1, Durata: 15’ Courtesy l’artista

C’è tempo fino domenica 16 maggio per visitare Where/Dove, prima mostra personale di Willie Doherty (Derry, 1959)  in un’istituzione d’arte italiana, curata da curata da Daniele De Luigi e Anne Stewart
.La mostra è una panoramica della carriera dell’artista nordirlandese attraverso opere fotografiche e video focalizzate sul tema dei confini, dai lavori degli anni Ottanta fino a un’inedita video installazione commissionata per l’occasione, Where/Dove (2020).

Willie Doherty Remains, 2013

Willie Doherty, Remains, 2013. Video installazione a canale singolo, colore, stereo surround 5.1, Durata: 15’ Courtesy l’artista

Da una parte Willie Doherty vuole evidenziare attraverso le sue opere le contraddizioni, la frattura e l’incertezza della situazione storico politica confine nordirlandese. Tali valori assumono per Doherty un valore universale come la problematica del confine tra Messico e Stati Uniti (At The Border, In-Between Walk Softly, Breathe Gently, 2017) o di rifugiati e del mare come frontiera (Adrift II e III, 2016).

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Willie Doherty, Unapproved Road II, 1995. Courtesy l’artista e Kerlin Gallery, Dublin

Dall’altra lo scopo dell’autore è di scardinare due stereotipi legati all’Irlanda ovvero l’immagine spettacolare dei reportage di guerra in bianco e nero realizzati durante i Troubles da fotogiornalisti non locali e il secondo è la visione di una “verde Irlanda” caratterizzata da un paesaggio magico e fiabesco, tanto cara al turismo. Per farlo si concentra sull’ aftermath photography, scegliendo come ambientazioni della propria ricerca luoghi al margine, remoti e poco battuti.

 

Richard Mosse, DISPLACED

MAST Bologna
Fino al 19 settembre 2021
Ingresso gratuito su prenotazione

Pool at Uday’s Palace, Salah a Din Province, Iraq © Richard Mosse

 

All’inizio della sua carriera, Richard Mosse (Kilkenny, 1980)  si è legato all’aftermath photography per documentare la guerra da un punto di vista differente, osservando le conseguenze senza mai mostrare la violenza. Lo vediamo appunto in alcuni suoi primi lavori in Medio Oriente, Europa Orientale, al confine tra Messico e Stati Uniti come in Nada que Declarar.

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Souda Camp, Chios-Island, Greece © Richard Mosse

Da qui inizia la carriera di Richard Mosse che la Fondazione MAST ha deciso di omaggiarlo con la prima monografica a lui dedicata in Italia da poco inaugurata e curata da Urs Stahel, composta da 77 grandi fotografie e video installazioni. La particolarità di Mosse è quella di unire reportage ed estetica provando così ad uscire dal recinto della classica fotografia reportagistica. Infatti, l’indagine ai grandi temi sociali, economici e politici come genocidi, migrazioni e alterazione della biodoversità si unisce all’uso di tecnologia sofisticata di origine militare. Il risultato sono immagini esteticamente impattanti ma che racchiudono una denuncia altrettanto forte di crimini in giro per il mondo.

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Come Out (1966) XXXI, Congo © Richard Mosse

Ad esempio in Infra,  durante le brutali guerre nella Repubblica Democratica del Congo, Richard Mosse utilizza la pellicola Kodak Aerochrome, a infrarossi e ormai fuori produzione usata per la ricognizione militare che permette di registrare la vegetazione convertendo il verde in toni del rosa/rosso. In Heat Maps utilizza presenta le immagini realizzate lungo le rotte migratorie da Medio Oriente e Africa verso l’Europa, con una termocamera per usi militari in grado di individuare differenze di temperatura fino a trenta chilometri di distanza e nell’installazione Moria (Grid) girati con termografia ad infrarosso, rivelano i  particolari della vita nel campo profughi sull’isola greca di Lesbo.

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Sawmill, Jaci Parana, State of Rondonia, Brazil © Richard Mosse

Nella serie Ultra usa l’illuminazione a fluorescenza UV e nella recente Tristes Tropiques racconta l’impatto della deforestazione nell’area brasiliana tramite immagini scattate da droni su una pellicola multispettrale, una sofisticata tecnologia fotografica satellitare. La sezione video è composta dalla videoinstallazione The Enclave (40′), girata con pellicola infrared Aerochrome, la videoproiezione Incoming (52′), ripresa con termocamera militare  e il video Quick (13′),

 

Donovan Wylie, The Tower Series

Reggio Emilia /Fotografia Europea
Fino al 20 giugno 2021

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Northern Ireland 2015. From The Tower Series © Donovan Wylie

Per una mostra che sta per finire e una appena inaugurata, ce n’è un’altra che sarà visitabile a breve. Infatti il 21, 22 e 23 maggio inaugura la 16° edizione di FOTOGRAFIA EUROPEA con un programma di mostre all’aperto, eventi in giro per la città come un festival che si rispetti. Il tema di quest’anno è Sulla Luna e sulla Terra/ fate largo ai sognatori! dedicata alla fantasia e ai sognatori capaci di generare significati e visioni.

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Lab 1, Labrador, Canada, 2013. From The Tower Series © Donovan Wylie

Una delle mostre allestite sarà The Tower Series di Donovan Wylie presso i Chiostri di San Pietro sulla via Emilia dove l’autore dimostra la ripetitività del conflitto militare in aree geografiche diverse. Tower Series è stata realizzata  dal 2005 al 2014 e l’autore fotografa le architetture per lo più invisibili che intrecciano la presenza del conflitto nel tessuto della vita quotidiana e prende in esame nello specifico 3 luoghi caratterizzati da un lungo conflitto: l’Irlanda del Nord, l’Afghanistan e l’Artico canadese. Nello specifico ognuno di questi luoghi si fa portatore una tipologia precisa di paesaggio, rispettivamente pastorale, sublime e romantico, per interrogare la relazione dello sguardo con la dominazione e il potere.

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Kandahar Province Afganistan 2010. From-The-Tower-Series © Donovan Wylie

Tower Series è composta da immagini provenienti da 3 diversi lavori di Donovan Wylie British Watchtowers (2007), Outposts (2011), e North Warning System (2014). Protagoniste architetture che si stagliano in un paesaggio paranoico, isolato e solitario, architetture invisibili che lo sguardo si sforza nel vederli. In British Watchtowers i sono le torri di sorveglianza costruite dagli inglesi sul confine nordirlandese, Outposts traccia i luoghi di osservazione della NATO costruiti su promontori naturali con molteplici linee di vista, nella provincia di Kandahar, in Afghanistan e infine North Warning System  che chiude la serie esaminando una stazione radar appena dentro l’Articocanadese.

 


In copertina: Of Lilies and Remains, Congo © Richard Mosse

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