Venezia al tempo del Covid: cosa vedere e mangiare

Ho visitato Venezia diverse volte, in gita con la scuola o l’università, in vacanza con la mia famiglia o con gli amici, durante il carnevale ma non posso dire di conoscerla bene. Infatti ho scoperto una Venezia diversa, libera dal turismo di massa (e dai piccioni), grazie a due guide d’eccezione: Giulia e Amelia! Tra libri, bacari e street art questo il mio diario di viaggio alla riscoperta della Serenissima.


Sestiere Cannaregio e la Venezia delle catacombe e dei supermercati liberty

Avete presente quella chiesa con la cupola verde rame appena uscite/i dalla Stazione ferroviaria di Santa Lucia sul Canal Grande? È la Chiesa di San Simeon Piccolo costruita nel XVIII secolo su precedenti edifici da Giovanni Antonio Scalfarotto e custodisce nei suoi sotterranei un mistero: l’unica catacomba (così pare) di Venezia.

Chiesa di San Simeon Piccolo – esterno

Illuminati da una sola lampadina elettrica e da candele fornite dal custode, scendete nei sotterranei per osservare gli affreschi parietali con scene del Giudizio Universale, Passione, Antico Testamento e scheletri umani. Oltre all’atmosfera tetra, ciò che inquieta è sapere che delle 21 cappelle presenti, alcune sono ancora murate e i nomi dei defunti sono stati cancellati o non compaiono affatto. Aiuto!

Sempre in zona stazione, lato Piazzale Roma – Ponte di Calatrava andate ad osservare il murales Climate 04 – See Level Rise realizzato da Andreco nel 2017 (con la partecipazione di Giulia Deganello). Lungo 100 metri e alto 6, si tratta di un lavoro che,  intrecciando arte e scienza, affronta un tema strettamente e direttamente legato a Venenzia: quello dei cambiamenti climatici e dell’ innalzamento del livello del mare. Il murales infatti è composto da linee blu lungo tutto il fianco dell’edificio che indicano l’innalzamento del livello del mare da oggi fino al 2200. Noterete poi grafici e formule matematiche rappresentanti le variabili che contribuiscono al fenomeno.

 

Il murale è il primo a Venezia ad essere dipinto  fa parte del più ampio progetto Climate Art Project che ha coinvolto soggetti pubblici e privati, quali m.a.c.lab – Ca’ Foscari, Università IUAV di Venezia, CNR-ISMAR, Studio La Città, One Contemporary Art, ASLC progetti per l’arte, Regione Veneto, Grandi Stazioni, De Castelli srl, Spring Color srl e Platform Green.

Ingresso al Ghetto Ebraico di Venezia

Da non perdere il quartiere ebraico, testimonianza di una pagina importante della storia di Venezia. Da sempre Venezia è un grandissimo centro di scambi commerciali tra l’oriente e l’occidente e ne è testimonianza la presenza della comunità ebraica fin dal verso gli inizi del secolo XI secolo. Nel Cinquecento, per gestire la permanenza in città di una una comunità diventata numericamente considerevole, il governo della Repubblica di Venezia decise di relegare la comunità in una sola zona della città, dove anticamente si trovavano le le fonderie, “geti” in veneziano. Da qui infatti prende origine la parola “ghetto”.

Campo del Ghetto Nuovo

In più venne stabilito che ognuna/o della comunità ebraica dovesse indossare un segno di identificazione in cambio di protezione e libertà di culto nella città di Venezia. Il quartiere ebraico di Venezia fu uno dei primi in Europa e oggi è un quartiere tranquillo ma anche vivace, frequentato da tutti/ i/le veneziani/e e non dove rimangono gli le sinagoghe e gli altri edifici religiosi e amministrativi della comunità ebraica e lo si nota anche dalle scritte commemorative di tragici eventi storici sui degli edifici.

 

Un altro posto che potrebbe sconvolgervi nel bene/male è la Despar (Cannaregio nn. 1939-1952, Campiello de l’Anconeta). Ebbene sì, un supermercato che si trova all’interno di quello che fu un teatro, il Teatro Italia, come noterete dalla scritta in facciata, costruito nel 1915  da Giovanni Sardi in stile neogotico. L’edificio si trova nel Sestiere Cannaregio lungo la via che collega la stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia al ponte di Rialto.

Ex Teatro Italia, ora Despar – esterno

Al suo interno, tra il banco salumi e il reparto detersivi, guardatevi intorno affreschi di varie maestranze tra cui quello presente sul soffitto  “la Gloria d’Italia” realizzata dal pittore veneziano Alessandro Pomi e arredi decorativi in ferro battuto e calcestruzzo armato di Guido Marussing e altri artisti locali. In realtà il Teatro Italia ha subito diverse destinazioni d’uso, prima di essere supermercato infatti fu convertito in cinema fino agli anni ‘70, sede di uffici universitari, sala congressi e per altre iniziative culturali e accademiche dell’Università Ca’ Foscari.

La domanda mi sorge spontanea: com’è possibile che un edificio storico ospiti un supermercato? Dov’è il rispetto del mantenimento della destinazione d’uso dichiarato nel codice dei beni culturali? A me pare solo l’ennesima giostra per intrattenere il turismo di massa che stava schiacciando Venezia pre-covid, un’operazione di mercificazione di un luogo culturale perché l’attuale uso non ha nessun tipo di coerenza con la sua storia e non può di certo essere valorizzata dai prosciutti del banco frigo o dal beep delle casse automatiche.

Ponte de le Torete – Ghetto Nuovo

Dopo aver visitato le catacombe di San Simeon Piccolo, il murale di Andreco, il Ghetto Ebraico e il Teatro Italia/Despar e siete stanchi di camminare ci sono due opzioni,  sempre rimanendo in zona. La prima è osservare il tramonto lungo la Fondamenta Cannareggio, appena dietro la stazione di Santa Lucia, un quartiere moderno e in costruzione ma silenzioso. Troverete un paio di piccole terrazze a gradoni dove sedersi con i piedi a penzoloni sull’acqua e guardare i barchini passare e gli isolotti all’orizzonte!

La laguna dalle Fondamenta di Cannaregio

 

Oppure andate alle Fondamenta Nove dove potrete vedere il cielo mutarsi da arancio a viola e la luna riflettersi sull’acqua fluttuante. Ad arricchire l’atmosfera già speciale di per sé, è la visione del Cimitero monumentale di San Michele all’orizzonte costruito  intorno all’800 su un’isola della laguna in direzione Murano e chiuso da mura. Tutt’ora in uso come luogo di seppellimento per i/le veneziani/e, si possono trovare anche le tombe di personaggi celebri come l’artista Emilio Vedova, lo psichiatra Franco Basaglia e il musicista Igor Stravinskj e il poeta Ezra Pound.

Cimitero di San Michele dalla Fondamenta Nove

 

Se la fame inizia a farsi sentire verso pranzo o avete bisogno di uno spuntino a metà mattinata, non potete evitare di fare tappa alla Trattoria Ca’ d’Oro Alla Vedova (Ramo Ca’ d’Oro, 3912). Il bacaro, la tipica osteria veneziana, è famosa per le sue saporitissime polpette accompagnate solo ed esclusivamente dalle “ombre”(ovvero bicchieri di vino), bianche o rosse che siano!

Le famose polpette della Trattoria Ca’ d’Oro Alla Vedova

Altro bacaro che ha conquistano il mio cuoricino affamato è l’Eno-ostarie Al timon (Fondamenta dei Ormesini, 2754) nel ghetto ebraico: cicchetti a 1€ e spritz imperdibili da provate con il Select, bevanda alle erbe nata proprio a Venezia. Provate l’emozione di godervi l’aperitivo invece che seduti comodamente su una panca o su una sedia, di sedervi sul barchino lì davanti e lasciarvi dondolare dal canale.

Chicchetti de “Al timon”

 

 

 

 

 

 

Sestriere Dorsoduro e la Venezia di Bansky e Marco Polo

Anche il sestiere Dorsoduro che custodisce dei piccoli tesori tra librerie indipendenti e ponti dai nomi buffi. Consigliata da amici, la Libreria Marco Polo  (Sestiere Dorsoduro, 2899 in Campo Santa Margherita, mentre l’altra sede è alla Giudecca), è una libreria indipendente particolarmente attenta a all’illustrazione sia per adulti che bambini. Girare tra gli scaffali e curiosare tra i libri, sedersi sulla panchina rossa all’interno del negozio per sfogliare un volume, unita alla discrezione di Claudio, Sabina e Flavio, i fondatori della libreria, ti fa sentire a casa e capace di passarci tutto il pomeriggio oppure di comprare qualsiasi libro! DON’T LOOK FOR LOVE LOOK FOR BOOK

I ponti sappiamo essere fondamentali a Venezia per attraversare i canali e regalano continue esclamazioni di stupore e spesso nascondono aneddoti della storia della città. Uno dei questi è il Ponte dei Pugni chiamato così perché teatro di uno dei più violenti scontri della storia di Venezia avvenuto tra due famiglie storicamente rivali: Castellani e Nicolotti. Lo scopo del gioco era quello di incontrarsi sulla parte superiore del ponte privo all’epoca di ringhiere e far cadere nel canale l’avversario. Da notare, oltre al barchino di frutta e verdura, le quattro sagome di piedi in pietra d’Istria sul pavimento!

Ponte dei Pugni


Se Andreco non è stato abbastanza a soddisfare la vostra fame di street art, nel sestiere di Dorsoduro a Venezia troverete un’opera di uno dei se non IL più importante street artist del mondo: Bansky! Allora, prendete di riferimento la Farmacia Santa Margherita, attraversate il ponte e sulla parete di un palazzo di uno dei due fianchi c’è un murales. Realizzato a stencil da muro a spray raffigurante un/a bambino/a con addosso il giubbotto di salvataggio, i piedi a bordo acqua e un fumogeno rosa in mano. È chiaro un rimando ai temi cari all’artista che spesso ritroviamo in altri suoi lavori come la crisi geopolitica e l’immigrazione. L’opera risale al 2019, realizzata nella notte all’indomani della Biennale di Venezia e, inizialmente passata inosservata, poi la fotografia del murales comparve anche nel profilo Instagram dello stesso Bansky.

Bansky

 

Non è fame ma voglia di qualcosa di buono? Anche in questa zona una tappa a qualsiasi ora del giorno è obbligata la Pasticceria Tonolo (Calle S. Pantalon, 3764) che artigianalmente dal 1886 sforna pasticcini di ogni genere, torte, biscotti e paste salate e specialità locali come la focaccia veneziana Per noi è diventata subito un punto di riferimento, soprattutto il saccottino con ricotta e zucca, buonissimo!  Negli anni, la pasticceria artigianale Tonolo è diventata la più rinomata del territorio veneziano.

Se invece dei classici cicchetti, avete voglia di un tramezzino, il Bar Alla Toeletta (Dorsoduro, 1191)è quello che fa per voi! Troverete in banco colmo di tramezzini farciti in mille modi diversi da avere l’imbarazzo della scelta. A questo si unisce l’economicità del tramezzino che diventa così un punto di riferimento per gli studenti, turisti e gente del posto!

I tramezzini del bar Toletta

 

Altri ponti, murales e bacari  

A Venezia non finirete mai di stupirvi perché ogni angolo, luogo, custodisce una storia da raccontare. Come la Libreria Acqua Alta (Calle Lunga Santa Maria Formosa, 5176b) nel sestiere San Marco, probabilmente conosciuta ai più dopo l’ultima alluvione del novembre 2019 a Venezia. La Libreria Acqua Alta è anche un luogo storico e pittoresco della città per la leggendaria presenza di gattini tra gli scaffali di libri vintage.

Sfortunatamente al mio e al nostro arrivo, nessun gattino si è palesato (sigh!) e ne ho approfittato per sfogliare i libri presenti all’interno che sono davvero tanti e di vario genere: arte e storia di Venezia, gialli,  romanzi, fumetti, di avventura e enciclopedie su scaffali quasi improbabili come una vasca da bagno e una gondola al centro della sala! Un ambiente che sa di cantina domestica, colmo di oggetti e vecchi volumi dalla luce fioca e dall’aria umidiccia.

A proposito di ponti dai nomi strambi, simpatica è la storia del ponte delle Tette tra il sestiere San Polo e Santa Croce. Esteticamente abbastanza anonimo e di piccole dimensioni, il ponte si trova, nel quartiere che fu a luci rosse al tempo della Repubblica di Venezia. Si narra che le prostitute erano solite affacciarsi alla finestra a ridosso del ponte per adescare i passanti mostrando i seni scoperti. Altri aggiungono che questo fu un espediente imposto da una legge varata dal governo della Serenissima per contrastare il diffondersi dell’omosessualità, considerata “contronatura”.

Ponte delle Tette

In zona stra consigliato, il Bacareto da Lele in Santa Croce 183, campo dei Tolentini. Si possono trovare i paninetti dello chef con salumi, formaggio e pesce, da mangiare in esterno e in piedi! Prezzi onestissimi e qualità assicurata e lo si capisce dalla variegata clientela di lavoratori e studenti.

In pieno centro, in sestier San Marco è il Bacaro da Fiore (Campo Santo Stefano, 3461) che dal 1871 è un punto di riferimento per cicchetti e ombre a tal punto da essere inserita tra le botteghe storiche del Veneto. Atmosfera tipica e informale grazie agli interni di legno e dalla fermezza della titolare che ti serve i “cicchetti” (stuzzichini) e le “ombre” (bicchiere di vino). Famoso tra i cicchetti il baccalà mantecato, le sarde in saor e il fegato alla veneziana.

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