Il TAM Tower Art Museum di Matera rappresenta una delle realtà culturali più innovative e affascinanti nel panorama italiano. Inaugurato di recente, questo spazio museale si erge come simbolo di un connubio perfetto tra arte contemporanea e il patrimonio architettonico storico della città dei Sassi.
Il TAM non è solo un museo tradizionale, ma un luogo di sperimentazione e di dialogo tra arte globale e identità locale, concepito per offrire un’esperienza immersiva e dinamica. Attraverso il percorso espositivo il TAM Tower Art Museum offre a chi lo visita una prospettiva unica sull’arte contemporanea, coniugando la creatività artistica con la bellezza storica e paesaggistica di Matera, una città che è già di per sé un’opera d’arte vivente.
Ringrazio profondamente Alessandro Simili, Mauro Acito e Dario Colacicco per la gentilezza e il tempo che hanno dedicato a questa intervista.
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Cos’è e chi è TAM?
TAM Tower Art Museum è un museo d’arte contemporanea con base a Matera e che nasce dalla necessità di continuare a produrre nuovi contenuti culturali in questo territorio. Il museo, nato dalla spinta di un gruppo di giovani professionisti del settore creativo e culturale, sta costruendo la propria collezione producendo due mostre l’anno con artisti nazionali ed internazionali. Il museo ha la sua sede principale nel cuore dei Sassi, il quartiere che più incarna la grande trasformazione di Matera degli ultimi 30 anni: il gruppo di chi porta avanti il museo è nato quasi tutto agli inizi degli anni ’90 quando, contestualmente, Matera entrava nella lista UNESCO e si avviava quel processo che ha direttamente ed indirettamente, portato alla Capitale Europea della Cultura.

Matera © Luciana Travierso
L’obiettivo del TAM, attraverso le mostre, gli eventi e la creazione di reti sociali, è di ribadire che la città non è un museo a cielo aperto o un bel presepe vivente ma un luogo vivo, nel quale si producono nuovi contenuti e si crea nuove dinamiche sociali e culturali. TAM è l’acronimo di Tower Art Museum ma anche il ribaltamento di MAT e con esso l’idea di iniziare a raccontare una nuova retorica e un nuovo modo di parlare della città che viviamo quotidianamente.
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“Questo è il sito di un museo-che-ora-esiste”: è una frase che compare nella homepage del vostro sito, come mai questa presentazione?

TAM (Torre del Capone) © Emanuele Taccardi
L’idea di aprire un museo d’arte contemporanea partendo da zero, senza avere una spinto o supporto pubblico o da filantropi esterni, nasce nel 2017 a seguito di una serie di (s)fortunati eventi: in città si respirava un grande fermento legato al processo che avrebbe portato alla Capitale Europea della Cultura nel 2019 che aveva portato, per un lungo periodo, tantissime energie e capitali umani nel settore della progettazione e programmazione culturale. Tutto sembrava possibile e tutte le persone che sarebbero potute servire per sviluppare grandi progettualità erano attorno a noi.
In quel periodo abbiamo anche scoperto, un po’ per caso, gli spazi abbandonati di torre del Capone, una delle ultime testimonianze del sistema difensivo medievale della città materana: quei luoghi sarebbe potuti diventare il più bel B&B d’Europa o avremmo potuto trasformali in un luogo di cultura, produzione e aggregazione. Non c’era, prima di aver scoperto la torre, la necessità o l’idea di aprire il TAM, tutto ha trovato il suo posto nel momento in cui si sono messi in fila questi elementi.
Da quel momento abbiamo iniziato a raccontare un po’ dei primi lavori e delle prime difficoltà in un progetto di comunicazione dal nome “Volevo solo aprire un museo”, cercando di tenere un tono ironico e di alleggerire alcune ombre che vedevamo all’orizzonte. Per tanti anni il TAM è stato un museo-che-ancora-non-esiste e solo quando abbiamo potuto aprire il 01/12/2022, forzando un po’ i termini e la mano, abbiamo potuto mettere due grandi X rosse, trasformando il museo-che-ancora-non-esiste nel museo-che-ora-esiste.
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Quali sono state tutte le difficoltà e le soddisfazioni di aprire un Museo di arte contemporanea a Matera? In quale contesto locale si inserisce?
“Volevo solo aprire un museo” è stato il nostro modo per raccontare le difficoltà del fare impresa nel settore culturale partendo dal basso e con relativamente poca esperienza: le difficoltà che abbiamo affrontato sono principalmente legate alla nostra azione all’interno del terzo settore in un periodo di grande trasformazione, oltre alla decisione di dimostrare che sia possibile, nel medio e lungo termine, costruire una sostenibilità economica e sociale nel perimetro delle imprese culturali e creative.

TAM (esterno) © Emanuele Taccardi
A questi problemi di carattere “macro” si aggiungono una serie di grande difficoltà specifiche legate alle mancate risposte delle istituzioni locali su vecchi problemi mai risolti che ci hanno a lungo impedito di aprire nella forma e modalità che avevamo progettato. Questi aspetti, dopo tanti anni di attesa, sembrano volgere verso una soluzione e poterci permettere di arrivare finalmente a dare al TAM una forma compiuta.
Il contesto materano è molto attivo e gli anni della Capitale Europea della Cultura hanno lasciato molti segni della c.d. legacy indiretta: noi esistiamo grazie a quel fermento, cosi come tanti altri professionisti del settore si sono formati e hanno alzato il livello delle proprie interlocuzioni sviluppando relazioni internazionali ma tenendo la loro base a Matera.
“Volevo solo aprire un museo” è presto diventata una comunità di persone che ha sostenuto il museo prima che questo esistesse e questo ci ha permesso di non sentirci mai soli in questo percorso ad ostacoli: la mattina del 1° dicembre 2022 abbiamo comunicato che, dopo tanti anni di attese e proclami, avremmo aperto quello stesso pomeriggio, generando una ondata di affetto che ci ha travolto. Tantissime persone erano affettuosamente tristi perché non avrebbero avuto il tempo di esserci e per giorni abbiamo avuto un lungo passaggio di persone che veniva a vedere, con i propri occhi, le due grandi X rosse messe all’ingresso del museo.
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Attualmente è in corso la mostra ‘Paesaggio Ignoto’ che unisce le fotografie di Piero Percoco e i disegni di Emilio Mossa. Come nasce l’idea di unire disegno e fotografia?
Paesaggio ignoto è la terza mostra prodotta e ospitata nel TAM: Piero ed Emilio sono due artisti pugliesi che abbiamo avuto la fortuna di incrociare da quando abbiamo iniziato le attività del museo. Il nostro ruolo è alzare una bandiera sul territorio e dire che qui si possano produrre dei contenuti nuovi per sviluppare idee e progettualità:
avevamo conosciuto Piero Percoco (aka therainbow_is_underestimated) nel 2023 e avevamo prodotto con lui una edizione commemorativa per la festa patronale locale, la sentitissima Festa della Bruna del 2 luglio e in quell’occasione aveva collaborato con l’illustratore Vincenzo Suscetta su un poster che ha avuto un grande successo di pubblico.

Paesaggio Ignoto, TAM © Emanuele Taccardi
Qualche mese dopo lo stesso fotografo pugliese ci aveva presentato questa bozza di idea che stava costruendo con Emilio Mossa (aka em.disegnacci), disegnatore e artista pugliese: da qualche tempo i due, conosciutisi poco tempo prima, avevamo iniziato a fare lunghe camminate all’interno di foresta Mercadante, un incredibile e stratificato ecosistema tra Cassano delle Murge e Altamura. Unire fotografie e disegni è venuto per loro naturale, se non proprio necessario: ognuno con la sua specificità, i due artisti riescono a cogliere gli aspetti sfaccettati di quello che vedono passando attraverso sentieri e prati.
Il loro lavoro non nasce con l’obiettivo di farne una mostra e la sfida entusiasmante per il museo è stata quella di trasformare, insieme agli artisti, le centinaia di foto e disegni in qualcosa di tangibile e che potesse racchiudere in una esperienza museale la ricerca dell’universo dentro ogni fiore.
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Qual è stata la genesi e l’evoluzione della ricerca congiunta all’interno della Foresta Mercadante nel Parco dell’Alta Murgia?
La mostra non nasce con l’obiettivo di dare risposte scientifiche o sviluppare un racconto antropocentrico sulla natura ma con la necessità di tornare a sorprendersi davanti ad un fiore o ad un impollinatore che ripetutamente svolge il suo lavoro. La mostra è profondamente incentrata sulla natura senza parlare di natura, soprattutto per come siamo abituati a farlo negli ultimi anni.

Piero Percoco ed Emilio Musso nella Foresta Mercadante
Le esplorazione di Piero ed Emilio seguono un loro rituale, un modo tutto loro per immergersi nella foresta: il singolo fiore diventa la porta per collegarsi all’universo e per allargare il campo delle nostre visioni. Partecipare con i due artisti ad una loro passeggiata apre a tantissimi ragionamenti e connessioni, possibili solo immergendosi in quel contesto e sentendosi degli ingenui esploratori alla ricerca di qualcosa di ignoto e sempre sfuggente. Questo ha portato i due artisti a realizzare delle proprie mappe mentali della foresta, ridando i nomi alle piante e alle zone attraverso la loro personale lettura delle cose e degli spazi: è solo disegnando o fotografando i diversi soggetti durante le passeggiata che gli artisti hanno scoperto parti ed aspetti di loro stessi che non pensavano di poter approfondire.
La mostra si apre con un video introduttivo che segue i due artisti durante una delle loro frequenti passeggiate nella foresta e, in pochi minuti, riassume con le loro parole questi lunghi anni di ricerca e di esplorazione: un modo diretto ed immediato per entrare da subito nel paesaggio ignoto.
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Secondo TAM, cosa muove ad esplorare l’ignoto?
Lavorare con Emilio e Piero su questa mostra ci ha permesso di capire che esistono collegamenti _ignoti_ tra il fungo più piccolo e la stelle più potente dell’universo: esplorare l’ignoto permette di astrarsi e trovare nuove strade per entrare dentro le cose. L’ignoto ha sempre terrorizzato e attratto l’essere umano che senza questa continua tensione verso la scoperta di cosa ci sia “oltre” non potrebbe vivere.

Paesaggio Ignoto, stanza delle querce © Emanuele Taccardi
Le scoperte scientifiche aggiungo ogni giorno pezzi di conoscenza ad un puzzle che non potrà mai essere completato e questo attrae e ci spinge sempre un passo più in la. La mostra di Emilio e Piero ci ha permesso di
scoprire la bellezza di trovare (ed esplorare) l’ignoto anche laddove pensiamo di conoscere tutto: l’essere umano ha necessità di sentirsi in controllo di quanto avviene attorno a se, dimenticandosi troppo spesso che questo non può avvenire in ogni occasione. Paesaggio ignoto è un modo per ricordarci di tornare a scoprire il piacere della sorpresa e della gioia dell’esplorazione per scoprire qualcosa che, in ogni momento, muta e continua a cambiare.
Per citare gli artisti, “non ci è dato sapere del cosmo se non il significato che noi stessi gli possiamo
dare”.