Fotografia Europea: la top 5 secondo Chiara Pirra

LEGAMI. Intimità, relazioni, nuovi mondi è il tema scelto per la XIV edizione di Fotografia Europea, il festival fotografico che si svolge fino al 9 giugno a Reggio Emilia. I legami intesi come strumento per superare le diversità che caratterizzano ciascun individuo, ma anche come punti di partenza per costruire nuovi mondi pronti ad accogliere una nuova forma di classicità tutta contemporanea. Tra tutte le mostre presenti nel calendario di questa edizione, queste sono le 5 che vi consiglio di non perdere!

Se vi siete persi la puntata precedente,  Jana Liskova, ecco il link


1. Sublime, AA.VV.
Chiostri di Palazzo Calcagni, Piazza San Lorenzo 1, Reggio Emilia

© Marco P. Valli, “Realpolitik”

Un progetto ambizioso quello proposto dalla collaborazione tra Jergon e Home For Photography che punta a ridefinire il concetto di Sublime rapportandola al contesto contemporaneo. La pratica collettiva è il punto di vista attraverso cui indagare le esperienze che nell’intimità del quotidiano ciascuno di noi vive. Sublime è la capacità dell’arte di entrare in conflitto con la razionalità, generando uno stato di estasi in chi guarda, ma sublime è anche la manifestazione di libertà sfrenata della vita notturna (Almanacco Toilet Club, Valentina Neri), la feroce comunicazione politica contemporanea (Realpolitik di Luca SanteseMarco P. Valli), l’estetica dilaniante del panorama straziato dall’uomo (The remains of the Whole di Alessandro Rizzi), l’esperienza di socialità come nuova forma di sacralità (Santuario di Antonio Ottomanelli), la festa come momento rievocativo del caos e dell’abisso in cui ogni cosa ritrova le sue origini (Festa di Luca Santese), il legame tra storia e memoria (Spagna 1936-39 /2016-2019 di Giulio Rimondi), la ricerca attorno all’immagine come struttura portante di un linguaggio (Il minore di Luca Baioni) e la brutalità della società dello spettacolo (Shots Shots Shots di Luca Baioni, Nicola PatrunoLuca Santese). Il Sublime oggi come un moto emotivo straordinario in esperienze ordinarie, ma anche come un sentimento ordinario per vite straordinarie. A cura di Nicola Patruno e in collaborazione con Cesura, collettivo di fotografi indipendenti nato nel 2008.

 

2. Photographic Universe, Kenta Cobayashi
Chiostri di Palazzo Calcagni, Piazza San Lorenzo 1, Reggio Emilia

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Kenta Cobayashi, “Photographic Universe”, ©Chiara Pirra

Le fotografie di Kenta Cobayashi non hanno forma, si propagano nello spazio espositivo e conquistano la sala attraverso le immagini, i video e le musiche elettroniche appositamente composte per questa mostra ed insieme costruiscono la dimensione di un paradiso zen digitale. Le caratteristiche di bidimensionalità e di istante temporale che per decenni hanno caratterizzato il dispositivo fotografico vengono abbattute con la forza di un’onda. Nella suggestiva location dei Chiostri di San Pietro in mostra non si trovano solo le fotografie dell’artista, ma tutto il suo universo appunto. Se da sempre definire l’attimo e lo spazio è stata una prerogativa della fotografia, Cobayashi dà inizio ad una nuova tradizione composta da precarietà ed estetica digitale, simboli imprescindibili del nostro tempo.

3. The Tapestry on my room, Lucie Khahoutian
Sotterranei del Teatro Valli, Piazza Martiri del 7 luglio, n. 7 Reggio Emilia

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Lucie Khahoutianthe, TAPESTRY IN MY ROOM, ©Chiara Pirra

Nel lavoro visionario di Lucie Khahoutian, membro del The Live Wild collective, Occidente e Oriente sembrano trovare finalmente un punto d’incontro fra le pareti di una stanza in grado di distorcere il tempo e lo spazio nella quale assistiamo a continue mutazioni di soggetti e di sfondi. L’esperienza della memoria è introdotta da Khahoutian con la metafora di una camera in cui la porta è sempre aperta ed ogni finestra affaccia sempre su mondi differenti. Il suo è un punto di vista che comprende, oggi più che mai, l’importanza di celebrare ogni diversità all’interno di una società che è sempre più preda di isterie politiche e fortezze geografiche. Ciascuna delle identità visibile all’interno di The Tapestry in My room è allo stesso tempo individuale, ma anche collettiva e la messa in scena celebra la perdita di ogni confine: ogni terra è universale ed ogni memoria è la sua memoria.

 

4. Unbridled curiosity, Larry Fink
Palazzo Da Mosto, via Mari 7, Reggio Emilia

Larry Fink, “Unbridled Curiosity”, © Chiara Pirra

La risposta di Larry Fink alla domanda su quale sia il miglior modo per chiedere il permesso di scattare una fotografia a qualcuno sarebbe probabilmente quella di non chiederlo affatto. Sfacciato e fuori dagli schemi, ma anche dotato di un’empatia che rappresenta il suo miglior talento, Larry Fink approda a Fotografia Europea con una mostra antologica che attraverso il suo bianco e nero impertinente mette in scena un mondo di volti e di anime che popolano le grandi battaglie civili, i party esclusivi di Hollywood, i grandi musei, la vita rurale e le palestre pugilistiche. Un animo punk che sembra possedere il dono di riconoscere l’intimità anche in quei luoghi in cui non ti aspetteresti mai di incontrarla. Lo stesso Fink definisce la sua vita come una cascata di rivelazioni empatiche, spesa a cercare di costruire ponti tra le classi sociali, le fatiche, i piaceri e le paure del dolore. Un’esistenza la sua che rappresenta la prova vivente di come dietro ad ogni sguardo attento si celi sempre una sfrenata curiosità.

 

5. Fifty-Fifty, Samuel Gratacap
Chiostri di Palazzo Calcagni, Piazza San Lorenzo 1, Reggio Emilia

Samuel Gratacap, “Fifty-Fifty”, © Chiara Pirra

Il lavoro di Samuel Gratacap documenta come le probabilità giochino un ruolo fondamentale nella vita di ciascuno di noi: 50 e 50 come testa o croce, come andare in un luogo o esservi costretti, come essere visibili o invisibili. Fifty-Fifty, realizzato fra il 2014 e il 2016 in Libia e Tunisia, è un progetto di documentazione che ci mostra senza mezze misure la vita di soldati e migranti e che ci mette davanti ad un quesito fondamentale: possiamo davvero continuare a pensare che tutto questo non ci appartenga in qualche misura? Se la fortuna o la sfortuna di nascere in un luogo sono paragonabile all’esito del lancio di
una moneta, chi vince non ha davvero nessuna responsabilità nei confronti di chi ha perso? Il lavoro di Gratacap è una ricerca sulle implicazioni politiche e sociali di quello che noi definiamo Fortuna.

BIGLIETTI – SEDI – ORARI


Chiara Pirra
1987, Maranello (MO)

Nel 2007 si trasferisce a Bologna ed inizia la sua esperienza nell’ambito della fotografia specializzandosi
come fotoreporter impegnata in progetti che affrontano tematiche sociali e di attualità.
Frequenta il Master in Fotografia presso l’Istituto Europeo di Design a Torino (2014) e il corsi di specializzazione ICON Curatori per l’Immagine contemporanea presso la Fondazione Fotografia Modena (2018).
Ha collaborato alla realizzazione di mostre con Fondazioni, festival e fiere tra cui: SI Fest di Savignano Immagini, Festival Fotografia Europea OFF, Fondazione Fotografia Modena e Set Up contemporary Art Fair esponendo opere di artisti famosi nel panorama italiano e internazionale quali: Luigi Ghirri, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Franco Fontana, Lee Friedlander, DaidoMoriyama, Nan Golding, Nobuyoshi Araki, Ai Weiwei, Max Pinkers e The LIVE WILD Collective.