Provare a scrivere una storia della fotografia in Basilicata e mettere ordine le fonti per comprendere quando-come-perché si è diffusa larte fotografica non mi è mai sembrata unimpresa semplice fin dallinizio. Ancora di più lo è ragionare sull’ immagine di una Regione arretrata ed esotica: terra di briganti nel periodo postunitario e meta di spedizioni di antropologi e fotografi nel corso del Novecento. Anche se, dal 1799, presenta connotazioni di cultura e di pratica politica, configurandosi tra  i poli provinciali di concrete azioni sul campo verso la costruzione di un processo unitario da Sud.

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Quando e come arriva la fotografia in Basilicata?*

Convenzionalmente la fotografia nasce” nel 1839 in Francia quando, in seguito alla numerose sperimentazioni che portarono alla registrazione del brevetto, Louis Daguerre presenta presso lAccademia delle scienze e delle arti visive di Parigi questa nuova invenzione. Da attività puramente tecnica e  scientifica, la fotografia nei decenni successivi viene caricata anche di un valore estetico e di documentazione del reale. Dalla Francia, come e quando arriva la fotografia in Basilicata?

La storia della fotografia in Basilicata risulta lacunosa e frammentaria a causa della trascuratezza e del disinteresse che la storiografia ha nutrito verso la Regione.

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Library of the Royal Society London, Ms225, [Bernoud A.], Picerno - Facciata della Chiesa Madre. Fotografia n. 80 allegata al manoscritto del Rapporto di Robert Mallet. https://royalsociety.org

Library of the Royal Society London, Ms225, [Bernoud A.], Picerno – Facciata della Chiesa Madre. Fotografia n. 80 allegata al manoscritto del Rapporto di Robert Mallet. https://royalsociety.org

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Nonostante questa premessa, la prima notizia legata alla fotografia in Basilicata risale al 1857 quando uno dei più distruttivi terremoti della storia sismica italiana colpì larea tra lattuale Provincia di Potenza e la zona centro-orientale di quella di Salerno. La potenza distruttiva non è lunico primato legato a questo sisma: infatti è stato anche il primo al mondo a essere oggetto di un reportage fotografico del francese Alphonse Bernoud che allepoca si trovava a Napoli. Diventato il fotografo della corte reale borbonica e poi del re dItalia, Vittorio Emanuele II di Savoia, Bernoud fu anche tra i primi a introdurre in Italia novità fotografiche e migliorie tecniche dalla Francia. Le sue spedizioni (in totale 3 tra il 1857 e il 1858) assumono ancora più valore se pensiamo alle difficoltà tecniche e logistiche nel trasportare ingombranti attrezzature su strade impervie lungo le quali la sicurezza nelle aree interne non era scontata essendo gli anni del brigantaggio.

Una selezione delle fotografie viene stampata su giornali internazionali come LIllustration e The Illustrated London News e in realtà le fotografie dovettero essere trasformate in incisioni.

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Library of the Royal Society London, Ms225, [Grillet C.V.], Rionero in Vulture - Veduta del Vulture da Rionero. Fotografia n. 321 allegata al manoscritto del Rapporto di Robert Mallet. https://royalsociety.org

Library of the Royal Society London, Ms225, [Grillet C.V.], Rionero in Vulture – Veduta del Vulture da Rionero. Fotografia n. 321 allegata al manoscritto del Rapporto di Robert Mallet. https://royalsociety.org

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Appena dopo la prima campagna di ricognizione di Bernoud, lingegnere irlandese Robert Mallet ottenne il finanziamento di 150 sterline dalla Royal Society di Londra con lo scopo di approfondire lo studio dei danni del terremoto per confermare una sua teoria sulla dinamica dei terremoti. Al ritorno dalla sua spedizione nelle aree del terremoto, Mallet commissionò un ulteriore reportage fotografico al fotografo Claude Victor Grillet, a partire da un taccuino di appunti fornito dallo stesso ingegnere irlandese. Ricevuto a Londra il prodotto di questo nuovo reportage, quasi almeno un terzo delle 156 realizzate conservate alla Royal Society, sono attribuibili a Bernoud. 

Aspetto non di poco conto ma è doveroso sottolinearlo: queste immagini di paesi abbandonati in macerie alimenteranno lo stereotipo della Basilicata di luoghi senza tempo come Craco o Romagnano al Monte.

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Library of the Royal Society London, Ms225, [Bernoud A.], Brienza - Veduta sud. Fotografia n. 289 allegata al manoscritto del Rapporto di Robert Mallet. https://royalsociety.org

Library of the Royal Society London, Ms225, [Bernoud A.], Brienza – Veduta sud. Fotografia n. 289 allegata al manoscritto del Rapporto di Robert Mallet. https://royalsociety.org

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Unaltra notizia riguardante la narrazione visiva della Basilicata è legata alliniziativa post unificazione di creare un repertorio fotografico delle bellezze artistiche, paesaggistiche e monumentali dellItalia che rispondeva alla grande richiesta dallestero come strumento di promozione del Bel Paese. Lo studio Fratelli Alinari di Firenze – il più antico stabilimento fotografico al mondo – è lesempio più famoso di fotografi editori in Italia che intraprendono campagne fotografiche di questo genere in giro per lItalia quale ulteriore strumento di unificazione. Campagne però che escludono il Meridione, tra cui la Lucania, di cui un primissimo interesse fotografico arriverà solo nel 1931 con le immagini della Chiesa della SS Trinità a Venosa e il Duomo di Acerenza.

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Il XIX secolo in Basilicata: il contesto storico

Prima di iniziare ad approfondire i soggetti, i percorsi e i luoghi fotografati della Basilicata, è necessario fare doverosa una premessa: qual è il suo contesto storico a metà Ottocento? Il tessuto politico e culturale della Lucania è infatti influenzato dal legame con Napoli, dalla dissoluzione del Regno Borbonico con lUnità dItalia e dalla conseguente nascita dello stato borghese.

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Lesser Heraldic Standard of the Kingdom of the Two Sicilies - Waving Flag

Lesser Heraldic Standard of the Kingdom of the Two Sicilies – Waving Flag

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Nella prima parte dellOttocento, la Basilicata fa parte del Regno delle Due Sicilie che, con la dinastia dei Borbone, aveva governato fino allUnità dItalia nel 1861 su un vasto territorio comprendente le attuali Regioni di Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Campania, Lazio orientale e meridionale. In quegli anni la Basilicata si presenta ancora come la terra dei feudi e del latifondo caratterizzata geograficamente dalla dorsale appenninica che la divide in due: a est la pianura del materano e a ovest la montagna nel potentino. Aggravano ulteriormente lisolamento della Basilicata con il resto dItalia il problema delle aree paludose come il metapontino con la conseguente proliferazione di malattie e l’inadeguatezza e linsufficienza delle vie di comunicazione (in particolare tra Potenza e Matera) che frenano qualsiasi intervento imprenditoriale post unitario. 

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Autumn in Pollino National Park, southern Italy.

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In questa situazione di precarietà appena descritta, tra il XIX e il XX scoppia inoltre una crisi agraria che porta in particolare la popolazione contadina e nelle aree montuose a emigrare allestero stravolgendo di fatti la geografia umana della Basilicata. A cosa è dovuta questa crisi agraria? Con lunificazione, si avvia infatti un processo di suddivisione delle terre da coltivare e i latifondi demaniali ed ecclesiastici vengono affidati ai ricchi borghesi mentre i poveri contadini, che tanto se ne prendono cura, perdono i diritti sugli usi civici e, contestualmente, il sistema tributario introdotto dal nuovo governo centrale va a gravare sui meno abbienti. Disboscamento, distruzione dellattività di allevamento e le pessime condizioni idrogeologiche contribuiscono ulteriormente al fenomeno migratorio.

Terre di campagna

Terre di campagna

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La borghesia liberale infatti, a capo della dirigenza politica della Basilicata, è focalizzata a difendere il proprio status di ricchezza, rimanendo (volente o nolente) incapace di comprendere le ragioni del malessere del popolo e la sua matrice sociale. Il popolo chiedeva ad esempio la bonifica delle aree paludose come la piana di Metaponto, il riconoscimento del diritto alla terra e il potenziamento delle infrastrutture come scuole e strade così da migliorare le proprie condizioni di vita. Questi ultimi quindi, ignorati dal governo locale verso il quale nutrivano una profonda speranza di rinnovamento rispetto ai Borbone, trovano nei briganti i portavoce del loro malessere.

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Briganti

Briganti

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In realtà il precedente decennio francese aveva gettato le basi per la ripresa della regione grazie allabolizione della feudalità, lintroduzione del codice civile e la riduzione dei beni ecclesiastici con la progressiva ridistribuzione del demanio. Purtroppo tutto ciò non fu sufficiente ad avviare concretamente un processo di modernizzazione della Basilicata in quanto mancava una classe intellettuale che sapesse occuparsi del bene del territorio. In realtà erano presenti figure di spicco politico come Francesco Saverio Nitti o Giustino Fortunato ma la loro cultura e formazione politica maturata a Napoli si scontrava, una volta tornati in Basilicata, con una coscienza civile e sociale generale immatura.

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Il brigantaggio

Il brigantaggio è stato forse il fenomeno che ha maggiormente caratterizzato lOttocento dellItalia meridionale post unitario i cui albori risalgono già al secolo precedente. Spesso considerato come un fenomeno di criminalità portato avanti da bande di malfattori e ribelli che praticavano azioni di violenza come rapine, omicidi, sequestri e incendi alle abitazioni dei ricchi borghesi, in realtà il brigantaggio porta con sé un valore più politico quello di difensori del popolo contro i Borboni prima e la borghesia locale poi.

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Da vicino e da lontano. Fotografi e fotografia in Lucania a cura di Ferdinando Mirizzi, Franco Angeli, 2010

Da vicino e da lontano. Fotografi e fotografia in Lucania a cura di Ferdinando Mirizzi, Franco Angeli, 2010

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Ma chi erano i briganti? Si trattava principalmente di braccianti a cui si unirono ex soldati, ex garibaldini ma anche malviventi e tante donne. Sebbene mossi da un senso di giustizia sociale, i briganti vivevano nellillegalità e per questo si nascondevano nelle aree montuose del sud difficilmente raggiungibili e che conoscevano meglio e spesso aiutati da altri poveri contadini o addirittura dal clero o da vecchi latifondisti che speravano, attraverso i briganti, di far tornare i Borbone al comando politico della Regione. 

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Da vicino e da lontano. Fotografi e fotografia in Lucania a cura di Ferdinando Mirizzi, Franco Angeli, 2010

Da vicino e da lontano. Fotografi e fotografia in Lucania a cura di Ferdinando Mirizzi, Franco Angeli, 2010

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Il brigantaggio nasce quindi come un movimento popolare esclusivamente sociale e finisce di diventare una minaccia per lo Stato unitario perché considerato unattività di delinquenza, un problema di ordine pubblico da reprimere con durezza. Viene diffusa quindi una narrazione del brigantaggio distorta, o meglio, non totalmente veritiera: un movimento violento composto da delinquenti con lunico scopo di compiere rapine, soprusi e maltrattamenti. Il fenomeno quindi assume i caratteri di una guerra civile tra popolazioni contadine e lesercito italiano, una lotta di classe del ricco contro il povero. 

Il brigantaggio viene anche usato dai politici di destra, ancora debole in Basilicata e in tutto il Sud, per screditare le tendenze democratiche meridionali: si diffonde una vera e propria campagna di propaganda contro la sinistra che diventa sostenitrice e complice del brigantaggio quale movimento sostenuto dai nostalgici del vecchio regime. 

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Da vicino e da lontano. Fotografi e fotografia in Lucania a cura di Ferdinando Mirizzi, Franco Angeli, 2010

Da vicino e da lontano. Fotografi e fotografia in Lucania a cura di Ferdinando Mirizzi, Franco Angeli, 2010

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Dopo qualche decennio di attività, il brigantaggio non riesce ad evolvere rimanendo bloccato in una ripetizione stanca e strozzata incapace di dialogare e risollevarsi. Colpo di grazia per la fine del brigantaggio è la cattura e luccisione dei due più importanti esponenti del meridione ovvero Carmine Crocco e Ninco Nanco. Da quel momento, si sono succeduti pochi e sporadici episodi di delinquenza, soppressi senza difficoltà, e catturati gli ultimi adesori del movimento, il governo italiano dichiara gennaio 1870 ufficialmente la fine del brigantaggio. 

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* Ringrazio per la collaborazione al paragrafo Graziano Ferrari dell’INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

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Fonti