In occasione dell’ultima edizione del Calabria Fotografia Festival, ho scoperto Ciro Battiloro, autore del libro “Silence is a Gift” pubblicato da Chose Commune nel marzo 2024. Con uno sguardo poetico e rigoroso, il fotografo indaga la dimensione umana e sociale dei luoghi marginali del Sud Italia — quartieri e comunità sospese tra abbandono, identità e rinascita.

La sua fotografia, erede di una sensibilità filosofica maturata negli anni di studio e di una profonda attenzione verso l’altro, diventa uno strumento di conoscenza e di relazione. In questa intervista, Ciro Battiloro racconta come l’intimità, la dignità e il tempo condiviso con i soggetti si trasformino in immagini capaci di superare lo stigma e restituire complessità al reale.

Scopri ‘Silence is a gift’


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1_Dal tuo percorso di studi in filosofia alla fotografia come linguaggio di indagine umana e sociale: qual è stato il passaggio che ti ha portato a scegliere la macchina fotografica come strumento di racconto?

Ho sempre cercato un modo per esprimermi, ho iniziato con la musica, con le parole, ma poi ho capito che la fotografia era il mezzo migliore per me. La filosofia sicuramente mi ha aiutato nella mia ricerca, ha stimolato in me domande sull’esistenza, sulla società, sul mistero della vita.

Il passaggio che mi ha portato a prendere una macchina fotografica in mano è stata una semplice esperienza di vita personale e cioè un viaggio in Marocco. Al ritorno dal viaggio mi sono detto che sarebbe stato bello avere una macchina fotografica con me.
Nel tempo studiando i lavori di grandi autori come Chris Killip, Dave Heath, Mary Ellen Mark, Joseph Koudelka..Ho compreso come la fotografia fosse uno strumento sia di comprensione del mondo e dell’altro sia di espressione, questo la rende unica come esperienza.

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Ciro Battiloro, Silence is a gift

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2_Silence is a Gift è un progetto intenso, realizzato in diversi luoghi del Sud Italia. Come nasce l’idea e cosa rappresenta per te, sul piano personale e collettivo?

Silence is a Gift che è il titolo del mio libro pubblicato da Chose Commune nel marzo 2024 raccoglie tre lavori su tre aree del sud Italia. I tre luoghi stanno attraversando dei periodi storici che ne modificheranno profondamente l’identità, per cui il mio lavoro è una sorta di lettera d’amore verso questi vissuti che tra non molti anni non esisteranno più.

Ci sono delle caratteristiche che accomunano i tre luoghi, innanzitutto il fatto che sono prevalentemente abitati da classi sociali popolari, il fatto che hanno dovuto convivere con processi di marginalizzazione ai quali hanno reagito in maniera differente. Il quartiere Santa Lucia di Cosenza sta subendo da anni un processo di spopolamento a causa del rischio crolli. Il quartiere Sanità invece è uno dei più densamente popolati d’Europa, dopo anni molto complessi è ora al centro di un processo di rivalutazione e turistificazione.

Torre del Greco è un luogo di estrema bellezza, ma che subisce il disagio della provincia. La vita degli abitanti è sospesa tra valori rurali e la vita moderna.
I progetti sono nati dalla curiosità di conoscere le dinamiche che caratterizzano questi quartieri sospesi tra lo stigma della marginalità e processi di gentrificazione, ma fin da subito mi sono reso conto della ricchezza umana presente in questi luoghi e sono stato affascinato dal l’autenticità della vita quotidiana degli abitanti.

© Ciro Battiloro, Silence is a gift

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3. Nei tuoi lavori l’intimità è un elemento chiave. Come riesci a costruire quella relazione profonda e silenziosa con le persone che fotografi?

L’intimità è tutto nei miei lavori.  L’intimità è qualcosa di straordinario, essa rivela l’unicità di ogni vita umana.
L’intimità intesa come vicinanza, prossimità è una forma di resistenza silenziosa e discreta. Essa è il riparo dallo scorrere del tempo, dalle crisi esistenziali e da tutti i fattori disgreganti che ci impone la società contemporanea: l’omologazione, la banalizzazione, le disuguaglianze sociali e la violenza.

Se le persone percepiscono un’attenzione vera nei loro confronti poi ti lasciano entrare nelle loro vite. Condizioni necessarie affinché questo accade sono il tempo che si trascorre con i soggetti, spesso anche senza fotografare e la chiarezza in ciò che si sta provando a fare.

© Ciro Battiloro, Silence is a gift

© Ciro Battiloro, Silence is a gift

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4_Le tue immagini mostrano la marginalità ma anche una grande dignità. Come trovi l’equilibrio tra il rispetto dei soggetti, la verità del racconto e la ricerca estetica?

Non sono le mie immagini che mostrano una grande dignità, ma sono le persone che ritraggo ad averla.
Come detto in precedenza credo che solo con un enorme attenzione e dedizione si possa raggiungere una forma estetica che rispetti i soggetti e che nasce da una vera condivisione con essi.
In tal modo la fotografia documentaria diventa un’interpretazione creativa della realtà, non una semplice registrazione ma una rivelazione.

Io non sono tra quelli che pensano che la fotografia possa cambiare il mondo o risolvere problemi, ma credo che la fotografia generi stupore e conoscenza e questo mette in crisi pensieri preconcetti come lo stigma della marginalità,e così facendo riesce a mettere in contatto mondi e gruppi di persone che normalmente non comunicano tra loro.

© Ciro Battiloro, Silence is a gift

© Ciro Battiloro, Silence is a gift

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5_Dopo Silence is a Gift, quali direzioni o temi senti di voler esplorare nel tuo percorso artistico futuro?

Attualmente sto portando a termine un lavoro iniziato nel 2022 sui pescatori della Normandia. Uscendo in barca con i pescatori di Honfleur e Trouville, ho capito quanto la pesca come poche altre attività dell’uomo, riesca ad unire l’aspetto spirituale e manuale del lavoro.

Inoltre ho in mente dopo aver fotografato per anni in quartieri cittadini di provare a fotografare la provincia, in particolare quella da cui provengo e cioè l’aria Vesuviana.

© Ciro Battiloro, Silence is a gift

© Ciro Battiloro, Silence is a gift


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Ciro Battilomo – biografia

Ciro Battiloro (Torre del Greco, 1984) è un fotografo italiano con base a Napoli.
Ha studiato filosofia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II. Il suo lavoro è un’analisi complessiva sull’essere umano, usa un approccio molto intimo e attraverso la vita di tutti i giorni discute di tematiche sociali più ampie. La sua ricerca degli ultimi anni si è concentrata su alcuni quartieri del sud Italia (Rione Sanità a Napoli, Quartiere Santa Lucia, Cosenza).

Nel 2015 è stato selezionato per la 2a edizione di LAB, Laboratorio Irregolare curato da Antonio Biasiucci, nel cui ambito ha preso parte a diverse mostre collettive: SMMAVE Centro per l’Arte Contemporanea, Galleria del Cembalo,Arcos Museo d’arte contemporanea del Sannio.

Nel 2017 è stato selezionato per la residenza artistica Bocs Art – International Artistic Residences nell’ambito della quale ha iniziato il suo lavoro a Lungo termine Santa Lucia. Nel 2018 è stato invitato a prendere parte alla mostra collettiva The Milky Way alla Galleria Lia Rumma di Napoli ed ha esposto alla galleria 29 Arts in Progress.Nel 2022 è stato selezionato per la residenza artistica Tremplin Jeunes talent del festival Planches Contact di Deauville, nell’ambito della quale ha iniziato il suo lavoro Le Petit Souffle. Il progetto ha ricevuto il Prix du Pubblic Tremplin Jeunes Talent.

I suoi lavori sono stati pubblicati su diverse riviste e sono stati esposti in molti festival in Italia e all’estero: Festival de foto MAP Tolosa, In Cadaques, Helsinki Photo Festival, Cortona on the Move Festival, IMP Festival-Mese Internazionale del Fotogiornalismo,Langhe Photofestival, Fotografia Calabria Festival. Tra le mostre personali ha esposto con il suo lavoro Sanità al Lab 27 di Treviso nel 2021 e nel 2023 al Foto Forum Santa Fe Gallery.

Silece is a gift di Ciro Battiloro pubblicato per Chose Commune

Nel marzo del 2024 è stato pubblicato dalla casa editrice francese Chose Commune il suo libro Silence is a Gift. Il libro è stato selezionato tra i finalisti del prestigioso premio Paris Photo Aperture PhotoBook Award 2024. Nel 2025 un’ampia mostra dedicata al suo lavoro è stata esposta alla galleria Al Blu di Prussia di Napoli.