Intervista | UMANALACUNA di Giacomo Bianco

Umanalacuna di Giacomo Bianco

Cosa succederebbe se Venezia si inabissasse e venisse abitata da una popolazione anfibia? Immergendoci nel mondo utopico di UMANALACUNA, Giacomo Bianco racconta come è cambiato il suo rapporto con il territorio lagunare durante il periodo di lockdown, e più in generale, si serve di questa pandemia per ipotizzare un legame con la Natura che sia in grado di superare la visione antropocentrica.

Da UMANALACUNA è nato ESSERE ANFIBIO, uno dei vincitori della seconda edizione di REFOCUS, open call realizzato dal MUFOCO – Museo di Fotografia Contemporanea di Cinesello Balsamo, in provincia di Milano, dedicata ai progetti fotografici che abbiano saputo descrivere l’Italia nel post lockdown.


Come nasce ESSERE ANFIBIO, uno dei progetti vincitori del bando REFOCUS#2 del MUFOCO?

Estratto di un progetto più ampio, ESSERE ANFIBIO è stato concretizzato durante il periodo di lockdown e quello immediatamente successivo, ma è riuscito a rivoluzionare completamente, arricchendo, il progetto madre.

Attraverso quest’ultimo, che prende il nome di UMANALACUNA, ho indagato i mutamenti che il legame umano-Laguna ha subito durante i secoli all’interno del territorio lagunare. LACUNA (mnemonica) UMANA e LAGUNA UMANA sono, quindi, diventate le matrici dell’intera narrazione, all’interno della quale ho insistito per il superamento della prima tramite la definizione della seconda.

Umanalacuna di Giacomo Bianco

© Giacomo Bianco

Con questo progetto ho provato a restituire all’acqua il ruolo che merita, perciò attraverso l’ipotesi di inabissamento volontario della città di Venezia, in grado di ricomporre il binomio sintattico “Venezia è Laguna” dissolto negli ultimi secoli, mi sono trovato ad indagare visivamente il futuro abitante della città sommersa che, come la propria città, sarà nuovamente in grado di vivere d’acqua ed in sintonia con essa.

 

Al centro del tuo lavoro quindi il rapporto tra uomo e natura…

Assolutamente…

Se si pensasse all’acqua grande del 1966 e la si confrontasse con quella di un anno fa (12-13 Novembre 2019), ci si renderebbe conto che per 8 centimetri, le due alluvioni, sarebbero state pressoché identiche, poichè troppo simili sono state le “cure” e le “attenzioni” adoperate all’interno di questo territorio durante i due eventi.

Umanalacuna di Giacomo Bianco

© Giacomo Bianco

L’unica differenza è che le ultime, camuffandosi ad opere necessarie promotrici di salvaguardia, hanno alterato irreversibilmente l’assetto lagunare. La Laguna, infatti, ha continuato ad essere fortemente minacciata da progetti che hanno avuto come obiettivo comune la negazione dell’acqua, con la conseguente morte della stessa a discapito della salvezza della città.

Umanalacuna di Giacomo Bianco

© Giacomo Bianco

Con UMANALACUNA, quindi, attuo un rovesciamento prospettico e guardo al territorio non più in funzione degli uomini ma ad un equilibrio senza domini e alterità. Parimenti ESSERE ANFIBIO, agganciatosi all’emergenza pandemica, ha involontariamente rafforzato il medesimo concetto, riuscendo ad indirizzarmi con impeto verso un pensiero più consapevole e inclusivo non più capace di considerare me stesso scisso dalla Natura, ma altresì parte integrante.

 

 

In che modo hai realizzato UMANALACUNA?

UMANALACUNA, essendo il progetto di tesi che presenterò all’ISIA U di Urbino, si concretizzerà in un libro fotografico e sarà composto di tre volumi. Nel primo dei tre impaginerò la ricerca storica che affronta le dinamiche, mutate nei secoli, del legame umano-Laguna. Il secondo volume, invece, accoglierà tutte le fotografie che espliciteranno l’ idea di futuro abitante anfibio tramite associazioni di esseri umani e non umani e paesaggio.

Umanalacuna di Giacomo Bianco

© Giacomo Bianco

ll terzo consisterà in una collezione di screenshot che, in un arco di tre mesi, ho prelevato osservando i video, in tempo reale, delle videocamere subacquee della piattaforma oceanografica ACQUA ALTA del C.N.R. Questo terzo volume è potuto nascere grazie all’aiuto di Giulia Deganello, cara amica e collega presso l’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa, poiché mi ha portato a conoscere questa struttura durante la fase di lockdown in cui eravamo coinquilini. Anche ESSERE ANFIBIO, di conseguenza, ha visto la luce grazie a lei.

 

A proposito di fotografia durante la quarantena, come sei riuscito a mantenere il tuo rapporto con la fotografia?

In quel periodo ho cercato di rispettare tutte le norme vigenti: uscivo solo per fare la spesa pochi giorni a settimana. Il mio rapporto con la fotocamera si è limitato, quindi, all’osservazione dei coinquilini e degli spazi casalinghi.

Umanalacuna di Giacomo Bianco

© Giacomo Bianco

Chiuso in casa mi sono trovato perciò escluso dal territorio lagunare che fino a poco prima esperivo quotidianamente, ma, come spiegato precedentemente, i video live della Piattaforma ACQUA ALTA mi hanno permesso di non perdere totalmente il rapporto con l’esterno, semplicemente lo hanno modificato: da reale è diventato un rapporto virtuale che mi ha permesso di perpetuare la ricerca visiva del progetto, altresì innovandolo in modo non premeditato.

Umanalacuna di Giacomo Bianco

© Giacomo Bianco

Il desktop del mio computer in quel periodo era diventato un acquario virtuale ed io, in modo quasi terapeutico, ho così iniziato a collezionare questi frames.

 

Quale messaggio vuoi mandare attraverso UMANALACUNA? Secondo te come è possibile trasmettere questo legame così forte con la laguna anche a chi non ci vive?

Con UMANALACUNA non dò alcuna soluzione.

Servendomi dell’utopia e affrontando l’intero progetto in chiave allegorica, si evince con evidenza, che io non ne abbia. Ma ritengo necessario, visto anche il periodo di emergenza che stiamo vivendo, ripensare al nostro ruolo in funzione a quello della Natura.

UMANALACUNA di Giacomo Bianco

© Giacomo Bianco

Nel caso specifico di UMANALACUNA, il concetto di Natura combacia totalmente con quello di Laguna ma ciò che utopizzo in questo progetto, ovvero l’avvicinamento all’elemento esasperato nella trasmutazione, è lo stesso che auspico al di là dei lidi di questo territorio lagunare.

Il riscaldamento globale, l’innalzamento del livello del mare, l’esaurimento di risorse del pianeta... sono tutti fattori che, inevitabilmente, ci troveremo ad affrontare in un futuro non più così utopico.

UMANALACUNA di Giacomo Bianco

© Giacomo Bianco

Perciò, attraverso lo sfruttamento della Laguna, capro espiatorio di una tendenza globale, il mio obiettivo, che intende mirare al pensiero, presuppone una riflessione che permetta di tornare a guardare alla Laguna-Natura con un occhio rinnovato capace di rivitalizzarne la filia.


Biografia

Laureando al corso di Fotografia presso l’ISIA di Urbino, Giacomo Bianco (Mestre – VE, 1994) è assistente al fotografo Matteo De Mayda e atelierista presso l’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa (VE). Nel suo lavoro fotografico Giacomo Bianco osserva il mondo naturale, interessandosi particolarmente agli esseri viventi umani, non umani ed ai rapporti che si creano tra di essi.

Vive e lavora a Venezia.