La società contemporanea irlandese in mostra a Dublino

Dara McGrath, Site-099 Beaumont Quarry, Douglas, Cork City.

Quando inizio a scrivere questo articolo, è la mattina di domenica 20 febbraio e lo stesso giorno di 7 anni fa sono partita per Dublino. Ovviamente un colpo al cuore. Coincidenza vuole che l’articolo di questa settimana è dedicata ad una mostra attualmente allestita presso la Gallery of Photography di Dublino: National Photography Collection.

National Photography Collection

La mostra National Photography Collection è una selezione fotografica di 44 artisti irlandesi affermati ed emergenti che raccontano la società contemporanea irlandese. La collettiva è ospitata presso la Gallery of Photography, in Temple Bar, fino al 26 marzo 2022.

Martin Cregg, Untitled, 2007, from the series Midlands, 2015

Gli artisti in mostra sono: Ciarán Óg Arnold; Enda Bowe; Noel Bowler; Ala Buisir; Simon Burch; Dorje de Burgh; Krass Clement; Shia Conlon; Martin Cregg; Mark Curran; Ciaran Dunbar; John Duncan; Tessy Ehiguese; David Farrell; Kevin Fox; Paul Gaffney; Clare Gallagher; Emer Gillespie; Karl Grimes; Anthony Haughey; Seán Hillen; Patrick Hogan; Tobi Isaac-Irein; Dragana Jurišić; Jamin Keogh; Jialin Long; Markéta Luskačová; Shane Lynam; Alen MacWeeney; Dara McGrath; Moira McIver; Yvette Monahan; Tony Murray; Brian Newman; Kate Nolan; Miriam O’Connor; Kenneth O’Halloran; Mandy O’Neill; Tony O’Shea; Pete Smyth; Nigel Swann; Harry Thuillier Jr; George Voronov and Róisín White.

Kate Nolan, Untitled 8, Pettigo, 2016, from the series LACUNA, 2

Kate Nolan, Untitled 8, Pettigo, 2016, from the series LACUNA, 2015-2022

La mostra National Photography Collection fa parte del programma annuale In Our Own Image che traccia la storia della fotografia irlandese attraverso stili e periodi fotografici per favorire un dialogo tra l’ampia gamma di approcci che compongono la fotografia irlandese. Si tratta di un’iniziativa che non avviene a caso, anzi: nel 2022 si celebra il centenario della nascita della Repubblica d’Irlanda. Si offre così l’opportunità di riflettere su come i fotografi hanno affrontato storie condivise e su come sono state rappresentate le diverse identità culturali irlandesi. 

La collezione diventerà un vero archivio che offrirà una panoramica della pratica fotografica in Irlanda. Altra super notizia: il Presidente dell’Irlanda, Michael D. Higgins, ha accettato di essere il Patrono della Collezione.

Yvette Monahan, The Thousand-Year-Old Boy from the series, The T

Yvette Monahan, The Thousand-Year-Old Boy from the series, The Thousand-Year-Old Boy, 2015

Questa collettiva è la prima nella sezione contemporanea dell’indagine annuale della Galleria sulla fotografia in Irlanda. In Our Own Image è supportato dal Dublin City Council Commemorative Committee, dal Department of Tourism, Culture, Arts, Gaeltacht, Sport and Media, the Department of Foreign Affairs, the Heritage Council of Ireland, the Office of Public Works, Dublin Castle, RTÉ Sostenere l’Arts and Nerve Centre/Creative Centenaries NI, Creative Ireland e l’Arts Council of Ireland.

 

Alcuni temi e artisti in mostra

Di alcuni di loro avevo già parlato in un articolo passato dedicato alla fotografia irlandese legati ai Troubles come Enda Bowe Love’s Fire songs, Brian Newman con Unsettled Border e David Farrell con Small Acts of Memory (2009-2010). Altri, anzi la maggior parte) li scopro ora e mi dà tanta gioia perché scopro tematiche e sfumature che ignoravo e ve le presento. 

Sempre a proposito di confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, mi ha colpito il progetto di John Ducan, Beacons che esamina il modo in cui il cambiamento politico viene negoziato a livello del suolo nell’Irlanda del Nord. I beacons hanno sostituito i falò in un certo numero di comunità a Belfast e dintorni e bruciano trucioli di legno evitando la raccolta del materiale con mesi di anticipo. In più sono state introdotte ulteriori misure di sicurezza come  barriere alla base dei falò.

 

National-Photography-Collection-Anthony-Haughey

© Anthony Haughey, Mother and Children with Bible and Gun, from the series Home, 1992

Se vi dico Ballymun cosa vi viene in mente? Il quartiere periferico di Dublino è al centro sia del Joyrider di Ross McDonnell ma anche in Home, progetto di Anthony Haughey. Tra il 1989 e il 1990  Anthony Haughey ha vissuto e lavorato come artista a Ballymun, dove ha prodotto questa prima serie fotografica che voleva esaminare le condizioni che hanno costretto questo particolare gruppo di cittadini irlandesi ad emigrare. 

Di periferia ma a Limerick, altra cittadina al sud dell’isola, ha fotografato Jamin Keogh. Moyross, come Ballymun, è un complesso residenziale costruito nel 1970 alla periferia di Limerick come soluzione a una crescente crisi abitativa. Dopo i primi anni di speranza e ottimismo, Moyross iniziò a scivolare in un ciclo di comportamenti antisociali, criminalità di gruppo e, infine, omicidio. Nel 2007 è stato proposto un programma di “Rigenerazione” di risorse infrastrutturali e sociali come soluzione per l’area.

National-Photography-Collection-Jamin-Keogh

© Jamin Keogh, Christopher and Mark in Glennagross, from the series Moyross Study, 2017-present (ongoing)

Forse non tutti sanno che in Irlanda, fino a poco tempo fa la Chiesa ha avuto un atteggiamento molto duro e conservatore verso le donne rimaste incinte fuori dal matrimonio e il controllo sulla sessualità era molto potente. Infatti esistevano le Mothers and baby homes per madri nubili incinte, Magdalene laundries per “riformare” le donne cadute nel peccato (madri nubili, prostitute o vittime di stupro) le e le Industrial school per bambini orfani (a tal proposito consiglio di approfondire l’argomento con il volume Irlanda di The Passenger/ Iperborea (a dir poco magnifico). 

 

Tornando alla fotografia, Emer Gillespie nel 2002 è diventata madre single a 21 potendo tenere con sè la figlia, cosa non successa alla madre nel 1975 che dovette dare in adozione il figlio poco dopo la nascita. FIRST MOTHERS cerca di riconoscere, rispettare, ascoltare e ascoltare quelle donne che la nostra società ha così completamente fallito.

Clare Gallagher, Untitled, from the series The Second Shift, 201

© Clare Gallagher, Untitled, from the series The Second Shift, 2019

Se parliamo di segreti, cito anche la ricerca fotografica di Clare Gallagher che in The second shift racconta il turno nascosto dei lavori domestici e dell’assistenza all’infanzia svolto principalmente dalle donne oltre al loro lavoro retribuito. È un lavoro fisico, mentale ed emotivo che richiede impegno, abilità e tempo ma è non pagato, non contabilizzato, distribuito in modo ineguale e in gran parte non riconosciuto.

La società irlandese sta cambiando e lo vediamo nelle immagini di diversi autori che ritraggono giovani ragazzi e ragazze come in We become everything George Vironov che fotografa giovani nelle comunità religiose e spirituali alla ricerca di come vive e si sente un’esperienza del genere.

George Voronov, Untitled, from the series We Became Everything, 2018

George Voronov, Untitled, from the series We Became Everything, 2018

Nuovi irlandesi crescono forse potrebbe essere il sottotitolo di progetti più o meno estremi: da un lato le fotografie di Ciarán Og Arnold che in I went to the worst of bars hoping to get killed (citazione della poesia  “The Suicide Kid”, di Charles Bukowsk.) documenta la vita notturna contemporanea in una piccola città irlandese. Dall’altra le nuove generazioni di irlandesi che nascono dall’incontro di immigrati come il progetto di Ala Bus con The new Irish e piccole minoranze presenti in Irlanda come quella islamica come Making Space di Noel Bowler.

Noel Bowler, 3 Rampart Court, Rampart Road, Dundalk, from the series Making Space, 2011

Il paesaggio ha avuto sempre un ruolo importante nella fotografia non solo irlandese, testimone di eventi più o meno felici e a proposito di Irlanda e della mostra vorrei segnalare un paio di lavori che mi hanno colpito. Il primo è Diesel di Ciaran Dunbar che traccia lo scarico illegale di materiale di scarto tossico, comunemente indicato come “fango”, da parte di riciclatori di diesel nei siti lungo il confine irlandese tra le contee di Louth, Armagh e Down.

L’altro è Under a Grey Sky di Simon Burch che indaga l’uso della torba come combustibile commerciale e della bonifica delle paludi. L’estrazione finirà tra 10 anni e questi paesaggi rischiano di scomparire per far posto ad un uso agricolo o ricreativo. Queste vaste aree rivelano una contraddizione tra la desolazione e il vuoto degli spazi e l’energia latente che detengono per la comunità. Anche su questo argomento vi rimando un approfondimento al volume di The Passenger dedicato all’Irlanda che vi stra consiglio di comprare se non si fosse capito!

Simon Burch, Kylemore 01, from the series Under a Grey Sky

Simon Burch, Kylemore 01, from the series Under a Grey Sky

In copertina: © Martin Cregg, Untitled, 2007, from the series Midlands, 2015

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