SINestESIA, viaggio fotografico nell’Est Europa in mostra a Parma

Ho conosciuto Jana durante il corso per curatori ICON della Fondazione Fotografia di Modena ed è finita nell’elenco delle persone che invidio (nel senso buono del termine attenzione) per la grande passione in quello che fa. Grazie! 

SINestESIA alla BDC di Parma

Per questo weekend non prendere appuntamenti perché siete tutti (e dico davvero tutti) invitati venerdì 8 febbraio ore 18.30 all’inaugurazione della mostra SINestESIA presso la Galleria BDC di Parma. A cura di Jana Liskova, saranno esposti i lavori di sei fotografi (Andrej Balco, Valeriy Bukhnin, Alessandro Padalino, Benedetta Ristori, Alessandro Treggiari, Marietta Varga) che indagano i mutamenti del paesaggio nell’Est Europa. Sarà l’occasione per intraprendere un viaggio fotografico attraverso la ricerca dei singoli autori e confrontare la loro personale visione nei confronti dell’Est. Austerità e grandiosità architettonica si incontrano e si scontrano con la malinconia e la nostalgia creando una doppia visione dello stesso paesaggio. Si tratta di luoghi permeati da una storia controversa troppo recente che cercano un definitivo riscatto che possa liberarli da stereotipi nati da eventi cardine per la storia dell’est come la rivoluzione del 1989 e la scomparsa della DDR e la dissoluzione dell’URSS. Il luogo che ospita la mostra è altrettanto suggestivo, un’ex chiesa seicentesca sconsacrata nel centro storico di Parma e fa parte del progetto BDG Catalog inaugurato nel 2016 da Lucia Bonanni e Mauro Del Rio. La coppia ha deciso di trasformare questo luogo sacro in un centro di arte contemporanea ospitando eventi e mostre dalla fotografia e disegno alla musica live. La collettiva sarà aperta al pubblico fino al 24 febbraio con le seguenti specifiche: su appuntamento durante i giorni feriali mentre sabato e domenica dalle 15.30 alle 19.

Un viaggio verso est

Il titolo della mostra, SINestESIA, è stato scelto dalla curatrice Jana Liskova per riassumente in maniera chiara e incisiva lo scopo della sua ricerca. La parola sinestesia deriva dal greco e significa “percezione contemporanea” e viene usata come metafora per indicare l’associazione di un’unica immagine di sfere sensoriali diverse. Le immagini presenti infatti hanno il compito di suscitare emotivamente sensazioni diverse a partire dalla percezione visiva delle stesse. Il progetto curatoriale di Jana Liskova non è il primo che mira a indagare il paesaggio e si pone sulla scia di grandi esempi passati come alla missione fotografica della DATAR Délégation interministérielle à l‘aménagement du territoire et à l‘attractivité régionale (1963) e Viaggio in Italia (1984). Questo viaggio fotografico nell’est Europa è spesso accompagnato dal sentimento dalla nostalgia che viene definita Ostalgie. Il neologismo tedesco nato dall’unione di “Osten” (est) e “Nostalgie” (nostalgia),  indica appunto il sentimento di rimpianto del mondo prima della scomparsa della Repubblica Democratica Tedesca. La stessa Liskova, trasferita in Italia per motivi di studio e lavoro, è vicina alla tematica indagata perché nelle foto presenti ritrova con affetto la sua Slovacchia finalmente priva degli stereotipi che invadono tutto l’est.

I fotografi in mostra

I sei fotografi in mostra provengono da aree geografiche diverse e questa caratteristica risulta essere una ricchezza perché nasce un confronto di due punti di vista tra i fotografi esteuropei e autori italiani. Se i primi si approcciano allo stesso paesaggio partendo dai luoghi d’origine e dal proprio vissuto creando immagini nostalgiche e malinconiche, i secondi invece si muovono sui binari dell’indagine esplorativo-documentaria. In particolare Marietta Varga (Siófok, Ungheria, 1992), presenta qui parte del suo progetto My Town Siófok II.(2017) che ha come protagonista la sua città d’origine attraverso atmosfere surreali, pulite e geometiche. Il viaggio di Valeriy Bukhnin (Tambov, Russia, 1976) si fa invece più personale e intimo in una Russia sospesa nel tempo.  Con Andrej Balco (Pezinok, Slovacchia, 1973) si abbandonano i paesaggi naturali per immergersi nell’architettura urbana caratterizzato dai blocchi abitativi costruiti durante il periodo sovietico in Slovacchia cercando il suo lato ironico (foto copertina). Similmente anche a Benedetta Ristori (Firenze, 1988) e Alessandro Padalino (Foggia, 1983) hanno affrontato l’incontro/scontro tra passato e presente. Se Padalino ha sottolineato come la presenza umana appaia sempre più isolata e soccombente a causa della maestosità urbana, la fotografa fiorentina ha trovato tale dualismo nella quotidianità discreta ricca di simboli storici di alcuni paesi dell’ex cortina di ferro. Alessandro Treggiari (Foggia, 1974) chiude il sestetto artistico attraverso una visione sfuggente, solitaria data dalla scelta tecnica del in bianco e nero e della texture granulosa dell’immagine donando allo spettatore una presenza spettrale.

Alessandro Treggiani, Senza Titolo, 2015 © l’artista