Il 23 gennaio del 2014 ho pubblicato il mio primo articolo su www.immaginaredalvero.it con tanta paura mista ad eccitazione. Da una parte sentivo il bisogno di condividere la passione verso questa arte ma non volevo che fosse l’ennesimo blog di fotografia nel mare magnum del web. Come ho già raccontato, il mio amore verso la fotografia inizia all’ultimo anno della Laurea triennale grazie al mio prof di Storia della fotografia, Augusto Pieroni che mi ha seguito anche per la tesi dedicata ad un gruppo fotografico neorealista andaluso, AFAL. Da lì sono arrivati viaggi, interviste e recensioni di mostre in giro per l’Italia e l’Europa e a pensarci a quante cose sono successe in questi 10 anni fa un certo effetto!
Onestamente non pensavo di arrivare a questo traguardo ma oggi posso dire di esserne orgogliosa perché portare avanti un progetto del genere, seppur piccolo, ha bisogno di tanta costanza e curiosità. Certo, ci sono stati alti e bassi, periodi di creatività alternati ad altri caratterizzati da poca ispirazione e tempo causa lavoro come è successo di recente. Vi raccontavo infatti che pensavo di chiudere il blog dopo un anno e mezzo durante il quale non ho pubblicato nessun articolo e non sapevo più da dove ripartire. Poi ho iniziato a riflettere sul motivo che mi aveva portato ad aprire il blog, a scegliere il nome e il pensiero costante di scrivere, condividere e scoprire e ho capito che non potevo farne a meno, è parte di me!
Per festeggiare il 10° compleanno ho deciso di ripercorrere la storia di immaginaredalvero scegliendo un articolo per ogni anno che rappresenta una tappa della sua nascita, evoluzione e futuro.
2014 | A.F.Al. Uno sguardo libero sulla Spagna Franchista
Il mio primo articolo in assoluto, pubblicato il 23 gennaio 2014 una settimana dopo circa aver comprato il dominio, è stato dedicato alla mia tesi di Laurea triennale. E’ stata una vera avventura fin dall’inizio: ero partita in Erasmus all’ultimo anno della triennale con l’idea di approfittare della mia mobilità oltre che per finire gli esami, di svolgere anche le ricerche per la tesi ma di un altro argomento. Poi che coincidenze mi hanno fatto scoprire e innamorare della fotografia neorealista andalusa.

A.F.Al. Agrupaciòn Fotogràfica Almeriense.
La scelta dell’argomento non poteva essere diverso, sono partita da dove tutto è iniziato, ecco un piccolo estratto:
Pensando al primo post da scrivere nel blog, ero molto combattuta ma quale modo migliore di esordire se non trattare l’argomento della mia tesi di laurea triennale?
Nel settembre 2009 partii per partecipare al progetto Erasmus a Siviglia, con lo scopo di terminare gli esami e raccogliere materiale su quello che era il mio iniziale progetto di tesi. Casualmente scoprii che in Andalucìa nacque negli anni ’50-’60 un gruppo fotografico neorealista, che attirò immediatamente la mia attenzione: A.F.Al., acronimo di Agrupaciòn Fotogràfica Almeriense.
2015 | Intervista: Luca Nizzoli Toetti
Luca è stata la mia prima intervista e forse anche il primo fotografo che ho contattato per il blog. L’ho incontrato qui a Bologna durante l’edizione zero del Festival di fotografia Transizioni Fotografia in movimento con la direzione artistica di Francesco Acerbis. Ricordo di essere rimasta affascinata dal suo viaggio in giro per l’Europa e lo contattai per poterne parlare sul blog. Da allora è nata un’amicizia e mi fa sorridere pensando all’incontro del tutto casuale a Dublino mentre io ero lì a svolgere un tirocinio in una galleria d’arte e lui era nel pieno del suo ennesimo viaggio.

© Luca Nizzoli Toetti
Un estratto:
Nato a Venezia nel 1973, Luca Nizzoli Toetti inizia una lunga gavetta nel 1992 lavorando a Milano come stampatore presso Richiardi Fotocronache e pubblica le sue prime fotografie su Il corriere della sera. Collabora inoltre con diverse riviste come Espresso, IoDonna, Internazionale e Venity Fair. Nel 2009 inizia a viaggiare per “Almost Europe“,un progetto di cammino e fotografia alla ricerca dell’Europa con sguardo libero ed indipendente. Edito da Postcart, casa editrice nata dall’ idea di Claudio Corrivetti e specializzata in libri fotografici e saggi sulla fotografia. Nel 2010 e nel 2011 è direttore artistico dell’ Independent Foto Festival di Ivrea e nel 2014 partecipa al Festival Transizioni. Fotografia in movimento di Bologna.
2016 | Manchester e Liverpool
Anche se non è stato un viaggio fotografico, questo viaggio ha rappresentato un momento molto importante perché è il primo che ho fatto da sola. Manchester è la città più importnate in assoluto per gli amanti della musica brit e new wave, infatti la città ha dato i natali dei miei gruppi musicali preferiti in assoluto: Oasis, Smiths e Joy Division.E poi Beatles Beatles Beatles! Su Liverpool c’è bisogno di aggiungere altro?

The Salford Lads Club
Un estratto:
Per l’intero tragitto casa- aeroporto non ho fatto altro che ripetermi: “Sta succedendo davvero? Sono sicura?”. Ebbene sì, io e il mio sobrio trolley giallo limone abbiamo preso il volo, destinazione: Manchester con un biglietto comprato quasi 3 mesi fa, presa da una folle quanto sana e perenne nostalgia di viaggiare! La città inglese, culla della Rivoluzione industriale che vide tra gli anni ’70 e ’90 nascere e morire i miei gruppi musicali preferiti: Oasis, Joy Division e Smiths…il mio viaggio si stata trasformando quasi in un pellegrinaggio musicale. Pianificare sì ma non troppo, una mappa sarebbe stata sufficiente per sopravvivere qualche giorno, passati poi a camminare, tanto, tantissimo. In fin dei conti è stata quella stanchezza che è sinonimo di felicità perché ho scoperto una nuova città, ho parlato con tante persone ma soprattutto mi ha reso più forte e sicura di me.
2017 | La Famiglia dell’Uomo abita in Lussemburgo
Se Manchester e Liverpool non sono state mete fotografiche, l’anno dopo sono volata in Lussemburgo a visitare ‘La famiglia dell’uomo’, la storica mostra itinerante ideata nel 1955 dal fotografo lussemburghese Edward Steichen ora in pianta stabile presso il Castello di Clervaux.

The family of Man Lussemburgo
Un estratto:
503 fotografie di 273 fotografi provenienti da 68 Paesi che girarono il mondo per 10 anni ospitati da 160 musei attirando circa 10 milioni di visitatori. Non sono io che dò i numeri né propongo un rebus ma si riferiscono ad una delle pietre miliari della storia della fotografia, la “mostra delle mostre” ovvero The Family of Man. Ideata e curata nel 1955 dal fotografo di origini lussemburghesi Edward Steinchen presso il MoMA di New York, di cui ne era il Direttore del Dipartimento di Fotografia, l’esposizione sancisce universalmente la nascita della fotografia umanista. Ora è custodita definitivamente presso il Castello di Clervaux per volere dello stesso fotografo dopo la sua morte avvenuta negli anni’70. Avevo da tempo il desiderio di vivere quella mostra, di scoprire anche il Lussemburgo, e dopo aver preso ben 2 treni per raggiungere la piccola cittadina e trascorso 5 ore all’interno della mostra, posso finalmente urlare al mondo: “IO C’ERO!”. Ero proprio lì ad ascoltare quelle foto storiche, ad osservare la gioia e il dolore di una nascita, di un amore, di un lavoro, il momento entusiasmante della scuola ma anche la solitudine, la religione, la politica e la guerra. Un vero pugno allo stomaco ed è inevitabile non commuoversi consumando fazzoletti come se non ci fosse un domani!
2018 | Entropia
Altro momento di crisi di immaginaredalvero: mi sentivo una trottola in continuo movimento senza una meta precisa.

© Immaginaredalvero
Un estratto:
Il secondo principio della termodinamica afferma che, tra due corpi, l’energia si trasferisce sempre da quello più caldo al più freddo e si raggiunge l’equilibrio quando entrambi hanno la stessa temperatura. L’ entropia quindi è la misura di tale equilibrio che può solo aumentare e nel momento in cui essa risulterà massima si arriverà alla cosiddetta morte fredda dell’universo. Potrebbe essere un pò la traduzione in termini fisico-chimici di quello che afferma Nietzsche in uno dei miei libri preferiti ovveroCosì parlò Zarathustra: “Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante”. Caos, disordine ed equilibrio in continuo movimento: sono probabilmente le mie parole chiave che non mi fanno mai sentire “sistemata” alla continua ricerca di una crescita personale e professionale. È la spinta che mi fa iscrivere al corso di specializzazione per curatori e contemporaneamente ICON presso la Fondazione Modena Arti Visive FMAV lavorare in un museo, giocare a pallavolo due volte a settimana e prendere un treno per Milano perché “devo capire delle cose”. Ieri sono tornata a Milano dopo qualche anno e ho scelto di scoprire due interessanti progetti che puntano sull’arte contemporanea uno più didattico ed informale come Chippendale Studio e l’altro più ricercato e minimalista Office Project Room.
2019 | Cosa rendono complessi i nostri tempi? 3 mostre da non perdere
Anche se le mostre sono passate, vale sempre la pena riflettere sulle tematiche che queste hanno voluto portare l’attenzione per iniziare a riflettere su cosa rende davvero complessi i nostri tempi: The consequences di Stefania Prandi a Bologna, Un mondo a parte: l’inferno di Moria. La vita in un campo profughi di Salvatore Cavalli a Modena e Sorrisi dal mondo di Mimmo Fabrizia Venezia.

© Stefania Prandi, The consequences
Un estratto:
La scorsa settimana abbiamo parlato di Tempi Complessi, progetto curato dalla Fondazione Studio Marangoni e promosso dalla Regione Toscana dedicato ad artisti emergenti under 35. e cosa li rende tali. Immigrazione, integrazione, discriminazione di genere e senso di comunità sono i principali temi che hanno mosso i giovani talenti ora in mostra (fino al 7 dicembre presso il MAD Murate Art District di Firenze) nella realizzazione dei loro progetti. Da allora ho iniziato a riflettere sui nostri tempi e delle problematiche irrisolte e per coincidenza mi sono ritrovata a partecipare alla presentazione del volume Susana Chávez, Primera tormenta. Ni una mujer menos, ni una muerta más, a cura di Chiara Cretella qui a Bologna, dedicata alla poeta e attivista messicana uccisa e mutilata a 36 anni
2020 | Terrae Motus. Un racconto di geografie e storie dell’Italia fragile
Nel 2019 Matera è stata nominata Capitale Europea della Cultura e l’emozione altrettanto grande: finalmente il mondo sapeva che la Basilicata esisteva ed è stato un motivo di grande orgoglio e vanto. Tra le tante iniziative organizzate in quel periodo, quella sicuramente che mi ha coinvolto di più è stata la mostra Terrae Motus. Geografie e storie dell’Italia fragile ideata e curata dal giornalista Antonio Di Giacomo.

Paganica, frazione de L’Aquila (dicembre 2018). © Giuseppe Carotenuto
Un estratto:
La mostra Terrae Motus. Geografie e storie dell’Italia fragile ospitata a Palazzo Acito di Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, è un racconto delle conseguenze di cinquant’anni di terremoti e disastri naturali in Italia, nato dal progetto Stato delle Cose, osservatorio permanente di fotografia sociale e documentaria. Si compone di 124 immagini in grande formato di 50 fotografi singoli e collettivi*. Parte delle fotografie sono il risultato di un’ open call indetta nel 2018 per rappresentare lo stato delle cose attuale nei territori feriti dai terremoti (Belice, Irpinia e Basilicata, Puglia e Molise, Centro Italia ed Emilia) e altri disastri naturali come come le alluvioni di Roghudi e le tempeste su Asiago nel 2018.
2021 | Tra passato e futuro, tra delusioni e sogni: Willie Doherty in mostra a Modena
L’Irlanda è un’altra mia grande passione nata al tirocinio che ho svolto nel 2015 e alimentata dalla curiosità di scoprire la storia, la cultura e ovviamente la fotografia. Visitare la mostra qui in Italia, esattamente a Modena, di uno dei più grandi autori dell’arte contemporanea irlandese mi ha dato una gioia immensa anche se non è stato facilissimo perché eravamo ancora in periodo covid e le mostre aprivano e chiudevano in base all’evolversi della situazione.

© Willie Doherty
Un breve estratto dell’articolo:
Quando decisi di partire per Dublino nel 2015 non avevo ben chiara quale fosse la sua storia, il suo confine e le sue battaglie. Lì ho imparato a conoscere l’Irlanda e, una volta tornata a Bologna, sentivo che quell’incertezza meteorologica era diventata anche mia, una metafora di vita insomma.
Ho iniziato a documentarmi sulla fotografia irlandese scoprendo anche la complessità del suo passato, come il conflitto nordirlandese. Tanti sono i fotografi che hanno approfondito questa tematica ma non sapevo dei lavori di Willie Doherty. Non potevo non essere entusiasta nel leggere la notizia di una sua mostra presso la Fondazione Arti Visive di Modena, dove avevo studiato.
2022 | Varco Appennino di Simone Donati
Non mi stancherò mai di dire che il libro di Simone Donati ha rappresentato una spinta importante se non la principale, per la nuova vita di immaginaredalvero. Non smetterò mai nemmeno di ringraziarlo per essere sceso giù “dove non c’è niente” e avermi fatto vedere che invece la Basilicata e le aree interne appenniniche hanno un tesoro inestimabile: la purezza, la calma e la noia.

© Simone Donati
Un estratto:
Basilicata, Campania e Molise, sino al confine con l’Abruzzo sono le regioni toccate da Simone Donati nel suo viaggio nelle aree interne dell’Appennino. Qui Simone trova e indaga la complessità e le contraddizioni di zone d’Italia in cui “non c’è niente”, affermazione che l’autore si è sentito dire spesso dagli abitanti del piccoli borghi visitati. È anche una frase che io stesso dicevo e dico a chi voleva venire in Basilicata, dove sono nata e cresciuta, mi chiedevo quale poteva essere la motivazione. Tutto è così tranquillo e il tempo sempre fermarsi ma forse è questo che lo rende speciale, la sua semplicità fortemente radicata in una quotidianità intima. Dove cresci spesso sperando di andartene via il prima possibile e realizzare i tuoi sogni, dove vedi i paesi spopolarsi e gli edifici rimasti incompleti e abbandonati.
Dopo la fotografia veloce di Hotel Immagine a documentare la fede nelle sue mille sfaccettature, religiosa, sportiva e politica, Simone Donati decide di rallentare l’approccio. La lentezza ha le forme arricciate dell’Appennino Meridionale che l’autore ha deciso di percorrere dal 2016 al 2020. Ne è nato Varco Appennino, edito da Witty Books. Le fotografie di paesaggio si alternano a ritratti di persone che sono rimaste e lavorano “giù”.
2023 | Ricominciare dalla Basilicata
Eccoci arrivati alla fine, o meglio al nuovo inizio della vita di immaginaredalvero. Dopo un anno e mezzo di stop, durante il quale ho pensato di chiudere il blog, ho deciso di ripartire da casa e dedicare il blog alla scoperta, mia e spero anche vostra, della storia della fotografia in Basilicata o meglio dell’immagine che attraverso la fotografia ne è scaturita.

© Immaginaredalvero
Un estratto:
Don’t Dream It’s Over (“non sognare sia finita”) cantavano i Crowded House nel 1986 e ascoltarla un anno fa ha assunto un valore particolare, un incoraggiamento a continuare a scrivere e non chiudere il blog dopo 9 anni. Ebbene sì, confesso di averlo pensato poiché dopo il 22 giugno 2022, data del mio ultimo articolo, non ho pubblicato contenuti. Mi sono fermata perché quello che stavo facendo e il come non mi dava più gioia né soddisfazione: a chi mi stavo rivolgendo? Qual era lo scopo dei miei articoli? Qual era il messaggio che volevo condividere? Sentivo che non stavo andando da nessuna parte, avevo perso la bussola. Da qui il pensiero di mollare tutto ma abbandonare immaginaredalvero mi intristiva ancora di più e ho iniziato quindi a riflettere su cosa sentivo l’urgenza di raccontare.