Intervista | Mattia Marzorati e la terra dei buchi

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Ho conosciuto il lavoro di Mattia Marzorati , La terra dei buchi, in occasione della 30° edizione del SI FEST Savignano Immagini Festival,tra i progetti vincitori dell’ open call RESET. Sistema Festival Fotografia racconta la società contemporanea.

Sapete cos’è  La terra dei buchi? Negli ultimi cento anni la città e la provincia di Brescia hanno vissuto un enorme sviluppo economico grazie soprattutto ai settori metalmeccanico ed estrattivo creando numerose cave di ghiaia, sabbia e marmo. Dagli anni ‘80 queste buche sono state riempite da rifiuti dando il via ad un business arricchito da infiltrazioni mafiose e ricerca del massimo profitto da parte degli industriali. Le conseguenze più gravi e dannose sono a discapito dell’ambiente e della salute degli abitanti del posto.

Ora La terra dei buchi è anche un libro edito da Seipersei.

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© Mattia Marzorati

 

‘La terra dei buchi’ è un lavoro fotografico e di ricerca che è durato 3 anni e dopo essere stato esposto in giro per l’Italia in alcuni dei più importanti festival come SI FEST, Etica e Photolux, è diventato anche un libro. Cosa rappresenta per te?

La diffusione del lavoro credo che sia un punto fondamentale per ogni progetto fotogiornalistico. Lo scopo principale è proprio quello di fare informazione e quindi diffondere le notizie che si decidono di coprire. La possibilità di raggiungere un pubblico così vasto è stata sicuramente una soddisfazione e un risultato importante per questo tipo di reportage. Il libro è stato e sarà un ulteriore pretesto per poter dibattere su questi temi.

 

In occasione di un’intervista a Radio Onda d’Urto, hai sottolineato il legame tra ‘La terra dei buchi’, appellativo dato dagli attivisti alla provincia di Brescia, con la terra dei fuochi in Campania. Se i dati in negativo della terra dei buchi superano ahimè quelli della terra dei fuochi, perché se ne parla poco?

Credo che sia “più facile” per i media parlare in modo negativo di aree che già vivono disagi economici e sociali perchè è quello che il fruitore dei media si aspetta. La copertura, va detto, non è del tutto assente anche per quanto riguarda le criticità nel Nord ma manca la volontà di mettere insieme tutte queste informazioni in un unico contenitore per creare un panorama completo rispetto a quella che è la situazione nel suo complesso.

Lo scopo del mio lavoro è proprio questo, non è un lavoro di inchiesta, ho semplicemente raccolto le informazioni già esistenti e già pubblicate e ho cercato di dare una forma più fruibile e più interessante a tutte queste notizie di cronaca e statistiche raccolte durante i decenni.

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© Mattia Marzorati

Alcuni studi hanno collegato l’elevata mortalità da Covid-19 nel bresciano alla preesistente inquinamento dell’aria che, secondo la rivista The Lancet Planetary Health, è la più letale d’Europa. Infatti sono diffusi tumori e altre patologie. Come i comitati locali ( ad esempio Basta Veleni), che combattono per la propria salute e l’ambiente, hanno accolto il tuo progetto? Cosa si aspettano?

Il lavoro è stato accolto positivamente perchè c’è la consapevolezza che una copertura mediatica di qualità possa creare un certo tipo di pressione sulle istituzioni e sull’opinione pubblica. Le molte pubblicazioni e le mostre credo e spero che abbiano contribuito almeno in piccolissima parte per il raggiungimento degli obiettivi dei comitati locali.

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© Mattia Marzorati

Per la realizzazione dei progetto, con quali soggetti pubblici e privati hai collaborato? Qualcuno si è rifiutato e/o hai trovato difficoltà?

Per il progetto ho lavorato soprattutto a conttato con associazioni ambientaliste e con giornalisti locali. Ho trovato la massima collaborazione in quanto ci sono molte persone interessate a far emergere queste criticità. Purtroppo l’indifferenza è il sentimento principale contro cui combattere perchè è difficile coinvolgere quelle persone che non hanno interesse verso questi temi, nonostante riguardino tutti in prima persona.

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© Mattia Marzorati

Tu come ti sei sentito, da umano e da fotografo nei loro confronti?

Il rapporto instaurato con gli attivisti locali è stato ottimo fin da subito e il coinvolgimento emotivo è stato molto forte viste anche le numerose storie tragiche legate al contesto ambientale.

C’è una foto a cui sei particolarmente legato perché ti è costata di più a livello umano/ a livello di realizzazione?

Tutte le foto più intime in cui si fa riferimento a vicende personali hanno un peso specifico molto diverso rispetto alle foto di paesaggio. E’ necessaria una certa cura e un certo rispetto verso il soggetto e rappresentano quindi i momenti più delicati ma anche quelli più importanti nel processo fotografico.

 

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Chi è Mattia Marzorati

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Mattia Marzorati (Cantù, CO, 1992), dopo diverse esperienze nel campo della cooperazione e dello sviluppo internazionale, inizia a lavorare con la fotografia nel 2016 mentre svolge un servizio civile in Perù.

Si occupa principalmente di temi sociali e ambientali e i suoi lavori sono stati pubblicati su numerosi media nazionali ed esteri come L’Espresso, Internazionale, El País, Vogue, The British Journal of Photography, National Geographic Italia, Rai, Sky, La Repubblica.

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